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Le Fonti Francescane
REGOLA
NON BOLLATA
[1] Questa è la prima Regola che il beato Francesco compose, e il signor
papa Innocenzo gli confermò senza bolla.
PROLOGO
[2] Nel nome
del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo! Questa è la vita del Vangelo di
Gesù Cristo, che frate Francesco chiese che dal signor papa Innocenzo gli fosse
concessa e confermata. Ed egli la concesse e la confermò per lui e per i suoi
frati presenti e futuri.
[3] Frate Francesco e chiunque sarà a capo di questa Religione, prometta
obbedienza e reverenza al signor papa Innocenzo e ai suoi successori.
E
tutti gli altri frati siano tenuti ad obbedire a frate Francesco e ai suoi
successori.
CAPITOLO
I
CHE
I FRATI VIVANO IN OBBEDIENZA, IN CASTITA'
E
SENZA NULLA Dl PROPRIO
[4] La regola e vita dei frati è questa, cioè vivere in obbedienza, in
castità e senza nulla di proprio, e seguire la dottrina e l'esempio del Signore
nostro Gesù Cristo, il quale dice: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi
tutto quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e poi vieni
e seguimi", e: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi
se stesso, prenda la sua croce e mi segua"; e ancora: "Se
qualcuno vuole venire a me e non odia il padre, la madre, la moglie e i figli,
i fratelli e le sorelle e anche la sua vita stessa non può essere mio
discepolo". E: "Chiunque avrà lasciato il padre o la madre, i
fratelli o le sorelle, la moglie o i figli, le case o i campi per amore mio,
riceverà il centuplo e possederà la vita eterna".
CAPITOLO
II
DELL'ACCETTAZIONE
E DELLE VESTI DEI FRATI
[5] Se
qualcuno, per divina ispirazione, volendo scegliere questa vita, verrà dai
nostri frati, sia da essi benignamente accolto.
E se sarà
deciso nell'accettare la nostra vita, si guardino bene i frati
dall'intromettersi nei suoi affari temporali, ma, quanto prima possono, lo
presentino al loro ministro.
Il
ministro poi lo riceva con bontà e lo conforti e diligentemente gli esponga il
tenore della nostra vita. Dopo di che, il predetto, se vuole e lo può
spiritualmente, senza impedimento, venda tutte le cose sue e procuri di
distribuire tutto ai poveri.
[6] Si guardino i frati e il ministro dei frati dall'intromettersi in alcun
modo nei suoi affari, né accettino denaro né direttamente né per interposta
persona. Se tuttavia fossero nel bisogno, possono i frati ricevere le altre
cose necessarie al corpo, ma non denaro, come gli altri poveri, per ragione
della necessità.
[7] E quando sarà ritornato, il ministro gli conceda i panni della prova,
per un anno, e cioè due tonache senza cappuccio e il cingolo e i calzoni e il
capperone fino al cingolo. Finito l'anno e il periodo della prova, sia ricevuto
all'obbedienza. Dopo di che non potrà passare ad altra Religione, né andar
vagando fuori dell'obbedienza, secondo la prescrizione del signor Papa, e
secondo il Vangelo, poiché nessuno che mette mano all'aratro e guarda
indietro è adatto al regno di Dio.
Se
però venisse qualcuno che non può dar via le cose sue senza impedimento, pur
desiderandolo spiritualmente, le abbandoni, e ciò è sufficiente.
Nessuno
sia ricevuto contro le norme e le prescrizioni della santa Chiesa.
[8] Gli altri frati poi che hanno promesso obbedienza, abbiano una sola
tonaca con il cappuccio e un'altra senza cappuccio, se sarà necessario, e il
cingolo e i calzoni.
E
tutti i frati portino vesti umili e sia loro concesso di rattopparle con stoffa
di sacco e di altre pezze con la benedizione di Dio, poiché dice il Signore nel
Vangelo: "Quelli che indossano abiti preziosi e vivono in mezzo alle
delizie e quelli che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re".
E anche se sono tacciati da ipocriti, tuttavia non cessino di fare il bene; né
cerchino vesti preziose in questo mondo perché possano avere una veste nel
regno dei cieli.
CAPITOLO
III
DEL
DIVINO UFFICIO E DEL DIGIUNO
[9] Dice il Signore: "Questa specie di demoni non si può scacciare
se non con la preghiera e col digiuno". E ancora: "Quando digiunate
non prendete un'aria melanconica come gli ipocriti".
[10] Perciò
tutti i frati, sia chierici sia laici, recitino il divino ufficio, le lodi e le
orazioni come sono tenuti a fare.
I
chierici recitino l'ufficio e lo dicano per i vivi e per i defunti, secondo la
consuetudine dei chierici. Per i difetti e le negligenze dei frati dicano, ogni
giorno, il Miserere mei, Deus con il Pater noster.
Per i
frati defunti dicano il De profundis con il Pater noster.
E
possano avere soltanto i libri necessari per adempiere al loro ufficio. Anche
ai laici che sanno leggere il salterio, sia concesso di averlo; agli altri,
invece, che non sanno leggere, non sia concesso di avere alcun libro.
[11] I
laici dicano il Credo in Dio e ventiquattro Pater noster con il Gloria
al Padre per il mattutino, cinque per le lodi, per l'ora di prima il Credo
in Dio e sette Pater noster, con il Gloria al Padre; per terza,
sesta e nona, per ciascuna di esse, sette Pater noster; per il vespro
dodici, per compieta il Credo in Dio e sette Pater noster con il Gloria
al Padre; per i defunti sette Pater noster con il Requiem
aeternam; e per le mancanze e le negligenze dei frati tre Pater noster ogni
giorno.
[12] E
similmente, tutti i frati digiunino dalla festa di Tutti i Santi fino al Natale
e dalla Epifania, quando il Signore nostro Gesù Cristo incominciò a digiunare,
fino alla Pasqua. Negli altri tempi poi, eccetto il venerdì, non siano tenuti a
digiunare secondo questa norma di vita. E secondo il Vangelo, sia loro lecito mangiare
di tutti i cibi che vengono loro presentati.
CAPITOLO
IV
DEI
RAPPORTI TRA I MINISTRI E GLI ALTRI FRATI
[13] Nel
nome del Signore! Tutti i frati, che sono costituiti ministri e servi degli
altri frati, distribuiscano nelle province e nei luoghi in cui saranno, i loro
frati, e spesso li visitino e spiritualmente li esortino e li confortino. E
tutti gli altri miei frati benedetti diligentemente obbediscano loro in quelle
cose che riguardano la salute dell'anima e non sono contrarie alla nostra vita.
E si comportino tra loro come dice il Signore: "Tutto quanto desiderate
che gli uomini facciano a voi, fatelo voi pure a loro" e ancora: "Ciò
che tu non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri".
[14] E
si ricordino i ministri e servi che il Signore dice: "Non sono venuto per
essere servito, ma per servire"; e che a loro è stata affidata la cura
delle anime dei frati, perciò se qualcuno di essi si perdesse per loro colpa e
cattivo esempio, nel giorno del giudizio dovranno rendere ragione
davanti al Signore [nostro] Gesù Cristo.
CAPITOLO
V
DELLA
CORREZIONE DEI FRATI NELLE LORO MANCANZE
[15] Custodite,
perciò, le vostre anime e quelle dei vostri fratelli, perché è terribile
cadere nelle mani del Dio vivente. Se poi qualcuno dei ministri comandasse
a un frate, qualcosa contro la nostra vita o contro la sua anima, il frate non
sia tenuto ad obbedirgli, poiché non è obbedienza quella in cui si commette
delitto o peccato.
[16] Tuttavia,
tutti i frati che sono sottoposti ai ministri e servi, considerino con
ponderazione e diligenza le azioni dei loro ministri e servi. E se vedranno che
qualcuno di essi vive secondo la carne e non secondo lo spirito, quale è
richiesto dalla rettitudine della nostra vita, dopo la terza ammonizione, se
non si sarà emendato, lo notifichino al ministro e servo di tutta la Fraternità
nel Capitolo di Pentecoste, senza che nulla lo impedisca.
[17] Se
poi tra i frati, ovunque siano, ci fosse qualche frate che volesse camminare
secondo la carne e non secondo lo spirito, i frati, con i quali si trova, lo
ammoniscano, lo istruiscano e lo correggano con umiltà e diligenza. Che se,
dopo la terza ammonizione, quegli non avrà voluto emendarsi, Io mandino oppure
ne riferiscano al ministro e servo, e il ministro e servo lo tratti come gli
sembrerà meglio secondo Iddio.
[18] E
si guardino tutti i frati, sia i ministri e servi sia gli altri, dal turbarsi e
dall'adirarsi per il peccato o il male di un altro, perché il diavolo per la
colpa di uno vuole corrompere molti, ma spiritualmente, come meglio possono,
aiutino chi ha peccato, perché non quelli che stanno bene hanno bisogno del
medico, ma gli ammalati.
[19] Similmente,
tutti i frati non abbiano in questo alcun potere o dominio, soprattutto fra di
loro. Come dice infatti il Signore nel Vangelo: "I principi delle nazioni
le signoreggiano, e i grandi esercitano il potere su di esse; non cosi sarà
tra i frati; e chi tra loro vorrà essere maggiore, sia il loro ministro
e servo; e chi tra di essi è maggiore, si faccia come il minore".
[20] Nessun
frate faccia del male o dica del male a un altro anzi per carità di spirito
volentieri si servano e si obbediscano vicendevolmente.
E
questa è la vera e santa obbedienza del Signore nostro Gesù Cristo.
[21] E tutti i frati, ogni volta che si allontaneranno
dai comandamenti del Signore e andranno vagando fuori dell'obbedienza, come
dice il profeta, sappiano che essi sono maledetti fuori dall'obbedienza, fino a
quando rimarranno consapevolmente in tale peccato.
Se
invece avranno perseverato nei comandamenti del Signore, che hanno promesso di
osservare seguendo il santo Vangelo e la loro forma di vita, sappiano che sono
nella vera obbedienza, e siano benedetti dal Signore.
CAPITOLO
Vl
DEL
RICORSO DEI FRATI Al LORO MINISTRI
E
CHE NESSUN FRATE SIA CHIAMATO PRIORE
[22] I frati, in
qualunque luogo sono, se non possono osservare la nostra vita, quanto prima
possono, ricorrano al loro ministro e glielo manifestino. Il ministro poi
procuri di provvedere ad essi, così come egli stesso vorrebbe si facesse per
lui, se si trovasse in un caso simile.
[23] E
nessuno sia chiamato priore, ma tutti siano chiamati semplicemente frati
minori. E l'uno lavi i piedi all'altro.
CAPITOLO
Vll
DEL
MODO Dl SERVIRE E Dl LAVORARE
[24] Tutti
i frati, in qualunque luogo si trovino presso altri per servire o per lavorare,
non facciano né gli amministratori né i cancellieri, né presiedano nelle case
in cui prestano servizio; né accettino alcun ufficio che generi scandalo o che porti
danno alla loro anima; ma siano minori e sottomessi a tutti coloro che sono
in quella stessa casa.
E i
frati che sanno lavorare, Iavorino ed esercitino quel mestiere che già
conoscono, se non sarà contrario alla salute dell'anima e può essere esercitato
onestamente.
Infatti
dice il profeta: "Mangerai il frutto del tuo lavoro; beato sei e
t'andrà bene"; e l'Apostolo: "Chi non vuol lavorare, non
mangi"; e: "Ciascuno rimanga in quel mestiere e in quella
professione cui fu chiamato". E per il lavoro prestato possano
ricevere tutto il necessario, eccetto il denaro.
E
quando sarà necessario, vadano per l'elemosina come gli altri poveri.
[25] E
possano avere gli arnesi e gli strumenti adatti ai loro mestieri.
Tutti
i frati cerchino di applicarsi alle opere buone; poiché sta scritto: Fa' sempre qualche cosa di
buono affinché il diavolo ti trovi occupato, e ancora: L'ozio è il
nemico dell'anima. Perciò i servi di Dio devono sempre dedicarsi alla
preghiera o a qualche opera buona.
[26] Si
guardino i frati, ovunque saranno, negli eremi o in altri luoghi, di non appropriarsi
di alcun luogo e di non contenderlo ad alcuno.
E
chiunque verrà da essi, amico o nemico, ladro o brigante, sia ricevuto con
bontà. E ovunque sono i frati e in qualunque luogo si incontreranno, debbano
rivedersi volentieri e con gioia di spirito e onorarsi scambievolmente senza
mormorazione.
[27] E
si guardino i frati dal mostrarsi tristi all'esterno e oscuri in faccia
come gli ipocriti , ma si mostrino lieti nel Signore e giocondi e
garbatamente amabili.
CAPITOLO
Vlll
CHE
I FRATI NON RICEVANO DENARO
[28] Il Signore
comanda nel Vangelo: "Attenzione, guardatevi da ogni malizia e avarizia";
e: "Guardatevi dalle preoccupazioni di questo mondo e dalle cure
di questa vita". Perciò, nessun frate, ovunque sia e dovunque vada, in
nessun modo prenda con sé o riceva da altri o permetta che sia ricevuta pecunia
o denaro, né col pretesto di acquistare vesti o libri, né per compenso di alcun
lavoro, insomma per nessuna ragione, se non per una manifesta necessità dei
frati infermi; poiché non dobbiamo avere né attribuire alla pecunia e al denaro
maggiore utilità che ai sassi.
E il
diavolo vuole accecare quelli che li desiderano e li stimano più dei sassi.
Badiamo, dunque, noi che abbiamo lasciato tutto, di non perdere, per sì poca
cosa, il regno dei cieli.
E se
troveremo in qualche luogo del denaro, non curiamocene, come della polvere che
si calpesta, poiché è vanità delle vanità e tutto è vanità.
E se
per caso, Dio non voglia, capitasse che un frate raccogliesse o avesse della
pecunia o del denaro, eccettuato soltanto per la predetta necessità relativa
agli infermi, tutti noi frati riteniamolo un falso frate e apostata e un ladro
e un brigante, e un ricettatore di borse, a meno che non se ne penta
sinceramente.
E in
nessun modo i frati accettino né permettano di accettare, né cerchino, né
facciano cercare pecunia per elemosina, né soldi per qualche casa o luogo, né
si accompagnino con persona che vada in cerca di pecunia o di denaro per tali
luoghi. Altri servizi invece, che non sono contrari alla nostra forma di vita,
i frati li possono fare nei luoghi con la benedizione di Dio.
Tuttavia,
i frati, per una evidente necessità dei lebbrosi, possono chiedere l'elemosina
per essi.
Si
guardino però molto dalla pecunia. Similmente, tutti i frati si guardino di non
andare in giro per alcun turpe guadagno.
CAPITOLO
IX
DEL
CHIEDERE L'ELEMOSINA
[29] Tutti i
frati si impegnino a seguire l'umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù
Cristo, e si ricordino che nient'altro ci è consentito di avere, di tutto il mondo,
come dice l'apostolo, se non il cibo e le vesti, e di questi ci dobbiamo
accontentare.
[30] E
devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra
poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada.
[31] E
quando sarà necessario, vadano per l'elemosina.
E non
si vergognino, ma si ricordino piuttosto che il Signor nostro Gesù Cristo, Figlio
del Dio vivo , onnipotente, rese la sua faccia come pietra
durissima, né si vergognò; e fu povero e ospite, e visse di elemosine lui e
la beata Vergine e i suoi discepoli E quando gli uomini facessero loro vergogna
e non volessero dare loro l'elemosina, ne ringrazino Iddio, poiché per tali
umiliazioni riceveranno grande onore presso il tribunale del Signore nostro Gesù
Cristo.
E
sappiano che l'umiliazione è imputata non a coloro che la ricevono ma a coloro
che la fanno.
E
l'elemosina è l'eredità e la giustizia dovuta ai poveri; l'ha acquistata per
noi il Signor nostro Gesù Cristo. E i frati che lavorano per acquistarla
avranno grande ricompensa e la fanno guadagnare e acquistare a quelli che la
donano; poiché tutte le cose che gli uomini lasceranno nel mondo, periranno, ma
della carità e delle elemosine che hanno fatto riceveranno il premio dal
Signore.
[32] E
con fiducia l'uno manifesti all'altro la propria necessità, perché l'altro gli
trovi le cose necessarie e gliele dia. E ciascuno ami e nutra il suo fratello,
come la madre ama e nutre il proprio figlio, in tutte quelle cose in cui Dio
gli darà grazia. E colui che non mangia non giudichi colui che mangia.
[33] E
ogniqualvolta sopravvenga la necessità, sia consentito a tutti i frati, ovunque
si trovino, di prendere tutti i cibi che gli uomini possono mangiare, così come
il Signore dice di David, il quale mangiò i pani dell'offerta che non era
permesso mangiare se non ai sacerdoti. E ricordino ciò che dice il Signore:
"Badate a voi che non vi capiti che i vostri cuori siano aggravati
dalla crapula e dall'ubriachezza e dalle preoccupazioni di questa vita e che
quel giorno piombi su di voi all'improvviso, poiché cadrà come un laccio su
tutti coloro che abitano sulla faccia della terra". Similmente,
ancora, in tempo di manifesta necessità tutti i frati provvedano per le cose
loro necessarie cosi come il Signore darà loro la grazia, poiché la
necessità non ha legge.
CAPITOLO
X
DEI
FRATI INFERMI
[34] Se un
frate cadrà ammalato, ovunque si trovi, gli altri frati non lo lascino senza
avere prima incaricato un frate, o più se sarà necessario, che lo servano come
vorrebbero essere serviti essi stessi; però in caso di estrema necessità,
lo possono affidare a qualche persona che debba assisterlo nella sua infermità.
[35] E
prego il frate infermo di rendere grazie di tutto al Creatore; e che quale lo
vuole il Signore, tale desideri di essere, sano o malato, poiché tutti coloro
che Dio ha preordinato alla vita eterna, li educa con i richiami
stimolanti dei flagelli e delle infermità e con lo spirito di compunzione,
così come dice il Signore: "lo quelli che amo, li correggo e li castigo".
Se
invece si turberà e si adirerà contro Dio e contro i frati, ovvero chiederà con
insistenza medicine, desiderando troppo di liberare la carne che presto dovrà
morire, e che è nemica dell'anima, questo gli viene dal maligno ed egli è uomo
carnale, e non sembra essere un frate, poiché ama più il corpo che l'anima.
CAPITOLO
Xl
CHE
I FRATI NON FACCIANO INGIURIA NÉ DETRAZIONE,
MA
Sl AMINO SCAMBIEVOLMENTE
[36] E tutti i
frati si guardino dal calunniare alcuno, e evitino le dispute di parole,
anzi cerchino di conservare il silenzio, se Dio darà loro questa grazia. E non
litighino tra loro, né con gli altri, ma procurino di rispondere con umiltà,
dicendo: Sono servo inutile.
[37] E
non si adirino, perché chiunque si adira col suo fratello, sarà condannato
al giudizio; chi avrà detto al suo fratello "raca", sarà condannato
nel Sinedrio; chi gli avrà detto "pazzo", sarà condannato al fuoco
della Geenna. E si amino scambievolmente, come dice il Signore: "Questo
è il mio comandamento: che vi amiate scambievolmente come io ho amato
voi". E mostrino con le opere l'amore che hanno fra di loro,
come dice l'apostolo: "Non amiamo a parola né con la lingua, ma con le
opere e in verità". E non oltraggino nessuno; non mormorino,
non calunnino gli altri, poiché è scritto: "i sussurroni e i detrattori
sono in odio a Dio". E siano modesti, mostrando ogni mansuetudine
verso tutti gli uomini. Non giudichino, non condannino; e come dice il
Signore, non guardino ai più piccoli peccati degli altri, ma pensino
piuttosto ai loro nell'amarezza della loro anima.
E
si sforzino di entrare per la porta stretta, poiché dice il Signore: "Angusta èla porta e stretta la via che
conduce alla vita; e sono pochi quelli che la trovano".
CAPITOLO
Xll
DEGLI
SGUARDI IMPURI E DELLA COMPAGNIA DELLE DONNE
[38] 1 Tutti i
frati, ovunque siano o vadano, evitino gli sguardi impuri e la compagnia delle
donne. 2 E nessuno si trattenga in consigli né cammini solo per la strada né
mangi alla mensa in unico piatto con esse.
3 I
sacerdoti parlino con loro onestamente quando amministrano la penitenza o per
qualche consiglio spirituale.
4 E
nessuna donna in maniera assoluta sia ricevuta all'obbedienza da alcun frate,
ma una volta datole il consiglio spirituale, essa faccia vita di penitenza dove
vorrà. 5 E tutti dobbiamo vigilare molto su noi stessi e dobbiamo mantenere le
nostre membra pure, poiché dice il Signore: "Chiunque avrà guardato una
donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei, nel suo cuore".
E l'apostolo: "Non sapete che le vostre membra sono tempio dello
Spirito Santo?; perciò, se uno violerà il tempio di Dio, Dio distruggerà
lui".
CAPITOLO
Xlll
DELL'EVITARE
LA FORNICAZIONE
[39] Se un
frate, per istigazione del diavolo, dovesse fornicare, sia spogliato dell'abito,
che per il turpe peccato ha perduto il diritto di portare, e lo deponga del
tutto, e sia espulso totalmente dalla nostra Religione. E dopo faccia penitenza
dei peccati.
CAPITOLO
XIV
COME
I FRATI DEVONO ANDARE PER IL MONDO
[40] Quando i
frati vanno per il mondo, non portino niente per il viaggio, né sacco, né
bisaccia, né pane, né pecunia, né bastone. E in qualunque casa
entreranno dicano prima: Pace a questa casa. E dimorando in quella casa
mangino e bevano quello che ci sarà presso di loro. Non resistano al
malvagio; ma se uno li percuote su una guancia, gli offrano l'altra. E se
uno toglie loro il mantello, non gli impediscano di prendere anche la
tunica. Diano a chiunque chiede; e a chi toglie il loro, non lo
richiedano.
CAPITOLO
XV
CHE
I FRATI NON POSSEGGANO BESTIE, NE VADANO A CAVALLO
[41] Ordino a
tutti i miei frati sia chierici che laici, che vanno per il mondo o dimorano
nei luoghi, di non avere né presso di sé, né presso altri, né in nessun altro
modo, alcuna bestia.
E non
sia loro lecito andare a cavallo se non vi siano costretti da infermità o da
grande necessità.
CAPITOLO
XVI
Dl
COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI
[42] Dice il
Signore: "Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Siate dunque
prudenti come serpenti e semplici come colombe".
Perciò
qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il
permesso del suo ministro e servo.
Il
ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad
essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore, se in queste come in
altre cose avrà proceduto senza discrezione.
[43] I
frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in
mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti
ad ogni creatura umana per amore di Dio a e confessino di essere cristiani.
L'altro
modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio
perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore
di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si
facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo
non può entrare nel regno di Dio.
[44] Queste
ed altre cose che piaceranno al Signore, possono dire ad essi e ad altri;
poiché dice il Signore nel Vangelo: "Chi mi riconoscerà davanti agli
uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli"; e: "Chiunque
si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di
lui, quando tornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli".
[45] E
tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno
abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo. E per il suo amore
devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: "Colui
che perderà l'anima sua per causa mia la salverà per la vita eterna".
"Beati
quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno
dei cieli. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi". E: "Se poi vi perseguitano in una città
fuggite in un'altra. Beati sarete, quando gli uomini vi odieranno e vi
malediranno e vi perseguiteranno e vi bandiranno e vi insulteranno e il vostro
nome sarà proscritto come infame e falsamente diranno di voi ogni male per
causa mia; rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché grande è la
vostra ricompensa nei cieli. E io dico a voi, miei amici: non lasciatevi
spaventare da loro e non temete coloro che uccidono il corpo e dopo di
ciò non possono far niente di più .
Guardatevi
di non turbarvi. Con la vostra
pazienza infatti salverete le vostre anime . E chi persevererà sino alla fine,
questi sarà salvo".
CAPITOLO
XVII
DEI
PREDICATORI
[46] Nessun frate
predichi contro la forma e le prescrizioni della santa Chiesa e senza il
permesso del suo ministro. E il ministro si guardi dal concederlo senza
discernimento. Tutti i frati, tuttavia, predichino con le opere. E nessun
ministro o predicatore consideri sua proprietà il ministero dei frati o
l'ufficio della predicazione, ma in qualunque ora gli fosse ordinato, lasci,
senza alcuna contestazione, il suo incarico.
[47] Per
cui scongiuro, nella carità che è Dio, tutti i miei frati occupati nella
predicazione, nell'orazione, nel lavoro, sia chierici che laici, che cerchino
di umiliarsi in tutte le cose, di non gloriarsi, né godere tra sé, né esaltarsi
dentro di sé delle buone parole e delle opere anzi di nessun bene che Dio dice,
o fa o opera talora in loro e per mezzo di loro, secondo quello che dice il
Signore: "Non rallegratevi però in questo, perché vi stanno soggetti
gli spiriti".
[48] E
siamo fermamente convinti che non appartengono a noi se non i vizi e i peccati.
E dobbiamo anzi godere quando siamo esposti a diverse prove, e quando
sosteniamo qualsiasi angustia o afflizione di anima o di corpo in questo mondo
in vista della vita eterna. Quindi tutti noi frati guardiamoci da ogni superbia
e vana gloria; e difendiamoci dalla sapienza di questo mondo e dalla prudenza
della carne . Lo spirito della carne, infatti, vuole e si preoccupa molto
di possedere parole, ma poco di attuarle, e cerca non la religiosità e la
santità interiore dello spirito, ma vuole e desidera avere una religiosità e
una santità che appaia al di fuori agli uomini.
È di
questi che il Signore dice: "In verità vi dico, hanno ricevuto la loro
ricompensa". Lo spirito del Signore invece vuole che la carne sia
mortificata e disprezzata, vile e abbietta, e ricerca l'umiltà e la pazienza e
la pura e semplice e vera pace dello spirito; e sempre desidera soprattutto il
divino timore e la divina sapienza e il divino amore del Padre e del Figlio e
dello Spirito Santo.
[49] E
restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti
i beni sono suoi e di tutti rendiamogli grazie, perché procedono tutti da Lui.
E lo stesso altissimo e sommo, solo vero Dio abbia, e gli siano resi ed Egli
stesso riceva tutti gli onori e la reverenza, tutte le lodi e tutte le
benedizioni, ogni rendimento di grazia e ogni gloria, poiché suo è ogni bene ed
Egli solo è buono.
E
quando vediamo o sentiamo maledire o fare del male o bestemmiare Dio, noi
benediciamo e facciamo del bene e lodiamo il Signore che è benedetto nei
secoli. Amen.
CAPITOLO
XVIII
COME
I MINISTRI DEVONO RADUNARSI INSIEME
[50] Ciascun
ministro possa riunirsi con i suoi frati, ogni anno, ovunque piaccia a loro,
nella festa di san Michele arcangelo, per trattare delle cose che riguardano
Dio. Ma tutti i ministri, quelli che sono nelle regioni d'oltremare e oltr'alpe
una volta ogni tre anni, e gli altri una volta all'anno, vengano al Capitolo
generale nella festa di Pentecoste, presso la chiesa di Santa Maria della
Porziuncola a meno che dal ministro e servo di tutta la fraternità non sia
stato ordinato diversamente.
CAPITOLO
XIX
CHE
I FRATI VIVANO CATTOLICAMENTE
[51] Tutti
i frati siano cattolici, vivano e parlino cattolicamente. Se qualcuno poi a
parole o a fatti si allontanerà dalla fede e dalla vita cattolica e non se ne
sarà emendato, sia espulso totalmente dalla nostra fraternità.
[52] E
riteniamo tutti i chierici e tutti i religiosi per padroni in quelle cose che
riguardano la salvezza dell'anima e che non deviano dalla nostra religione, e
veneriamone l'ordine sacro, l'ufficio e il ministero nel Signore.
CAPITOLO
XX
DELLA
PENITENZA E DELLA COMUNIONE
DEL
CORPO E DEL SANGUE DEL SIGNORE NOSTRO GESU' CRISTO
[53] I
frati miei benedetti, sia chierici che laici, confessino i loro peccati ai
sacerdoti della nostra Religione. E se non potranno, si confessino ad altri
sacerdoti prudenti e cattolici, fermamente convinti e consapevoli che da
qualsiasi sacerdote cattolico riceveranno la penitenza e l'assoluzione, saranno
senza dubbio assolti da quei peccati, se procureranno di osservare umilmente e
fedelmente la penitenza loro imposta.
Se
invece in quel momento non potranno avere un sacerdote, si confessino a un loro
fratello come dice l'apostolo Giacomo: "Confessate l’uno all’altro i
vostri peccati". Tuttavia per questo, non tralascino di ricorrere ai
sacerdoti poiché solo ai sacerdoti è concessa la potestà di legare e di
sciogliere.
[54] E
così contriti e confessati ricevano il corpo e il sangue del Signor nostro Gesù
Cristo, con grande umiltà e venerazione, ricordando le parole del Signore. "Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna", e ancora:
"Fate questo in memoria di me".
CAPITOLO
XXI
DELLA
ESORTAZIONE E DELLA LODE CHE POSSONO FARE TUTTI I FRATI
[55] E
questa o simile esortazione e lode tutti i miei frati, quando a loro piacerà,
possono annunciare ad ogni categoria di uomini, con la benedizione di Dio:
Temete
e onorate,
lodate
e benedite,
ringraziate e adorate
il
Signore Dio onnipotente
nella
Trinità e nell'Unità,
Padre
e Figlio e Spirito Santo,
creatore
di tutte le cose.
Fate
penitenza,
fate
frutti degni di penitenza,
perché
presto moriremo.
Date
e vi sarà dato,
Perdonate e vi sarà perdonato;
E se
non perdonerete agli uomini le loro offese,
il
Signore non vi perdonerà i vostri peccati.
Confessate tutti i vostri peccati.
Beati
coloro che muoiono nella penitenza,
poiché
saranno nel regno dei cieli.
Guai
a quelli che non muoiono nella penitenza,
poiché
saranno figli del diavolo
di
cui compiono le opere,
e
andranno nel fuoco eterno,
Guardatevi
e astenetevi da ogni male
e
perseverate nel bene fino alla fine.
CAPITOLO
XXII
AMMONIZIONE
Al FRATI
[56] O
frati tutti, riflettiamo attentamente che il Signore dice: "Amate i
vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano", poiché il
Signore nostro Gesù Cristo, di cui dobbiamo seguire le orme, chiamò amico
il suo traditore e si offrì spontaneamente ai suoi crocifissori. Sono, dunque,
nostri amici tutti coloro che ingiustamente ci infliggono tribolazioni e
angustie, ignominie e ingiurie, dolori e sofferenze, martirio e morte, e li
dobbiamo amare molto poiché, a motivo di ciò che essi ci infliggono, abbiamo la
vita eterna.
[57] E
dobbiamo avere in odio il nostro corpo con i suoi vizi e peccati, poiché quando
noi viviamo secondo la carne, il diavolo vuole toglierci l'amore del [Signore
nostro] Gesù Cristo e la vita eterna e vuole perdere se stesso con tutti
nell'inferno; poiché noi per colpa nostra siamo ignobili, miserevoli e contrari
al bene, pronti invece e volonterosi al male, perché, come dice il Signore nel
Vangelo: "Dal cuore procedono ed escono i cattivi pensieri, gli
adulteri, le fornicazioni, gli omicidi, i furti, la cupidigia, la cattiveria,
la frode, la impudicizia, l'invidia, le false testimonianze, la bestemmia, [la
superbia], la stoltezza, Tutte queste cose cattive procedono dal di
dentro del cuore dell'uomo, e sono queste cose che contaminano l'uomo".
Ora
invece, da che abbiamo abbandonato il mondo, non abbiamo da fare altro che
seguire la volontà del Signore e piacere unicamente a Lui.
[58] Guardiamoci bene dall'essere la terra lungo la strada, o la terra sassosa, o quella invasa dalle spine secondo quanto dice il Signore nel Vangelo: "Il seme è la parola di Dio. Quello che cadde lungo la strada e fu calpestato sono coloro che ascoltano la parola di Dio. e non la comprendono; e subito viene il diavolo e porta via quello che è stato seminato nei loro cuori, perché non credano e siano salvati. Quello poi che cadde nei luoghi sassosi, sono coloro che appena ascoltano la parola, subito la ricevono con gioia; ma quando sopraggiunge una tribolazione o una persecuzione a causa della parola, ne restano immediatamente scandalizzati; anche questi non hanno radice in sé, sono incostanti, perché credono per un certo tempo, ma nell'ora della tentazione vengono meno. Quello che cadde tra le spine, sono coloro che ascoltano la parola, ma le cure di questo mondo e la seduzione delle ricchezze e gli altri aff