PRAESEPIUM.COM         Un-official WebSite

 

Le Fonti Francescane

 

 

REGOLA NON BOLLATA

 

[1]           Questa è la prima Regola che il beato Francesco compose, e il signor papa Innocenzo gli confermò senza bolla.

PROLOGO

[2]           Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo! Questa è la vita del Vangelo di Gesù Cristo, che frate Francesco chiese che dal signor papa Innocenzo gli fosse concessa e confermata. Ed egli la concesse e la confermò per lui e per i suoi frati presenti e futuri.

[3]           Frate Francesco e chiunque sarà a capo di questa Religione, prometta obbedienza e reverenza al signor papa Innocenzo e ai suoi successori.

E tutti gli altri frati siano tenuti ad obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.

 

CAPITOLO I

CHE I FRATI VIVANO IN OBBEDIENZA, IN CASTITA'

E SENZA NULLA Dl PROPRIO

[4]           La regola e vita dei frati è questa, cioè vivere in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio, e seguire la dottrina e l'esempio del Signore nostro Gesù Cristo, il quale dice: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutto quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e poi vieni e seguimi", e: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua"; e ancora: "Se qualcuno vuole venire a me e non odia il padre, la madre, la moglie e i figli, i fratelli e le sorelle e anche la sua vita stessa non può essere mio discepolo". E: "Chiunque avrà lasciato il padre o la madre, i fratelli o le sorelle, la moglie o i figli, le case o i campi per amore mio, riceverà il centuplo e possederà la vita eterna".

 

CAPITOLO II

DELL'ACCETTAZIONE E DELLE VESTI DEI FRATI

[5]           Se qualcuno, per divina ispirazione, volendo scegliere questa vita, verrà dai nostri frati, sia da essi benignamente accolto.

E se sarà deciso nell'accettare la nostra vita, si guardino bene i frati dall'intromettersi nei suoi affari temporali, ma, quanto prima possono, lo presentino al loro ministro.

Il ministro poi lo riceva con bontà e lo conforti e diligentemente gli esponga il tenore della nostra vita. Dopo di che, il predetto, se vuole e lo può spiritualmente, senza impedimento, venda tutte le cose sue e procuri di distribuire tutto ai poveri.

[6]           Si guardino i frati e il ministro dei frati dall'intromettersi in alcun modo nei suoi affari, né accettino denaro né direttamente né per interposta persona. Se tuttavia fossero nel bisogno, possono i frati ricevere le altre cose necessarie al corpo, ma non denaro, come gli altri poveri, per ragione della necessità.

[7]           E quando sarà ritornato, il ministro gli conceda i panni della prova, per un anno, e cioè due tonache senza cappuccio e il cingolo e i calzoni e il capperone fino al cingolo. Finito l'anno e il periodo della prova, sia ricevuto all'obbedienza. Dopo di che non potrà passare ad altra Religione, né andar vagando fuori dell'obbedienza, secondo la prescrizione del signor Papa, e secondo il Vangelo, poiché nessuno che mette mano all'aratro e guarda indietro è adatto al regno di Dio.

Se però venisse qualcuno che non può dar via le cose sue senza impedimento, pur desiderandolo spiritualmente, le abbandoni, e ciò è sufficiente.

Nessuno sia ricevuto contro le norme e le prescrizioni della santa Chiesa.

[8]           Gli altri frati poi che hanno promesso obbedienza, abbiano una sola tonaca con il cappuccio e un'altra senza cappuccio, se sarà necessario, e il cingolo e i calzoni.

E tutti i frati portino vesti umili e sia loro concesso di rattopparle con stoffa di sacco e di altre pezze con la benedizione di Dio, poiché dice il Signore nel Vangelo: "Quelli che indossano abiti preziosi e vivono in mezzo alle delizie e quelli che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re". E anche se sono tacciati da ipocriti, tuttavia non cessino di fare il bene; né cerchino vesti preziose in questo mondo perché possano avere una veste nel regno dei cieli.

 

CAPITOLO III

DEL DIVINO UFFICIO E DEL DIGIUNO

[9]           Dice il Signore: "Questa specie di demoni non si può scacciare se non con la preghiera e col digiuno". E ancora: "Quando digiunate non prendete un'aria melanconica come gli ipocriti".

[10]        Perciò tutti i frati, sia chierici sia laici, recitino il divino ufficio, le lodi e le orazioni come sono tenuti a fare.

I chierici recitino l'ufficio e lo dicano per i vivi e per i defunti, secondo la consuetudine dei chierici. Per i difetti e le negligenze dei frati dicano, ogni giorno, il Miserere mei, Deus con il Pater noster.

Per i frati defunti dicano il De profundis con il Pater noster.

E possano avere soltanto i libri necessari per adempiere al loro ufficio. Anche ai laici che sanno leggere il salterio, sia concesso di averlo; agli altri, invece, che non sanno leggere, non sia concesso di avere alcun libro.

[11]        I laici dicano il Credo in Dio e ventiquattro Pater noster con il Gloria al Padre per il mattutino, cinque per le lodi, per l'ora di prima il Credo in Dio e sette Pater noster, con il Gloria al Padre; per terza, sesta e nona, per ciascuna di esse, sette Pater noster; per il vespro dodici, per compieta il Credo in Dio e sette Pater noster con il Gloria al Padre; per i defunti sette Pater noster con il Requiem aeternam; e per le mancanze e le negligenze dei frati tre Pater noster ogni giorno.

[12]        E similmente, tutti i frati digiunino dalla festa di Tutti i Santi fino al Natale e dalla Epifania, quando il Signore nostro Gesù Cristo incominciò a digiunare, fino alla Pasqua. Negli altri tempi poi, eccetto il venerdì, non siano tenuti a digiunare secondo questa norma di vita. E secondo il Vangelo, sia loro lecito mangiare di tutti i cibi che vengono loro presentati.

 

CAPITOLO IV

DEI RAPPORTI TRA I MINISTRI E GLI ALTRI FRATI

[13]        Nel nome del Signore! Tutti i frati, che sono costituiti ministri e servi degli altri frati, distribuiscano nelle province e nei luoghi in cui saranno, i loro frati, e spesso li visitino e spiritualmente li esortino e li confortino. E tutti gli altri miei frati benedetti diligentemente obbediscano loro in quelle cose che riguardano la salute dell'anima e non sono contrarie alla nostra vita. E si comportino tra loro come dice il Signore: "Tutto quanto desiderate che gli uomini facciano a voi, fatelo voi pure a loro" e ancora: "Ciò che tu non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri".

[14]        E si ricordino i ministri e servi che il Signore dice: "Non sono venuto per essere servito, ma per servire"; e che a loro è stata affidata la cura delle anime dei frati, perciò se qualcuno di essi si perdesse per loro colpa e cattivo esempio, nel giorno del giudizio dovranno rendere ragione davanti al Signore [nostro] Gesù Cristo.

 

CAPITOLO V

DELLA CORREZIONE DEI FRATI NELLE LORO MANCANZE

[15]        Custodite, perciò, le vostre anime e quelle dei vostri fratelli, perché è terribile cadere nelle mani del Dio vivente. Se poi qualcuno dei ministri comandasse a un frate, qualcosa contro la nostra vita o contro la sua anima, il frate non sia tenuto ad obbedirgli, poiché non è obbedienza quella in cui si commette delitto o peccato.

[16]        Tuttavia, tutti i frati che sono sottoposti ai ministri e servi, considerino con ponderazione e diligenza le azioni dei loro ministri e servi. E se vedranno che qualcuno di essi vive secondo la carne e non secondo lo spirito, quale è richiesto dalla rettitudine della nostra vita, dopo la terza ammonizione, se non si sarà emendato, lo notifichino al ministro e servo di tutta la Fraternità nel Capitolo di Pentecoste, senza che nulla lo impedisca.

[17]        Se poi tra i frati, ovunque siano, ci fosse qualche frate che volesse camminare secondo la carne e non secondo lo spirito, i frati, con i quali si trova, lo ammoniscano, lo istruiscano e lo correggano con umiltà e diligenza. Che se, dopo la terza ammonizione, quegli non avrà voluto emendarsi, Io mandino oppure ne riferiscano al ministro e servo, e il ministro e servo lo tratti come gli sembrerà meglio secondo Iddio.

[18]        E si guardino tutti i frati, sia i ministri e servi sia gli altri, dal turbarsi e dall'adirarsi per il peccato o il male di un altro, perché il diavolo per la colpa di uno vuole corrompere molti, ma spiritualmente, come meglio possono, aiutino chi ha peccato, perché non quelli che stanno bene hanno bisogno del medico, ma gli ammalati.

[19]        Similmente, tutti i frati non abbiano in questo alcun potere o dominio, soprattutto fra di loro. Come dice infatti il Signore nel Vangelo: "I principi delle nazioni le signoreggiano, e i grandi esercitano il potere su di esse; non cosi sarà tra i frati; e chi tra loro vorrà essere maggiore, sia il loro ministro e servo; e chi tra di essi è maggiore, si faccia come il minore".

[20]        Nessun frate faccia del male o dica del male a un altro anzi per carità di spirito volentieri si servano e si obbediscano vicendevolmente.

E questa è la vera e santa obbedienza del Signore nostro Gesù Cristo.

[21] E tutti i frati, ogni volta che si allontaneranno dai comandamenti del Signore e andranno vagando fuori dell'obbedienza, come dice il profeta, sappiano che essi sono maledetti fuori dall'obbedienza, fino a quando rimarranno consapevolmente in tale peccato.

Se invece avranno perseverato nei comandamenti del Signore, che hanno promesso di osservare seguendo il santo Vangelo e la loro forma di vita, sappiano che sono nella vera obbedienza, e siano benedetti dal Signore.

 

CAPITOLO Vl

DEL RICORSO DEI FRATI Al LORO MINISTRI

E CHE NESSUN FRATE SIA CHIAMATO PRIORE

[22]        I frati, in qualunque luogo sono, se non possono osservare la nostra vita, quanto prima possono, ricorrano al loro ministro e glielo manifestino. Il ministro poi procuri di provvedere ad essi, così come egli stesso vorrebbe si facesse per lui, se si trovasse in un caso simile.

[23]        E nessuno sia chiamato priore, ma tutti siano chiamati semplicemente frati minori. E l'uno lavi i piedi all'altro.

 

CAPITOLO Vll

DEL MODO Dl SERVIRE E Dl LAVORARE

[24]        Tutti i frati, in qualunque luogo si trovino presso altri per servire o per lavorare, non facciano né gli amministratori né i cancellieri, né presiedano nelle case in cui prestano servizio; né accettino alcun ufficio che generi scandalo o che porti danno alla loro anima; ma siano minori e sottomessi a tutti coloro che sono in quella stessa casa.

E i frati che sanno lavorare, Iavorino ed esercitino quel mestiere che già conoscono, se non sarà contrario alla salute dell'anima e può essere esercitato onestamente.

Infatti dice il profeta: "Mangerai il frutto del tuo lavoro; beato sei e t'andrà bene"; e l'Apostolo: "Chi non vuol lavorare, non mangi"; e: "Ciascuno rimanga in quel mestiere e in quella professione cui fu chiamato". E per il lavoro prestato possano ricevere tutto il necessario, eccetto il denaro.

E quando sarà necessario, vadano per l'elemosina come gli altri poveri.

[25]        E possano avere gli arnesi e gli strumenti adatti ai loro mestieri.

Tutti i frati cerchino di applicarsi alle opere buone; poiché sta scritto: Fa' sempre qualche cosa di buono affinché il diavolo ti trovi occupato, e ancora: L'ozio è il nemico dell'anima. Perciò i servi di Dio devono sempre dedicarsi alla preghiera o a qualche opera buona.

[26]        Si guardino i frati, ovunque saranno, negli eremi o in altri luoghi, di non appropriarsi di alcun luogo e di non contenderlo ad alcuno.

E chiunque verrà da essi, amico o nemico, ladro o brigante, sia ricevuto con bontà. E ovunque sono i frati e in qualunque luogo si incontreranno, debbano rivedersi volentieri e con gioia di spirito e onorarsi scambievolmente senza mormorazione.

[27]        E si guardino i frati dal mostrarsi tristi all'esterno e oscuri in faccia come gli ipocriti , ma si mostrino lieti nel Signore e giocondi e garbatamente amabili.

 

CAPITOLO Vlll

CHE I FRATI NON RICEVANO DENARO

[28]        Il Signore comanda nel Vangelo: "Attenzione, guardatevi da ogni malizia e avarizia"; e: "Guardatevi dalle preoccupazioni di questo mondo e dalle cure di questa vita". Perciò, nessun frate, ovunque sia e dovunque vada, in nessun modo prenda con sé o riceva da altri o permetta che sia ricevuta pecunia o denaro, né col pretesto di acquistare vesti o libri, né per compenso di alcun lavoro, insomma per nessuna ragione, se non per una manifesta necessità dei frati infermi; poiché non dobbiamo avere né attribuire alla pecunia e al denaro maggiore utilità che ai sassi.

E il diavolo vuole accecare quelli che li desiderano e li stimano più dei sassi. Badiamo, dunque, noi che abbiamo lasciato tutto, di non perdere, per sì poca cosa, il regno dei cieli.

E se troveremo in qualche luogo del denaro, non curiamocene, come della polvere che si calpesta, poiché è vanità delle vanità e tutto è vanità.

E se per caso, Dio non voglia, capitasse che un frate raccogliesse o avesse della pecunia o del denaro, eccettuato soltanto per la predetta necessità relativa agli infermi, tutti noi frati riteniamolo un falso frate e apostata e un ladro e un brigante, e un ricettatore di borse, a meno che non se ne penta sinceramente.

E in nessun modo i frati accettino né permettano di accettare, né cerchino, né facciano cercare pecunia per elemosina, né soldi per qualche casa o luogo, né si accompagnino con persona che vada in cerca di pecunia o di denaro per tali luoghi. Altri servizi invece, che non sono contrari alla nostra forma di vita, i frati li possono fare nei luoghi con la benedizione di Dio.

Tuttavia, i frati, per una evidente necessità dei lebbrosi, possono chiedere l'elemosina per essi.

Si guardino però molto dalla pecunia. Similmente, tutti i frati si guardino di non andare in giro per alcun turpe guadagno.

 

CAPITOLO IX

DEL CHIEDERE L'ELEMOSINA

[29]        Tutti i frati si impegnino a seguire l'umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che nient'altro ci è consentito di avere, di tutto il mondo, come dice l'apostolo, se non il cibo e le vesti, e di questi ci dobbiamo accontentare.

[30]        E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada.

[31]        E quando sarà necessario, vadano per l'elemosina.

E non si vergognino, ma si ricordino piuttosto che il Signor nostro Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo , onnipotente, rese la sua faccia come pietra durissima, né si vergognò; e fu povero e ospite, e visse di elemosine lui e la beata Vergine e i suoi discepoli E quando gli uomini facessero loro vergogna e non volessero dare loro l'elemosina, ne ringrazino Iddio, poiché per tali umiliazioni riceveranno grande onore presso il tribunale del Signore nostro Gesù Cristo.

E sappiano che l'umiliazione è imputata non a coloro che la ricevono ma a coloro che la fanno.

E l'elemosina è l'eredità e la giustizia dovuta ai poveri; l'ha acquistata per noi il Signor nostro Gesù Cristo. E i frati che lavorano per acquistarla avranno grande ricompensa e la fanno guadagnare e acquistare a quelli che la donano; poiché tutte le cose che gli uomini lasceranno nel mondo, periranno, ma della carità e delle elemosine che hanno fatto riceveranno il premio dal Signore.

[32]        E con fiducia l'uno manifesti all'altro la propria necessità, perché l'altro gli trovi le cose necessarie e gliele dia. E ciascuno ami e nutra il suo fratello, come la madre ama e nutre il proprio figlio, in tutte quelle cose in cui Dio gli darà grazia. E colui che non mangia non giudichi colui che mangia.

[33]        E ogniqualvolta sopravvenga la necessità, sia consentito a tutti i frati, ovunque si trovino, di prendere tutti i cibi che gli uomini possono mangiare, così come il Signore dice di David, il quale mangiò i pani dell'offerta che non era permesso mangiare se non ai sacerdoti. E ricordino ciò che dice il Signore: "Badate a voi che non vi capiti che i vostri cuori siano aggravati dalla crapula e dall'ubriachezza e dalle preoccupazioni di questa vita e che quel giorno piombi su di voi all'improvviso, poiché cadrà come un laccio su tutti coloro che abitano sulla faccia della terra". Similmente, ancora, in tempo di manifesta necessità tutti i frati provvedano per le cose loro necessarie cosi come il Signore darà loro la grazia, poiché la necessità non ha legge.

 

CAPITOLO X

DEI FRATI INFERMI

[34]        Se un frate cadrà ammalato, ovunque si trovi, gli altri frati non lo lascino senza avere prima incaricato un frate, o più se sarà necessario, che lo servano come vorrebbero essere serviti essi stessi; però in caso di estrema necessità, lo possono affidare a qualche persona che debba assisterlo nella sua infermità.

[35]        E prego il frate infermo di rendere grazie di tutto al Creatore; e che quale lo vuole il Signore, tale desideri di essere, sano o malato, poiché tutti coloro che Dio ha preordinato alla vita eterna, li educa con i richiami stimolanti dei flagelli e delle infermità e con lo spirito di compunzione, così come dice il Signore: "lo quelli che amo, li correggo e li castigo".

Se invece si turberà e si adirerà contro Dio e contro i frati, ovvero chiederà con insistenza medicine, desiderando troppo di liberare la carne che presto dovrà morire, e che è nemica dell'anima, questo gli viene dal maligno ed egli è uomo carnale, e non sembra essere un frate, poiché ama più il corpo che l'anima.

 

CAPITOLO Xl

CHE I FRATI NON FACCIANO INGIURIA NÉ DETRAZIONE,

MA Sl AMINO SCAMBIEVOLMENTE

[36]        E tutti i frati si guardino dal calunniare alcuno, e evitino le dispute di parole, anzi cerchino di conservare il silenzio, se Dio darà loro questa grazia. E non litighino tra loro, né con gli altri, ma procurino di rispondere con umiltà, dicendo: Sono servo inutile.

[37]        E non si adirino, perché chiunque si adira col suo fratello, sarà condannato al giudizio; chi avrà detto al suo fratello "raca", sarà condannato nel Sinedrio; chi gli avrà detto "pazzo", sarà condannato al fuoco della Geenna. E si amino scambievolmente, come dice il Signore: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate scambievolmente come io ho amato voi". E mostrino con le opere l'amore che hanno fra di loro, come dice l'apostolo: "Non amiamo a parola né con la lingua, ma con le opere e in verità". E non oltraggino nessuno; non mormorino, non calunnino gli altri, poiché è scritto: "i sussurroni e i detrattori sono in odio a Dio". E siano modesti, mostrando ogni mansuetudine verso tutti gli uomini. Non giudichino, non condannino; e come dice il Signore, non guardino ai più piccoli peccati degli altri, ma pensino piuttosto ai loro nell'amarezza della loro anima.

E si sforzino di entrare per la porta stretta, poiché dice il Signore: "Angusta èla porta e stretta la via che conduce alla vita; e sono pochi quelli che la trovano".

 

CAPITOLO Xll

DEGLI SGUARDI IMPURI E DELLA COMPAGNIA DELLE DONNE

[38]        1 Tutti i frati, ovunque siano o vadano, evitino gli sguardi impuri e la compagnia delle donne. 2 E nessuno si trattenga in consigli né cammini solo per la strada né mangi alla mensa in unico piatto con esse.

3 I sacerdoti parlino con loro onestamente quando amministrano la penitenza o per qualche consiglio spirituale.

4 E nessuna donna in maniera assoluta sia ricevuta all'obbedienza da alcun frate, ma una volta datole il consiglio spirituale, essa faccia vita di penitenza dove vorrà. 5 E tutti dobbiamo vigilare molto su noi stessi e dobbiamo mantenere le nostre membra pure, poiché dice il Signore: "Chiunque avrà guardato una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei, nel suo cuore". E l'apostolo: "Non sapete che le vostre membra sono tempio dello Spirito Santo?; perciò, se uno violerà il tempio di Dio, Dio distruggerà lui".

 

CAPITOLO Xlll

DELL'EVITARE LA FORNICAZIONE

[39]        Se un frate, per istigazione del diavolo, dovesse fornicare, sia spogliato dell'abito, che per il turpe peccato ha perduto il diritto di portare, e lo deponga del tutto, e sia espulso totalmente dalla nostra Religione. E dopo faccia penitenza dei peccati.

 

CAPITOLO XIV

COME I FRATI DEVONO ANDARE PER IL MONDO

[40]        Quando i frati vanno per il mondo, non portino niente per il viaggio, né sacco, né bisaccia, né pane, né pecunia, né bastone. E in qualunque casa entreranno dicano prima: Pace a questa casa. E dimorando in quella casa mangino e bevano quello che ci sarà presso di loro. Non resistano al malvagio; ma se uno li percuote su una guancia, gli offrano l'altra. E se uno toglie loro il mantello, non gli impediscano di prendere anche la tunica. Diano a chiunque chiede; e a chi toglie il loro, non lo richiedano.

 

CAPITOLO XV

CHE I FRATI NON POSSEGGANO BESTIE, NE VADANO A CAVALLO

[41]        Ordino a tutti i miei frati sia chierici che laici, che vanno per il mondo o dimorano nei luoghi, di non avere né presso di sé, né presso altri, né in nessun altro modo, alcuna bestia.

E non sia loro lecito andare a cavallo se non vi siano costretti da infermità o da grande necessità.

 

CAPITOLO XVI

Dl COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI

[42]        Dice il Signore: "Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe".

Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo.

Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore, se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione.

[43]        I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio a e confessino di essere cristiani.

L'altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio.

[44]        Queste ed altre cose che piaceranno al Signore, possono dire ad essi e ad altri; poiché dice il Signore nel Vangelo: "Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli"; e: "Chiunque si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando tornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli".

[45]        E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo. E per il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: "Colui che perderà l'anima sua per causa mia la salverà per la vita eterna".

"Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi". E: "Se poi vi perseguitano in una città fuggite in un'altra. Beati sarete, quando gli uomini vi odieranno e vi malediranno e vi perseguiteranno e vi bandiranno e vi insulteranno e il vostro nome sarà proscritto come infame e falsamente diranno di voi ogni male per causa mia; rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. E io dico a voi, miei amici: non lasciatevi spaventare da loro e non temete coloro che uccidono il corpo e dopo di ciò non possono far niente di più .

Guardatevi di non turbarvi. Con la vostra pazienza infatti salverete le vostre anime . E chi persevererà sino alla fine, questi sarà salvo".

 

CAPITOLO XVII

DEI PREDICATORI

[46]        Nessun frate predichi contro la forma e le prescrizioni della santa Chiesa e senza il permesso del suo ministro. E il ministro si guardi dal concederlo senza discernimento. Tutti i frati, tuttavia, predichino con le opere. E nessun ministro o predicatore consideri sua proprietà il ministero dei frati o l'ufficio della predicazione, ma in qualunque ora gli fosse ordinato, lasci, senza alcuna contestazione, il suo incarico.

[47]        Per cui scongiuro, nella carità che è Dio, tutti i miei frati occupati nella predicazione, nell'orazione, nel lavoro, sia chierici che laici, che cerchino di umiliarsi in tutte le cose, di non gloriarsi, né godere tra sé, né esaltarsi dentro di sé delle buone parole e delle opere anzi di nessun bene che Dio dice, o fa o opera talora in loro e per mezzo di loro, secondo quello che dice il Signore: "Non rallegratevi però in questo, perché vi stanno soggetti gli spiriti".

[48]        E siamo fermamente convinti che non appartengono a noi se non i vizi e i peccati. E dobbiamo anzi godere quando siamo esposti a diverse prove, e quando sosteniamo qualsiasi angustia o afflizione di anima o di corpo in questo mondo in vista della vita eterna. Quindi tutti noi frati guardiamoci da ogni superbia e vana gloria; e difendiamoci dalla sapienza di questo mondo e dalla prudenza della carne . Lo spirito della carne, infatti, vuole e si preoccupa molto di possedere parole, ma poco di attuarle, e cerca non la religiosità e la santità interiore dello spirito, ma vuole e desidera avere una religiosità e una santità che appaia al di fuori agli uomini.

È di questi che il Signore dice: "In verità vi dico, hanno ricevuto la loro ricompensa". Lo spirito del Signore invece vuole che la carne sia mortificata e disprezzata, vile e abbietta, e ricerca l'umiltà e la pazienza e la pura e semplice e vera pace dello spirito; e sempre desidera soprattutto il divino timore e la divina sapienza e il divino amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

[49]        E restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamogli grazie, perché procedono tutti da Lui. E lo stesso altissimo e sommo, solo vero Dio abbia, e gli siano resi ed Egli stesso riceva tutti gli onori e la reverenza, tutte le lodi e tutte le benedizioni, ogni rendimento di grazia e ogni gloria, poiché suo è ogni bene ed Egli solo è buono.

E quando vediamo o sentiamo maledire o fare del male o bestemmiare Dio, noi benediciamo e facciamo del bene e lodiamo il Signore che è benedetto nei secoli. Amen.

 

CAPITOLO XVIII

COME I MINISTRI DEVONO RADUNARSI INSIEME

[50]        Ciascun ministro possa riunirsi con i suoi frati, ogni anno, ovunque piaccia a loro, nella festa di san Michele arcangelo, per trattare delle cose che riguardano Dio. Ma tutti i ministri, quelli che sono nelle regioni d'oltremare e oltr'alpe una volta ogni tre anni, e gli altri una volta all'anno, vengano al Capitolo generale nella festa di Pentecoste, presso la chiesa di Santa Maria della Porziuncola a meno che dal ministro e servo di tutta la fraternità non sia stato ordinato diversamente.

 

CAPITOLO XIX

CHE I FRATI VIVANO CATTOLICAMENTE

[51]        Tutti i frati siano cattolici, vivano e parlino cattolicamente. Se qualcuno poi a parole o a fatti si allontanerà dalla fede e dalla vita cattolica e non se ne sarà emendato, sia espulso totalmente dalla nostra fraternità.

[52]        E riteniamo tutti i chierici e tutti i religiosi per padroni in quelle cose che riguardano la salvezza dell'anima e che non deviano dalla nostra religione, e veneriamone l'ordine sacro, l'ufficio e il ministero nel Signore.

 

CAPITOLO XX

DELLA PENITENZA E DELLA COMUNIONE

DEL CORPO E DEL SANGUE DEL SIGNORE NOSTRO GESU' CRISTO

[53]        I frati miei benedetti, sia chierici che laici, confessino i loro peccati ai sacerdoti della nostra Religione. E se non potranno, si confessino ad altri sacerdoti prudenti e cattolici, fermamente convinti e consapevoli che da qualsiasi sacerdote cattolico riceveranno la penitenza e l'assoluzione, saranno senza dubbio assolti da quei peccati, se procureranno di osservare umilmente e fedelmente la penitenza loro imposta.

Se invece in quel momento non potranno avere un sacerdote, si confessino a un loro fratello come dice l'apostolo Giacomo: "Confessate l’uno all’altro i vostri peccati". Tuttavia per questo, non tralascino di ricorrere ai sacerdoti poiché solo ai sacerdoti è concessa la potestà di legare e di sciogliere.

[54]        E così contriti e confessati ricevano il corpo e il sangue del Signor nostro Gesù Cristo, con grande umiltà e venerazione, ricordando le parole del Signore. "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna", e ancora: "Fate questo in memoria di me".

 

CAPITOLO XXI

DELLA ESORTAZIONE E DELLA LODE CHE POSSONO FARE TUTTI I FRATI

[55]        E questa o simile esortazione e lode tutti i miei frati, quando a loro piacerà, possono annunciare ad ogni categoria di uomini, con la benedizione di Dio:

Temete e onorate,

lodate e benedite,

ringraziate e adorate

il Signore Dio onnipotente

nella Trinità e nell'Unità,

Padre e Figlio e Spirito Santo,

creatore di tutte le cose.

Fate penitenza,

fate frutti degni di penitenza,

perché presto moriremo.

Date e vi sarà dato,

Perdonate e vi sarà perdonato;

E se non perdonerete agli uomini le loro offese,

il Signore non vi perdonerà i vostri peccati.

Confessate tutti i vostri peccati.

Beati coloro che muoiono nella penitenza,

poiché saranno nel regno dei cieli.

Guai a quelli che non muoiono nella penitenza,

poiché saranno figli del diavolo

di cui compiono le opere,

e andranno nel fuoco eterno,

Guardatevi e astenetevi da ogni male

e perseverate nel bene fino alla fine.

 

CAPITOLO XXII

AMMONIZIONE Al FRATI

[56]        O frati tutti, riflettiamo attentamente che il Signore dice: "Amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano", poiché il Signore nostro Gesù Cristo, di cui dobbiamo seguire le orme, chiamò amico il suo traditore e si offrì spontaneamente ai suoi crocifissori. Sono, dunque, nostri amici tutti coloro che ingiustamente ci infliggono tribolazioni e angustie, ignominie e ingiurie, dolori e sofferenze, martirio e morte, e li dobbiamo amare molto poiché, a motivo di ciò che essi ci infliggono, abbiamo la vita eterna.

[57]        E dobbiamo avere in odio il nostro corpo con i suoi vizi e peccati, poiché quando noi viviamo secondo la carne, il diavolo vuole toglierci l'amore del [Signore nostro] Gesù Cristo e la vita eterna e vuole perdere se stesso con tutti nell'inferno; poiché noi per colpa nostra siamo ignobili, miserevoli e contrari al bene, pronti invece e volonterosi al male, perché, come dice il Signore nel Vangelo: "Dal cuore procedono ed escono i cattivi pensieri, gli adulteri, le fornicazioni, gli omicidi, i furti, la cupidigia, la cattiveria, la frode, la impudicizia, l'invidia, le false testimonianze, la bestemmia, [la superbia], la stoltezza, Tutte queste cose cattive procedono dal di dentro del cuore dell'uomo, e sono queste cose che contaminano l'uomo".

Ora invece, da che abbiamo abbandonato il mondo, non abbiamo da fare altro che seguire la volontà del Signore e piacere unicamente a Lui.

[58]        Guardiamoci bene dall'essere la terra lungo la strada, o la terra sassosa, o quella invasa dalle spine secondo quanto dice il Signore nel Vangelo: "Il seme è la parola di Dio. Quello che cadde lungo la strada e fu calpestato sono coloro che ascoltano la parola di Dio. e non la comprendono; e subito viene il diavolo e porta via quello che è stato seminato nei loro cuori, perché non credano e siano salvati. Quello poi che cadde nei luoghi sassosi, sono coloro che appena ascoltano la parola, subito la ricevono con gioia; ma quando sopraggiunge una tribolazione o una persecuzione a causa della parola, ne restano immediatamente scandalizzati; anche questi non hanno radice in sé, sono incostanti, perché credono per un certo tempo, ma nell'ora della tentazione vengono meno. Quello che cadde tra le spine, sono coloro che ascoltano la parola, ma le cure di questo mondo e la seduzione delle ricchezze e gli altri affetti disordinati entrano nel loro animo e soffocano la parola, sicché rimangono infruttuosi. Infine il seme affidato alla terra buona, sono coloro che, ascoltando la parola con buone, anzi ottime disposizioni, la intendono e la custodiscono e portano frutti con la perseveranza".

[59]        E perciò noi frati, così come dice il Signore, "lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti".

E guardiamoci bene dalla malizia e dall'astuzia di Satana, il quale vuole che l'uomo non abbia la sua mente e il cuore rivolti a Dio; e, circuendo il cuore dell'uomo con il pretesto di una ricompensa o di un aiuto, mira a togliere e a soffocare la parola e i precetti del Signore dalla memoria, e vuole accecare il cuore dell'uomo, attraverso gli affari e le preoccupazioni di questo mondo, e abitarvi, così come dice il Signore: "Quando lo spirito immondo è uscito da un uomo va per luoghi aridi e senz'acqua in cerca di riposo e non la trova; e allora dice: Tornerò nella mia casa da cui sono uscito. E quando vi arriva, la trova vuota, spazzata e adorna. Allora egli se ne va e prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui, poi entrano e vi prendono dimora, sicché l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima.

[60]        Perciò, tutti noi frati, stiamo bene in guardia, perché, sotto pretesto di ricompensa, di opera da fare e di un aiuto, non ci avvenga di perdere o di distogliere la nostra mente e il cuore dal Signore.

Ma, nella santa carità, che è Dio, prego tutti i frati, sia i ministri che gli altri, che, allontanato ogni impedimento e messa da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, in qualunque modo meglio possono, si impegnino a servire, amare, adorare e onorare il Signore Iddio, con cuore puro e con mente pura, ciò che egli stesso domanda sopra tutte le cose.

[61]        E sempre costruiamo in noi una casa e una dimora permanente a Lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, e che dice: "Vigilate dunque e pregate in ogni tempo, affinché possiate sfuggire tutti i mali che accadranno e stare davanti al Figlio dell'uomo. E quando vi mettete a pregare, dite: Padre nostro che sei nei cieli. E adoriamolo con cuore puro, poiché bisogna sempre pregare senza stancarsi mai; infatti il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e bisogna che quelli che lo adorano, lo adorino in spirito e verità". E a lui ricorriamo come al pastore e al vescovo delle anime nostre, il quale dice: "lo sono il buon Pastore, che pascolo le mie pecore e do la mia vita per le mie pecore". "Voi siete tutti fratelli. Non vogliate chiamare nessuno padre vostro sulla terra, perché uno solo è il vostro Padre, quello che è nei cieli. Né fatevi chiamare maestri, perché uno solo è il vostro maestro, che è nei cieli, [Cristo]". "Se rimarrete in me e rimarranno in voi le mie parole, domanderete quel che vorrete e vi sarà fatto. Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, ci sono io in mezzo a loro. Ecco, io sono con voi fino alla fine dei secoli. Le parole che vi ho detto sono spirito e vita . lo sono la via, la verità e la vita".

[62]        Manteniamoci dunque fedeli alle parole, alla vita, alla dottrina e al santo Vangelo di colui che si è degnato pregare per noi il Padre suo e manifestarci il nome di lui, dicendo: "Padre, glorifìca il tuo nome" e: "Glorifica il Figlio tuo perché il Figlio tuo glorifichi te". "Padre, ho manifestato il tuo nome agli uomini, che mi hai dato, perché le parole che tu hai dato a me, io le diedi loro; ed essi le hanno accolte e hanno riconosciuto che io sono uscito da te ed hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che mi hai dato, perché sono tuoi, e tutto ciò che è mio è tuo. Padre santo, custodisci nel Nome tuo coloro che mi hai dato, affinché siano una cosa sola come noi. Questo io dico nel mondo, affinché abbiano la gioia in se stessi. Io ho comunicato loro la tua parola, e il mondo li ha odiati perché non sono del mondo, come non sono del mondo io. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li guardi dal male. Rendili gloriosi nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo. E per loro io santifico me stesso, affinché anche loro siano santificali nella verità. Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che crederanno in me, per la loro parola, affinché siano perfetti nell'unità, e il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato me. Ed io renderò noto a loro il tuo Nome, affinché l'amore col quale tu hai amato me sia in loro ed io in loro.

Padre, quelli che mi hai dato, voglio che dove io sono siano anch'essi con me, perché contemplino la tua gloria nel tuo regno". Amen.

 

CAPITOLO XXIII

PREGHIERA E RENDIMENTO Dl GRAZIE

[63]        Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, Padre santo e giusto, Signore Re del cielo e della terra, per te stesso ti rendiamo grazie, perché per la tua santa volontà e per l'unico tuo Figlio con lo Spirito Santo hai creato tutte le cose spirituali e corporali, e noi fatti a tua immagine e somiglianza hai posto in Paradiso. E noi per colpa nostra siamo caduti.

[64]        E ti rendiamo grazie, perché come tu ci hai creato per mezzo del tuo Figlio, cosi per il santo tuo amore, col quale ci hai amato, hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria, e, per la croce, il sangue e la morte di Lui ci hai voluti redimere dalla schiavitù.

[65]        E ti rendiamo grazie, perché lo stesso tuo Figlio ritornerà nella gloria della sua maestà per destinare i reprobi, che non fecero penitenza e non ti conobbero, al fuoco eterno, e per dire a tutti coloro che ti conobbero e ti adorarono e ti servirono nella penitenza: Venite, benedetti dal Padre mio, entrate in possesso del regno, che vi è stato preparato fin dalle origini del mondo.

[66]        E poiché tutti noi miseri e peccatori, non siamo degni di nominarti, supplici preghiamo che il Signore nostro Gesù Cristo Figlio tuo diletto, nel quale ti sei compiaciuto, insieme con lo Spirito Santo Paraclito ti renda grazie così come a te e a lui piace, per ogni cosa, Lui che ti basta sempre in tutto e per il quale a noi hai fatto cose tanto grandi. Alleluia.

[67]        E per il tuo amore supplichiamo umilmente la gloriosa e beatissima Madre sempre vergine Maria, i beati Michele, Gabriele e Raffaele e tutti i cori degli spiriti celesti: serafini, cherubini, troni, dominazioni, principati, potestà, virtù, angeli, arcangeli; il beato Giovanni Battista, Giovanni evangelista, Pietro, Paolo, e i beati Patriarchi, i profeti, i santi innocenti, gli apostoli, gli evangelisti, i discepoli, i martiri, i confessori, le vergini, i beati Elia e Enoch e tutti i santi che furono e saranno e sono, affinché, come a te piace, per tutti questi benefici rendano grazie a Te, sommo vero Dio, eterno e vivo, con il Figlio tuo carissimo, il Signore nostro Gesù Cristo e con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia ().

[68]        E tutti coloro che vogliono servire al Signore Iddio nella santa Chiesa cattolica e apostolica, e tutti i seguenti ordini: sacerdoti, diaconi, suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori, ostiari, e tutti i chierici, e tutti i religiosi e le religiose, tutti i conversi e i fanciulli, i poveri e i miseri, i re e i principi, i lavoratori e i contadini, i servi e i padroni, tutte le vergini e le continenti e le maritate, i laici, uomini e donne, tutti i bambini, gli adolescenti, i giovani e i vecchi, i sani e gli ammalati, tutti i piccoli e i grandi e tutti i popoli, genti, razze e lingue, tutte le nazioni e tutti gli uomini d'ogni parte della terra, che sono e saranno, noi tutti frati minori, servi inutili, umilmente preghiamo e supplichiamo perché perseveriamo nella vera fede e nella penitenza, poiché nessuno può salvarsi in altro modo.

[69]        Tutti amiamo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza, con tutta l'intelligenza, con tutte le forze, con tutto lo slancio, tutto l'affetto, tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e la volontà il Signore Iddio, il quale a tutti noi ha dato e dà tutto il corpo, tutta l'anima e tutta la vita; che ci ha creati, redenti, e ci salverà per sua sola misericordia; Lui che ogni bene fece e fa a noi miserevoli e miseri, putridi e fetidi, ingrati e cattivi.

[70]        Nient'altro dunque dobbiamo desiderare, niente altro volere, nient'altro ci piaccia e diletti, se non il Creatore e Redentore e Salvatore nostro, solo vero Dio, il quale è il bene pieno, ogni bene, tutto il bene, vero e sommo bene, che solo è buono, pio, mite, soave e dolce, che solo è santo, giusto, vero, santo e retto, che solo è benigno, innocente, puro, dal quale e per il quale e nel quale è ogni perdono, ogni grazia, ogni gloria di tutti i penitenti e giusti, di tutti i santi che godono insieme nei cieli.

[71]        Niente dunque ci ostacoli, niente ci separi, niente si frapponga.

E ovunque, noi tutti, in ogni luogo, in ogni ora e in ogni tempo, ogni giorno e ininterrottamente crediamo veramente e umilmente e teniamo nel cuore e amiamo, onoriamo, adoriamo, serviamo, lodiamo e benediciamo, glorifichiamo ed esaltiamo, magnifichiamo e rendiamo grazie all'altissimo e sommo eterno Dio, Trinità e Unità, Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose e Salvatore di tutti coloro che credono e sperano in lui, e amano lui che è senza inizio e senza fine, immutabile, invisibile, inenarrabile, ineffabile incomprensibile. ininvestigabile, benedetto, degno di lode, glorioso, sopraesaltato, sublime, eccelso, soave, amabile, dilettevole e tutto sopra tutte le cose desiderabile nei secoli dei secoli. Amen.

 

CAPITOLO XXIV

CONCLUSIONE

(72)        Nel nome del Signore! Prego tutti i frati di imparare la lettera ed il contenuto delle cose che in questa forma di vita sono state scritte a salvezza della nostra anima, e di richiamarle frequentemente alla memoria. E prego Dio affinché egli stesso, che è onnipotente, trino e uno, benedica tutti quanti insegnano, imparano, custodiscono, ritengono a memoria e praticano queste cose, ogni volta che ricordano e fanno quelle cose che in essa sono state scritte per la salvezza della nostra anima. E supplico tutti, baciando loro i piedi, che le amino molto, le custodiscano e le conservino.

[73]        E da parte di Dio onnipotente e del signor Papa, e per obbedienza io, frate Francesco, fermamente comando e ordino che nessuno tolga o aggiunga scritto alcuno a quelle cose che sono state scritte in questa vita, e che i frati non abbiano un'altra Regola.

Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio e ora e sempre e nel secoli dei secoli. Amen.

 

REGOLA BOLLATA.

 

 

[74a]      Onorio, vescovo, servo dei servi di Dio, ai diletti figli, frate Francesco e agli altri frati dell'Ordine dei frati minori, salute e apostolica benedizione.

La Sede Apostolica suole accondiscendere ai pii voti e accordare benevolo favore agli onesti desideri dei richiedenti. Pertanto, diletti figli nel Signore, noi, accogliendo le vostre pie suppliche, vi confermiamo con l'autorità apostolica, la Regola del vostro Ordine, approvata dal nostro predecessore papa Innocenzo, di buona memoria e qui trascritta, e l'avvaloriamo con il patrocinio del presente scritto. La Regola è questa:

 

CAPITOLO I

[74]        NEL NOME DEL SIGNORE!

                INCOMINCIA LA VITA DEI FRATI MINORI

[75]        La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.

[76]        Frate Francesco promette obbedienza e reverenza al signor papa Onorio eä ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.

 

CAPITOLO II

Dl COLORO CHE VOGLIONO INTRAPRENDERE QUESTA VITA

E COME DEVONO ESSERE RICEVUTI

[77]        Se alcuni vorranno intraprendere questa vita e verranno dai nostri frati, questi li mandino dai loro ministri provinciali, ai quali soltanto e non ad altri sia concesso di ammettere i frati. I ministri, poi, diligentemente li esaminino intorno alla fede cattolica e ai sacramenti della Chiesa. E se credono tutte queste cose e le vogliono fedelmente professare e osservare fermamente fino alla fine; e non hanno mogli o, qualora le abbiano, esse siano già entrate in monastero o abbiano dato loro il permesso con l'autorizzazione del vescovo diocesano, dopo aver fatto voto di castità; e le mogli siano di tale età che non possa nascere su di loro alcun sospetto; dicano ad essi la parola del santo Vangelo, che "vadano e vendano tutto quello che posseggono e procurino di darlo ai poveri". Se non potranno farlo, basta ad essi la buona volontà.

[78]        E badino i frati e i loro ministri di non essere solleciti delle loro cose temporali, affinché dispongano delle loro cose liberamente, secondo l'ispirazione del Signore. Se tuttavia fosse loro chiesto un consiglio i ministri abbiano la facoltà di mandarli da persone timorate di Dio, perché con il loro consiglio i beni vengano elargiti ai poveri.

[79]        Poi concedano loro i panni della prova cioè due tonache senza cappuccio eä il cingolo e i pantaloni e il capperone fino al cingolo a meno che qualche volta ai ministri non sembri diversamente secondo Dio.

[80]        Terminato, poi, I'anno della prova, siano ricevuti all'obbedienza, promettendo di osservare sempre questa vita e Regola. E in nessun modo sarà loro lecito di uscire da questa Religione, secondo il decreto del signor Papa; poiché, come dice il Vangelo, "nessuno che mette la mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio".

[81]        E coloro che hanno già promesso obbedienza, abbiano una tonaca con il cappuccio e un'altra senza, coloro che la vorranno avere. E coloro che sono costretti da necessità possano portare calzature. E tutti i frati si vestano di abiti viliä e possano rattopparli con sacco e altre pezze con la benedizione di Dio. Li ammonisco, però, e li esorto a non disprezzare e a non giudicare gli uomini che vedono vestiti di abiti molli e colorati ed usare cibi e bevande delicate, ma piuttosto ciascuno giudichi e disprezzi se stesso.

 

CAPITOLO III

DEL DIVINO UFFICIO E DEL DIGIUNO,

E COME I FRATI DEBBANO ANDARE PER IL MONDO

[82]        I chierici recitino il divino ufficio, secondo il rito della santa Chiesa romana, eccetto il salterio, e perciò potranno avere i breviari.

[83]        l laici, invece, dicano ventiquattro Pater noster per il mattutino, cinque per le lodi; per prima, terza, sesta, nona, per ciascuna di queste ore, sette; per il Vespro dodici; per compieta sette; e preghino per i defunti.

[84]        E digiunino dalla festa di Tutti i Santi fino alla Natività del Signore. La santa Quaresima, invece, che incomincia dall'Epifania e dura ininterrottamente per quaranta giorni, quella che il Signore consacrò con il suo santo digiuno , coloro che volontariamente la digiunano siano benedetti dal Signore, e coloro che non vogliono non vi siano obbligati. Ma l'altra, fino alla Resurrezione del Signore, la digiunino. Negli altri tempi non siano tenuti a digiunare, se non il venerdì. Ma in caso di manifesta necessità i frati non siano tenuti al digiuno corporale.

[85]        Consiglio invece, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino ed evitino le dispute di parole, e non giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene. E non debbano cavalcare se non siano costretti da evidente necessità o infermità

[86]        In qualunque casa entreranno dicano, prima di tutto: Pace a questa casa; e, secondo il santo Vangelo, è loro lecito mangiare di tutti i cibi che saranno loro presentati.

 

CAPITOLO IV

CHE I FRATI NON RICEVANO DENARI

[87]        Comando fermamente a tutti i frati che in nessun modo ricevano denari o pecunia, direttamente o per interposta persona. Tuttavia, i ministri e i custodi, ed essi soltanto, per mezzo di amici spirituali, si prendano sollecita cura per le necessità dei malati e per vestire gli altri frati, secondo i luoghi e i tempi e i paesi freddi, così come sembrerà convenire alla necessità, salvo sempre il principio, come è stato detto, che non ricevano denari o pecunia.

 

CAPITOLO V

DEL MODO Dl LAVORARE

[88]        Quei frati ai quali il Signore ha concesso la grazia di lavorare, lavorino con fedeltà e con devozione così che, allontanato l'ozio, nemico dell'anima, non spengano lo spirito della santa orazione e devozione, al quale devono servire tutte le altre cose temporaIi. Come ricompensa del lavoro ricevano le cose necessarie al corpo, per sé e per i loro fratelli, eccetto denari o pecunia, e questo umilmente, come conviene a servi di Dio e a seguaci della santissima povertà.

 

CAPITOLO Vl

[89]CHE I FRATI Dl NIENTE Sl APPROPRINO,

E DEL CHIEDERE L'ELEMOSINA E DEI FRATI INFERMI

[90]        I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcuna altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l'elemosina con fiducia. Né devono vergognarsi, perché il Signore si è fatto povero per noi in questo mondo. Questa è la sublimità dell'altissima povertà quella che ha costituito voi, fratelli miei carissimi, eredi e re del regno dei cieli, vi ha fatto poveri di cose e ricchi di virtù. Questa sia la vostra parte di eredità, quella che conduce fino alla terra dei viventi. E, aderendo totalmente a questa povertà, fratelli carissimi, non vogliate possedere niente altro in perpetuo sotto il cielo, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo.

[91]        E ovunque sono e si incontreranno i frati, si mostrino familiari tra loro reciprocamente. E ciascuno manifesti con fiducia all'altro le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?

[92]        E se uno di essi cadrà malato, gli altri frati lo devono servire come vorrebbero essere serviti essi stessi.

 

CAPITOLO Vll

DELLA PENITENZA DA IMPORRE Al FRATI CHE PECCANO

[93]        Se dei frati, per istigazione del nemico, avranno mortalmente peccato, per quei peccati per i quali sarà stato ordinato tra i frati di ricorrere ai soli ministri provinciali, i predetti frati siano tenuti a ricorrere ad essi, quanto prima potranno senza indugio.

[94]        I ministri, poi, se sono sacerdoti, loro stessi impongano con misericordia ad essi la penitenza; se invece non sono sacerdoti, la facciano imporre da altri sacerdoti dell'Ordine, così come sembrerà ad essi più opportuno, secondo Dio.

[95]        E devono guardarsi dall'adirarsi e turbarsi per il peccato di qualcuno, perché l'ira ed il turbamento impediscono la carità in sé e negli altri.

 

CAPITOLO Vlll

DELLA ELEZIONE DEL MINISTRO GENERALE Dl QUESTA FRATERNITÀ

E DEL CAPITOLO Dl PENTECOSTE

[96]        Tutti i frati siano tenuti ad avere sempre uno dei frati di quest'Ordine come ministro generale e servo di tutta la fraternità e a lui devono fermamente obbedire. Alla sua morte, l'elezione del successore sia fatta dai ministri provinciali e dai custodi nel Capitolo di Pentecoste, al quale i ministri provinciali siano tenuti sempre ad intervenire, dovunque sarà stabilito dal ministro generale; e questo, una volta ogniä tre anni o entro un termine maggiore o minore, così come dal predetto ministro sarà ordinato.

[97]        E se talora ai ministri provinciali ed ai custodi all'unanimità sembrasse che detto ministro non fosse idoneo al servizio e alla comune utilità dei frati, i predetti frati ai quali è commessa l'elezione, siano tenuti, nel nome del Signore, ad eleggersi un altro come loro custode. Dopo il Capitolo di Pentecoste, i singoli ministri e custodi possano, se vogliono e lo credono opportuno, convocare, nello stesso anno, nei loro territori, una volta i loro frati a capitolo.

 

CAPITOLO IX

DEI PREDICATORI

[98]        I frati non predichino nella diocesi di alcun vescovo qualora dallo stesso vescovo sia stato loro proibito. E nessun frate osi affatto predicare al popolo, se prima non sia stato esaminato ed approvato dal ministro generale di questa fraternità e non abbia ricevuto dal medesimo l'ufficio della predicazione.

[99]        Ammonisco anche ed esorto gli stessi frati che, nella loro predicazione, le loro parole siano ponderate e caste, a utilità e a edificazione del popolo, annunciando ai fedeli i vizi e le virtù, la pena e la gloria con brevità di discorso, poiché il Signore sulla terra parlò con parole brevi.

 

CAPITOLO X

DELL'AMMONIZIONE E DELLA CORREZIONE DEI FRATI.

[100]      I frati, che sono ministri e servi degli altri frati, visitino ed ammoniscano i loro frati e li correggano con umiltà e carità, non comandando ad essi niente che sia contro alla loro anima e alla nostra Regola.

[101]      I frati, poi, che sono sudditi, si ricordino che per Dio hanno rinnegato la propria volontà. Perciò comando loro fermamente di obbedire ai loro ministri in tutte quelle cose che promisero al Signore di osservare e non sono contrarie all'anima e alla nostra Regola.

[102]      E dovunque vi siano dei frati che si rendono conto e riconoscano di non poter osservare spiritualmente la Regola, debbano e possono ricorrere ai loro ministri. I ministri, poi, li accolgano con carità e benevolenza e li trattino con tale familiarità che quelli possano parlare e fare con essi così come parlano e fanno i padroni con i loro servi; infatti, così deve essere, che i ministri siano i servi di tutti i frati.

[103]      Ammonisco, poi, ed esorto nel Signore Gesù Cristo, che si guardino i frati da ogni superbia, vana gloria, invidia, avarizia, cure o preoccupazioni di questo mondo, dalla detrazione e dalla mormorazione.

[104]      E coloro che non sanno di lettere, non si preoccupino di apprenderle, ma facciano attenzione che ciò che devono desiderare sopra ogni cosa è di avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione, di pregarlo sempre con cuore puro e di avere umiltà, pazienza nella persecuzione e nella infermità, e di amare quelli che ci perseguitano e ci riprendono e ci calunniano, poiché dice il Signore: "Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano; beati quelli che sopportano persecuzione a causa della giustizia, poiché di essi è il regno dei cieli. E chi persevererà fino alla fine, questi sarà salvo".

 

CAPITOLO Xl

CHE I FRATI NON ENTRINO NEI MONASTERI DELLE MONACHE

[105]      Comando fermamente a tutti i frati di non avere rapporti o conversazioni sospette con donne, e di non entrare in monasteri di monache, eccetto quelli ai quali è stata data dalla Sede Apostolica una speciale licenza.

[106]      Né si facciano padrini di uomini o di donne affinché per questa occasione non sorga scandalo tra i frati o riguardo ai frati.

 

CAPITOLO Xll

Dl COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E TRA GLI ALTRI INFEDELI

[107]      Quei frati che, per divina ispirazione, vorranno andare tra i Saraceni e tra gli altri infedeli, ne chiedano il permesso ai loro ministri provinciali. I ministri poi non concedano a nessuno il permesso di andarvi se non a quelli che riterranno idonei ad essere mandati.

[108]      Inoltre, impongo per obbedienza ai ministri che chiedano al signor Papa uno dei cardinali della santa Chiesa romana, il quale sia governatore, protettore e correttore di questa fraternità,

[109]      affinché, sempre sudditi e soggetti ai piedi della medesima santa Chiesa, stabili nella fede cattolica, osserviamo la povertà, I'umiltà e il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo fermamente promesso.

 

[109a]                   Pertanto a nessuno, in alcun modo, sia lecito di invalidare questo scritto della nostra conferma o di opporsi ad esso con audacia e temerarietà. Se poi qualcuno presumerà di tentarlo, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro e Paolo. Dal Laterano, il 29 novembre 1223, anno ottavo del nostro pontificato.

 

TESTAMENTO DI FRANCESCO D'ASSISI

 

[110]      Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.

[111]      E il Signore mi dette tale fede nelle chiese che io così semplicemente pregavo e dicevo: Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

( * 111 * )              Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo,

                               qui e in tutte le tue chiese

                               che sono nel mondo intero,

                               e ti benediciamo,

                               perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

[112]      Poi il Signore mi dette e mi dà una così grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa Romana, a motivo del loro ordine, che anche se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. E se io avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e mi incontrassi in sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui dimorano, non voglio predicare contro la loro volontà.

[113]      E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori. E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io riconosco il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient'altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri.

[114]      E voglio che questi santissimi misteri sopra tutte le altre cose siano onorati, venerati e collocati in luoghi preziosi. E dovunque troverò manoscritti con i nomi santissimi e le parole di lui in luoghi indecenti, voglio raccoglierli, e prego che siano raccolti e collocati in luogo decoroso.

[115]      E dobbiamo onorare e venerare tutti i teologi e coloro che amministrano le santissime parole divine, così come coloro che ci amministrano lo spirito e la vita.

[116]      E dopo che il Signore mi dette dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la confermò.

[117]      E quelli che venivano per abbracciare questa vita, distribuivano ai poveri tutto quello che potevano avere, ed erano contenti di una sola tonaca, rappezzata dentro e fuori, del cingolo e delle brache. E non volevamo avere di più.

[118]      Noi chierici dicevamo l'ufficio, conforme agli altri chierici; i laici dicevano i Pater noster, e assai volentieri ci fermavamo nelle chiese. Ed eravamo illetterati e sottomessi a tutti.

[119]      Ed io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale si conviene all'onestà. Coloro che non sanno, imparino, non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma per dare l'esempio e tener lontano l'ozio.

[120]      Quando poi non ci fosse data la ricompensa del lavoro, ricorriamo alla mensa del Signore, chiedendo l'elemosina di porta in porta.

[121]      Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: "Il Signore ti dia la pace!".

[122]      Si guardino bene i frati di non accettare assolutamente chiese, povere abitazioni e quanto altro viene costruito per loro, se non fossero come si addice alla santa povertà, che abbiamo promesso nella Regola, sempre ospitandovi come forestieri e pellegrini.

[123]      Comando fermamente per obbedienza a tutti i frati che, dovunque si trovino, non osino chiedere lettera alcuna [di privilegio] nella curia romana, né personalmen-te né per interposta persona, né per una chiesa né per altro luogo né per motivo della predicazione, né per la persecuzione dei loro corpi; ma, dovunque non saranno accolti, fuggano in altra terra a fare penitenza con la benedizione di Dio.

[124]      E fermamente voglio obbedire al ministro generale di questa fraternità e a quel guardiano che gli piacerà di assegnarmi. E così voglio essere prigioniero nelle sue mani, che io non possa andare o fare oltre l'obbedienza e la sua volontà, perché egli è mio signore.

[125]      E sebbene sia semplice e infermo, tuttavia voglio sempre avere un chierico, che mi reciti l'ufficio, così come è prescritto nella Regola.

[126]      E tutti gli altri frati siano tenuti a obbedire così ai loro guardiani e a recitare l'ufficio secondo la Regola. E se si trovassero dei frati che non recitassero l'ufficio secondo la Regola, e volessero comunque variarlo, o non fossero cattolici, tutti i frati, ovunque sono, siano tenuti, per obbedienza, ovunque trovassero uno di essi, a consegnarlo al custode più vicino al luogo ove l'avranno trovato. E il custode sia fermamente tenuto, per obbedienza, a custodirlo severamente, come un uomo in prigione, giorno e notte, così che non possa essergli tolto di mano, finché non lo consegni di persona nelle mani del suo ministro. E il ministro sia fermamente tenuto, per obbedienza, a farlo scortare per mezzo di tali frati che lo custodiscano giorno e notte come un prigioniero, finché non lo consegnino al signore di Ostia, che è signore, protettore e correttore di tutta la fraternità.

[127]      E non dicano i frati: "Questa è un'altra Regola"" Questa è un'altra Regola", perché questa è un ricordo, un'ammonizione, un'esortazione e il mio testamento, che io, frate Francesco piccolino, faccio a voi, miei fratelli benedetti perché osserviamo più cattolicamente la Regola che abbiamo promesso al Signore.

[128]      E il ministro generale e tutti gli altri mini stri e custodi siano tenuti, per obbedienza, a non aggiungere e a non togliere niente da queste parole.

[129]      E sempre tengano con sé questo scritto assieme alla Regola. E in tutti i capitoli che fanno, quando leggono la Regola, leggano anche queste parole.

[130]      E a tutti i miei frati, chierici e laici, comando fermamente, per obbedienza, che non inseriscano spiegazioni nella Regola e in queste parole dicendo: "Così si devono intendere"" Così si devono intendere"; ma, come il Signore mi ha dato di dire e di scrivere con semplicità e purezza la Regola e queste parole, così cercate di comprenderle con semplicità e senza commento e di osservarle con sante opere sino alla fine.

[131]      E chiunque osserverà queste cose, sia ricolmo in cielo della benedizione dell'altissimo Padre, e in terra sia ricolmo della benedizione del suo Figlio diletto col santissimo Spirito Paraclito e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi. Ed io frate Francesco piccolino, vostro servo, per quel poco che io posso, confermo a voi dentro e fuori questa santissima benedizione. [Amen].

 

** (vedi, più sotto, altra formattazione) **

TESTAMENTO DI SIENA: 1226.

 

[132]      "Scrivi che benedico tutti i miei frati che sono ora nellíOrdine e quelli che vi entreranno fino alla fine del mondo. Siccome non posso parlare a motivo della debolezza e per la sofferenza della malattia, brevemente manifesto ai miei frati la mia volontà in queste tre esortazioni.

[133]      Cioè: in segno di ricordo della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino tra loro,

[134]      sempre amino ed osservino la nostra signora la santa povertà,

[135]      e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa".

 

 

( ** 132ss ** )                     

TESTAMENTO DI SIENA: 1226.

"Scrivi che benedico tutti i miei frati che sono ora nellíOrdine e quelli che vi entreranno fino alla fine del mondo. Siccome non posso parlare a motivo della debolezza e per la sofferenza della malattia, brevemente manifesto ai miei frati la mia volontà in queste tre esortazioni.

Cioè: in segno di ricordo della mia benedizione e del mio testamento,

sempre si amino tra loro,

sempre amino ed osservino la nostra signora la santa povertà,

e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa".

 

 

REGOLA DI VITA NEGLI EREMI.

 

[136]      Coloro che vogliono condurre vita religiosa negli eremi, siano tre frati o al più quattro. Due di essi facciano da madri ed abbiano due figli o almeno uno. I due che fanno da madri seguano la vita di Marta, e i due che fanno da figli quella di Maria.

[137]      E questi abbiano un chiostro, nel quale ciascuno abbia una sua piccola cella, nella quale possa pregare e dormire.E sempre recitino compieta del giorno, subito dopo il tramonto del sole, e cerchino di conservare il silenzio e dicano le ore liturgiche e si alzino per il mattutino, e prima di tutto ricerchino il regno di Dio e la sua giustizia. Dicano prima ad un'ora conveniente e dopo terza sciolgano il silenzio e possano parlare e recarsi dalle loro madri. E quando vorranno, potranno chiedere ad esse l'elemosina, come dei poverelli, per amore di Dio. Poi dicano sesta e nona e i vespri all'ora stabilita. E nel chiostro, dove dimorano, non permettano a nessuna persona di entrare e neppure vi mangino. E quei frati che fanno da madri procurino di stare lontani da ogni persona e, per obbedienza al loro ministro, custodiscano i loro figli da ogni persona, così che nessuno possa parlare con essi. E questi figli non parlino con nessuna persona se non con le loro madri e con il ministro e il loro custode, quando piacerà ad essi di visitarli, con la benedizione del Signore Iddio.

[138]      I figli però talora assumano l'ufficio di madri, come sembrerà loro opportuno disporre per un necessario avvicendamento, e cerchino di osservare con attenzione e premura tutte le cose sopraddette.

 

 

 

FORMA DI VITA DATA A S. CHIARA

[139]      Poichè, per divina ispirazione, vi siete fatte figlie e ancelle dell'altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, voglio e prometto, da parte mia e dei miei frati, di avere sempre di voi, come di loro, cura e sollecitudine speciale.

 

 

ULTIMA VOLONTA' SCRITTA A S. CHIARA

[140]      Io, frate Francesco piccolo, voglio seguire la vita e la povertà dell'altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima madre e perseverare in essa sino alla fine. E prego voi, mie signore, e vi consiglio che viviate sempre in questa santissima vita e povertà. E guardatevi attentamente dall'allontanarvi mai da essa in nessuna maniera per insegnamento o consiglio di alcuno.

AMMONIZIONI

 

I. Il corpo del Signore.

                [141] Il Signore Gesù dice ai suoi discepoli: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me.Se aveste conosciuto me, conoscereste anche il Padre mio; ma da ora in poi voi lo conoscete e lo avete veduto". Gli dice Filippo: "Signore, mostraci il Padre e ci basta". Gesù gli dice: " Da tanto tempo sono con voi e non mi avete conosciuto? Filippo, chi vede me, vede anche il Padre mio".

                Il Padre abita una luce inaccessibile, e Dio è spirito, e nessuno ha mai visto Dio. Perciò non può essere visto che nello spirito, poiché è lo spirito che dà la vita; la carne non giova a nulla. Ma anche il Figlio, in ciò per cui è uguale al Padre, non può essere visto da alcuno in maniera diversa dal Padre e in maniera diversa dallo Spirito Santo.

                [142]      Perciò tutti coloro che videro il Signore Gesù secondo l'umanità, ma non videro né credettero, secondo lo spirito e la divinità, che egli è il vero Figlio di Dio, sono condannati. E così ora tutti quelli che vedono il sacramento, che viene santificato per mezzo delle parole del Signore sopra l'altare nelle mani del sacerdote, sotto le specie del pane e del vino, e non vedono e non credono, secondo lo spirito e la divinità, che è veramente il santissimo corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, sono condannati, perché è l'Altissimo stesso che ne dà testimonianza, quando dice: " Questo è il mio corpo e il mio sangue della nuova alleanza [che sarà sparso per molti"], e ancora: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna".

                [143]      Per cui lo Spirito del Signore, che abita nei suoi fedeli, è lui che riceve il santissimo corpo e il sangue del Signore. Tutti gli altri, che non partecipano dello stesso Spirito e presumono ricevere il santissimo corpo e sangue del Signore, mangiano e bevono la loro condanna. Perciò: Figli degli uomini, fino a quando sarete duri di cuore? Perché non conoscete la verità e non credete nel Figlio di Dio?

                [144]      Ecco ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull'altare nelle mani del sacerdote. E come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane consacrato. E come essi con gli occhi del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma, contemplandolo con gli occhi dello spirito, credevano che egli era lo stesso Dio, così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero.

                [145]      E in tale maniera il Signore è sempre presente con i suoi fedeli, come egli stesso dice: " Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo".

 

II. Il male della propria volontà.

                [146]      Disse il Signore a Adamo: " Mangia pure i frutti di qualunque albero, ma dell'albero della scienza del bene e del male non ne mangiare". Adamo poteva dunque mangiare i frutti di qualunque albero del Paradiso; egli, finché non contravvenne all'obbedienza non peccò.

                [147]      Mangia, infatti dell'albero della scienza del bene colui che si appropria la sua volontà e si esalta per i beni che il Signore dice e opera in lui; e così, per suggestione del diavolo e per la trasgressione del comando, è diventato per lui il frutto della scienza del male. Bisogna perciò che ne sopporti la pena.

 

III. L'obbedienza perfetta.

                [148]      Dice il Signore nel Vangelo: " chi non avrà rinunciato a tutto ciò che possiede non può essere mio discepolo", e " Chi vorrà salvare la sua anima, la perderà".

                Abbandona tutto quello che possiede e perde il suo corpo colui che sottomette totalmente se stesso all'obbedienza nelle mani del suo superiore. E qualunque cosa fa o dice che egli sa non essere contro la volontà di lui, purché sia bene quello che fa, è vera obbedienza.

                [149]      E se qualche volta il suddito vede cose migliori e più utili alla sua anima di quelle che gli ordina il superiore, volentieri sacrifichi a Dio le sue e cerchi invece di adempiere con l'opera quelle del superiore. Infatti questa è l'obbedienza caritativa, perché compiace a Dio ed al prossimo.

                [150]      Se poi il superiore comanda al suddito qualcosa contro la sua coscienza, pur non obbedendogli, tuttavia non lo abbandoni. E se per questo dovrà sostenere persecuzione da parte di alcuni, li ami di più per amore di Dio. Infatti, chi sostiene la persecuzione piuttosto che volersi separare dai suoi fratelli, rimane veramente nella perfetta obbedienza, poiché sacrifica la sua anima per i suoi fratelli.

                [151]      Vi sono infatti molti religiosi che, col pretesto di vedere cose migliori di quelle che ordinano i loro superiori, guardano indietro e ritornano al vomito della propria volontà. Questi sono degli omicidi e sono causa di perdizione per molte anime con i loro cattivi esempi.

 

IV. Che nessuno si appropri la carica di superiore.

                [152]      Dice il Signore: " Non sono venuto per essere servito ma per servire". Coloro che sono costituiti in autorità sopra gli altri, tanto devono gloriarsi di quell'ufficio prelatizio, quanto se fossero deputati all'ufficio di lavare i piedi ai fratelli. E quanto più si turbano se viene loro tolta la carica che se fosse loro tolto il servizio di lavare i piedi, tanto più mettono insieme per sé un tesoro fraudolento a pericolo della loro anima.

 

V. Che nessuno si insuperbisca, ma ognuno si glori nella croce del Signore.

                [153]      Considera, o uomo, in quale sublime condizione ti ha posto il Signore Dio, poiché ti ha creato e formato a immagine del suo Figlio diletto secondo il corpo e a similitudine di lui secondo lo spirito.

                [154]      E tutte le creature, che sono sotto il cielo, ciascuna secondo la propria natura, servono, conoscono e obbediscono al loro Creatore meglio di te. E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crocifiggerlo, e ancora lo crocifiggi quando ti diletti nei vizi e nei peccati. Di che cosa puoi dunque gloriarti?

                Infatti se tu fossi tanto sottile e sapiente da possedere tutta la scienza e da saper interpretare tutte le lingue e acutamente perscrutare le cose celesti, in tutto questo non potesti gloriarti; poiché un solo demonio seppe delle realtà celesti e ora sa di quelle terrene più di tutti gli uomini insieme, quantunque sia esistito qualcuno che ricevette dal Signore una speciale cognizione della somma sapienza.

                Ugualmente, se anche tu fossi il più bello e il più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di ostacolo e non sono di tua pertinenza, ed in esse non ti puoi gloriare per niente; ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo.

 

VI. L'imitazione del Signore.

                [155]      Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce.

                Le pecore del Signore l'hanno seguito nella tribolazione e persecuzione nell'ignominia e nella fame, nella infermità e nella tentazione e in altre simili cose; e ne hanno ricevuto in cambio dal Signore la vita eterna. Perciò è grande vergogna per noi servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il semplice raccontarle.

 

VII. La pratica del bene deve accompagnare la scienza.

                [156]      Dice l'apostolo: "La lettera uccide, lo spirito invece dà vita". Sono morti a causa della lettera coloro che unicamente bramano sapere le sole parole, per essere ritenuti i più sapienti in mezzo agli altri e potere acquistare grandi ricchezze e darle ai parenti e agli amici.

                Così pure sono morti a causa della lettera, quei religiosi che non vogliono seguire lo spirito della divina Scrittura, ma piuttosto bramano sapere le sole parole e spiegarle agli altri. E sono vivificati dallo spirito della divina Scrittura coloro che ogni scienza che sanno e desiderano sapere, non l'attribuiscono al proprio io, ma la restituiscono con la parola e con l'esempio all'altissimo Signore Dio, al quale appartiene ogni bene.

 

VIII. Evitare il peccato d'invidia.

                [157]      Dice l'apostolo: "Nessuno può dire: Signore Gesù se non nello Spirito Santo", e ancora: "Non c'è chi fa il bene, non ce n'è neppure uno".

                Perciò, chiunque invidia il suo fratello riguardo al bene che il Signore dice e fa in lui, commette peccato di bestemmia, poiché invidia lo stesso Altissimo, il quale dice e fa ogni bene.

 

IX. Amare i nemici.

                [158]      Dice il Signore: "Amate i vostri nemici [e fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano]". Infatti, veramente ama il suo nemico colui che non si duole per l'ingiuria che quegli gli fa, ma brucia nel suo intimo, per l'amore di Dio, a motivo del peccato dell'anima di lui. E gli dimostri con le opere il suo amore.

 

X. La mortificazione del corpo.

                [159]      Ci sono molti che, quando peccano o ricevono un'ingiuria, spesso incolpano il nemico o il prossimo. Ma non è così, poiché ognuno ha in suo potere il nemico, cioè il corpo, per mezzo del quale pecca. Perciò e beato quel servo che terrà sempre prigioniero un tale nemico affidato in suo potere e sapientemente si custodirà dal medesimo; poiché, finché si comporterà così, nessun altro nemico visibile o invisibile gli potrà nuocere.

 

XI. Non lasciarsi guastare a causa del peccato altrui.

                [160]      Al servo di Dio nessuna cosa deve dispiacere eccetto il peccato. E in qualunque modo una persona peccasse e, a motivo di tale peccato, il servo di Dio, non più guidato dalla carità, ne prendesse turbamento e ira, accumula per se come un tesoro quella colpa. Quel servo di Dio che non si adira ne si turba per alcunché, davvero vive senza nulla di proprio. Ed egli è beato perché, rendendo a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio, non gli rimane nulla per sé.

 

XII. Come riconoscere lo Spirito del Signore.

                [161]      A questo segno si può riconoscere il servo di Dio, se ha lo spirito del Signore: se, quando il Signore compie, per mezzo di lui, qualcosa di buono, la sua "carne" non se ne inorgoglisce - poiché la "carne" è sempre contraria ad ogni bene - ma piuttosto si ritiene ancora più vile ai propri occhi e si stima più piccolo di tutti gli altri uomini.

 

XIII. La pazienza.

                [162]      Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio.

Il servo di Dio non può conoscere quanta pazienza e umiltà abbia in sé finché gli si dà soddisfazione. Quando invece verrà il tempo in cui quelli che gli dovrebbero dare soddisfazione gli si mettono contro, quanta pazienza e umiltà ha in questo caso, tanta ne ha e non più.

 

XIV. La povertà di spirito.

                [163]      Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli.

Ci sono molti che, applicandosi insistentemente a preghiere e occupazioni, fanno molte astinenze e mortificazioni corporali, ma per una sola parola che sembri ingiuria verso la loro persona, o per qualche cosa che venga loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano. Questi non sono poveri in spirito, poiché chi è veramente povero in spirito odia se stesso e ama quelli che lo percuotono nella guancia.

 

XV. I pacifici.

                [164]      Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio.

Sono veri pacifici coloro che in tutte le contrarietà che sopportano in questo mondo, per l'amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell'anima e nel corpo.

 

XVI. La purezza di cuore.

                [165]      Beati i puri di cuore, poiché essi vedranno Dio.

Veramente puri di cuore sono coloro che disdegnano le cose terrene e cercano le cose celesti, e non cessano mai di adorare e vedere il Signore Dio, vivo e vero, con cuore e animo puro.

 

XVII. L'umile servo di Dio.

                [166]      Beato quel servo il quale non si inorgoglisce per il bene che il Signore dice e opera per mezzo di lui, più che per il bene che dice e opera per mezzo di un altro. Pecca l'uomo che vuol ricevere dal suo prossimo più di quanto non vuole dare di sé al Signore Dio.

 

XVIII. La compassione per il prossimo.

                [167]      Beato l'uomo che offre un sostegno al suo prossimo per la sua fragilità, in quelle cose in cui vorrebbe essere sostenuto da lui, se si trovasse in un caso simile.

                [168]      Beato il servo che restituisce tutti i suoi beni al Signore Iddio, perché chi riterrà qualche cosa per sé, nasconde dentro di sé il denaro del Signore suo Dio, e gli sarà tolto ciò che credeva di possedere.

 

XIX. L'umile servo di Dio.

                [169]      Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando viene lodato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, poiché quanto l'uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più. Guai a quel religioso, che è posto dagli altri in alto e per sua volontà non vuol discendere. E beato quel servo, che non viene posto in alto di sua volontà e sempre desidera mettersi sotto i piedi degli altri.

 

XX. Il buon religioso e il religioso vano.

                [170] Beato quel religioso che non ha giocondità e letizia se non nelle santissime parole e opere del Signore e, mediante queste, conduce gli uomini all'amore di Dio con gaudio e letizia. Guai a quel religioso che si diletta in parole oziose e frivole e con esse conduce gli uomini al riso.

 

XXI. Il religioso leggero e loquace.

                [171]      Beato il servo che, quando parla, non manifesta tutte le sue cose, con la speranza di una mercede, e non è veloce a parlare, ma sapientemente pondera di che parlare e come rispondere. Guai a quel religioso che non custodisce nel suo cuore i beni che il Signore gli mostra e non li manifesta agli altri nelle opere, ma piuttosto, con la speranza di una mercede, brama manifestarli agli uomini a parole. Questi riceve già la sua mercede e chi ascolta ne riporta poco frutto.

 

XXII. Della correzione fraterna.

                [172]      Beato il servo che è disposto a sopportare così pazientemente da un altro la correzione, l'accusa e il rimprovero, come se li facesse a sé. Beato il servo che, rimproverato, di buon animo accetta, si sottomette con modestia, umilmente confessa e volentieri ripara. Beato il servo che non è veloce a scusarsi e umilmente sopporta la vergogna e la riprensione per un peccato, sebbene non abbia commesso colpa.

 

XXIII. La vera umiltà.

                [173]      Beato il servo che viene trovato così umile tra i suoi sudditi come quando fosse tra i suoi padroni. Beato il servo che si mantiene sempre sotto la verga della correzione. E' servo fedele e prudente colui che di tutti i suoi peccati non tarda a punirsi, interiormente per mezzo della contrizione ed esteriormente con la confessione e con opere di riparazione.

 

XXIV. La vera dilezione.

                [174]      Beato il servo che tanto è disposto ad amare il suo fratello quando è infermo, e perciò non può ricambiargli il servizio, quanto l'ama quando è sano, e può ricambiarglielo.

 

XXV. Ancora della vera dilezione.

                [175]      Beato il servo che tanto amerebbe e temerebbe un suo fratello quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui, e non direbbe dietro le sue spalle niente che con carità non possa dire in sua presenza.

 

XXVI. Che i servi di Dio onorino i chierici.

                [176]      Beato il servo che ha fede nei chierici che vivono rettamente secondo le norme della Chiesa romana. E guai a coloro che li disprezzano. Quand'anche infatti siano peccatori , tuttavia nessuno li deve giudicare, poiché il Signore esplicitamente ha riservato solo a se stesso il diritto di giudicarli.

                Invero, quanto più grande è il ministero che essi svolgono del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo che proprio essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri, tanto maggiore peccato commettono coloro che peccano contro di essi, che se peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo.

 

( * 177a * )Cap. XXVII: De virtute effugante vitio.

1Ubi caritas est et sapientia, ibi nec timor nec ignorantia.

2Ubi est patientia et humilitas, ibi nec ira nec perturbatio.

3Ubi est paupertas cum laetitia, ibi nec cupiditas nec avaritia.

4Ubi est quies et meditatio, ibi neque sollicitudo neque vagatio.

5Ubi est timor Domini ad atrium suum custodiendum, ibi inimicus non potest habere locum ad ingrediendum.

6Ubi est misericordia est discretio, ibi nec superfluitas nec induratio.

 

XXVII. Come le virtù allontanano i vizi.

                [177]      Dove è amore e sapienza,

                                               ivi non è timore né ignoranza.

                               Dove è pazienza e umiltà,

                                               ivi non è ira né turbamento.

                               Dove è povertà con letizia,

                                               ivi non è cupidigia né avarizia.

                               Dove è quiete e meditazione,

                                               ivi non è affanno né dissipazione.

                               Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa,

                                               ivi il nemico non può trovare via d'entrata.

                               Dove è misericordia e discrezione,

                                               ivi non è superfluità né durezza.

 

XXVIII. Il bene va nascosto perché non si perda.

                [178]      Beato il servo che accumula nel tesoro del cielo i beni che il Signore gli mostra e non brama di manifestarli agli uomini con la speranza di averne compenso, poiché lo stesso Altissimo manifesterà le sue opere a chiunque gli piacerà. Beato il servo che conserva nel suo cuore i segreti del Signore.

 

LETTERA AI FEDELI (Prima recensione)

Giubilo su quelli che fanno penitenza.

QUESTE SONO PAROLE DI VITA E DI SALVEZZA CHE SE QUALCUNO LEGGERA' E METTERA' IN PRATICA INCONTRERA' LA VITA E OTTERRA' LA SALVEZZA DAL SIGNORE RIGUARDO A QUELLI CHE FANNO PENITENZA.

 

Capitolo I°

[178/1]                  Nel nome del Signore. Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, tutta l'anima e la mente, con tutta la forza e amano i loro prossimi come se stessi, e hanno in odio i loro corpi con i loro vizi e peccati, e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e fanno frutti degni di penitenza.

[178/2]   Oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; perché riposerà su di essi lo Spirito del Signore, e farà presso di loro la sua abitazione e dimora; e sono figli del Padre celeste del quale compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.

Siamo sposi, quando l'anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù di Spirito Santo. Siamo suoi fratelli quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli. Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, lo generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio.

[178/3]   Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre!

Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!

Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce,amabile e desiderabile sopra ogni cosa avere un tale fratello e un tale figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, il quale offrì la sua vita per le sue pecore, e pregò il Padre dicendo: "Padre santo, custodiscili nel tuo nome, coloro che mi hai dato nel mondo; erano tuoi e tu li hai dati a me. E le parole che desti a me le ho date a loro; ed essi le hanno accolte ed hanno creduto veramente che sono uscito da te, e hanno conosciuto che tu mi hai mandato. Io prego per essi e non per il mondo.

Benedicili e santificali! E per loro io santifico me stesso. Non prego soltanto per loro, ma anche per coloro che crederanno in me per la loro parola, perché siano santificati nell'unità, come lo siamo anche noi. E voglio, Padre, che dove sono io siano anch'essi con me, affinché contemplino la mia gloria nel tuo regno. Amen.

Cap II° . Guai a quelli che non fanno penitenza.

[178/4]                  Tutti quelli e quelle, invece, che non vivono nella penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e si abbandonano ai vizi e ai peccati e camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri della loro carne, e non osservano quelle cose che hanno promesso al Signore, e servono con il proprio corpo al mondo, agli istinti carnali ed alle sollecitudini del mondo e alle preoccupazioni di questa vita: costoro sono prigionieri del diavolo del quale sono figli e fanno le opere; sono ciechi, poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo. Non hanno la sapienza spirituale, poiché non posseggono il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre; di loro è detto: " La loro sapienza è stata ingoiata" e: " Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti. Essi vedono e riconoscono, sanno e fanno ciò che è male, e consapevolmente perdono la loro anima.

[178/5]                  Vedete, o ciechi, ingannati dai vostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è cosa dolce fare il peccato e cosa amara sottoporsi a servire Dio, poiché tutti i vizi e i peccati escono e procedono dal cuore degli uomini, come dice il Signore nel Vangelo. E non avete niente in questo mondo e neppure nell'altro. E credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l'ora alla quale non pensate, non sapete e ignorate. Il corpo si ammala, la morte si avvicina e così si muore di amara morte.

[178/6]                  E in qualsiasi luogo, tempo e modo l'uomo muore in peccato mortale, senza aver fatto penitenza e dato soddisfazione, se poteva darla e non lo ha fatto, il diavolo rapisce l'anima di lui dal suo corpo, con una angoscia e tribolazione così grande, che nessuno può sapere se non colui che la prova.

                E tutti i talenti e il potere e la scienza e sapienza, che credevano di possedere sarà loro tolta. E lasciano tutto ai parenti ed agli amici. Ed ecco, questi si sono già preso e spartito tra loro il patrimonio di lui, e poi hanno detto: "Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci di più e procurarsi di più di quanto si è procurato!" I vermi mangiano il cadavere, e così hanno perduto il corpo e l'anima in questa breve vita e andranno all'inferno, dove saranno tormentati eternamente.

Postscritto.

[178/7]                  Tutti coloro ai quali perverrà questa lettera, li preghiamo, nella carità che è Dio, che accolgano benignamente con divino amore queste fragranti parole del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo scritto. E coloro che non sanno leggere, se le facciano leggere spesso, e le imparino a memoria, mettendole in pratica santamente sino alla fine, poiché sono spirito e vita.

                E coloro che non faranno questo, dovranno renderne, ragione nel giorno del giudizio, davanti al tribunale del Signore nostro Gesù Cristo.

*****************************************************************************

 

LETTERA AI FEDELI (Seconda recensione)

 

[179]      Nel nome del Signore, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.

                A tutti i cristiani religiosi, chierici e laici, uomini e donne, a tutti gli abitanti del mondo intero, frate Francesco, loro servo e suddito, ossequio rispettoso, pace dal cielo e sincera carità nel Signore.

[180]      Poiché sono servo di tutti, sono tenuto a servire tutti e ad amministrare le fragranti parole del mio Signore. E perciò, considerando che non posso visitare personalmente i singoli, a causa della malattia e debolezza del mio corpo, mi sono proposto di riferire a voi, mediante la presente lettera e messaggio, le parole del Signore nostro Gesù Cristo, che è il Verbo del Padre, e le parole dello Spirito Santo, che sono spirito e vita.

I. IL VERBO DEL PADRE

[181]      L'altissimo Padre celeste, per mezzo del santo suo angelo Gabriele, annunciò questo Verbo del Padre, così degno, così santo e glorioso, nel grembo della santa e gloriosa Vergine Maria, e dal grembo di lei ricevette la vera carne della nostra umanità e fragilità.

[182]      Lui, che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà.

[183]      E, prossimo alla passione, celebrò la pasqua con i suoi discepoli, e prendendo il pane, rese grazie, lo benedisse e lo spezzò dicendo: " Prendete e mangiate, questo è il mio corpo". E prendendo il calice disse: " Questo è il mio sangue della nuova alleanza, che per voi e per molti sarà sparso in remissione dei peccati". Poi pregò il Padre dicendo: " Padre, se è possibile passi da me questo calice". E il suo sudore divenne simile a gocce di sangue che scorre per terra. Depose tuttavia la sua volontà nella volontà del Padre dicendo: " Padre, sia fatta la tua volontà; non come voglio io, ma come vuoi tu".

[184]      E la volontà di suo Padre fu questa, che il suo figlio benedetto e glorioso, che egli ci ha donato ed è nato per noi, offrisse se stesso, mediante il proprio sangue, come sacrificio e vittima sull'altare della croce, non per sé, poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose,ma in espiazione dei nostri peccati, lasciando a noi l'esempio perché ne seguiamo le orme. E vuole che tutti siamo salvi per mezzo di lui e che lo riceviamo col cuore puro e col nostro corpo casto.

[185]      Ma pochi sono coloro che lo vogliono ricevere ed essere salvati per mezzo di lui, sebbene il suo giogo sia soave e il suo peso leggero.

II. DI QUELLI CHE NON VOGLIONO OSSERVARE I COMANDAMENTI DI DIO.

[186]      Coloro che non vogliono gustare quanto sia soave il Signore e preferiscono le tenebre alla luce, rifiutando di osservare i comandamenti di Dio, sono maledetti; di essi dice il profeta: " Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti". Invece, quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno così come dice il Signore stesso nel Vangelo: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima, e il prossimo tuo come te stesso".

III. DELL'AMORE DI DIO E DEL SUO CULTO.

[187]      Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuore puro e mente pura, poiché egli stesso, ricercando questo sopra tutte le altre cose, disse: I veri adoratori adoreranno il Padre nello spirito e nella verità. Tutti infatti quelli che lo adorano, bisogna che lo adorino nello spirito della verità.

[188]      Ed eleviamo a lui lodi e preghiere giorno e notte, dicendo: " Padre nostro, che sei nei cieli", poiché bisogna che noi preghiamo sempre senza stancarci.

IV. DELLA VITA SACRAMENTALE.

[189]      Dobbiamo anche confessare al sacerdote tutti i nostri peccati e ricevere da lui il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo. Chi non mangia la sua carne e non beve il suo sangue, non può entrare nel regno di Dio. Lo deve però mangiare e bere degnamente, poiché chi lo riceve indegnamente mangia e beve la sua condanna, non discernendo il corpo del Signore, cioè non distinguendolo dagli altri cibi.

[190]      Facciamo, inoltre, frutti degni di penitenza. E amiamo i prossimi come noi stessi. E se uno non vuole amarli come se stesso, almeno non arrechi loro del male, ma faccia del bene.

V. DEL GIUDICARE CON MISERICORDIA.

[191]      Coloro poi che hanno ricevuto l'autorità di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore; infatti il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia.

[192]      Abbiamo perciò carità e umiltà e facciamo elemosine, perché l'elemosina lava l'anima dalle brutture dei peccati. Gli uomini infatti perdono tutte le cose che lasciano in questo mondo, ma portano con se la ricompensa della carità e le elemosine che hanno fatto, di cui avranno dal Signore il premio e la degna ricompensa.

VI. DEL DIGIUNO CORPORALE E SPIRITUALE.

[193]      Dobbiamo anche digiunare e astenerci dai vizi e dai peccati e da ogni eccesso nel mangiare e nel bere ed essere cattolici. Dobbiamo anche visitare frequentemente le chiese e venerare e usare reverenza verso i chierici, non tanto per loro stessi, se sono peccatori, ma per l'ufficio e l'amministrazione del santissimo corpo e sangue di Cristo, che sacrificano sull'altare e ricevono e amministrano agli altri.

[194]      E siamo tutti fermamente convinti che nessuno può essere salvato se non per mezzo delle sante parole e del sangue del Signore nostro Gesù Cristo , che i chierici pronunciano, annunciano e amministrano. Ed essi soli debbono amministrarli e non altri.

                Specialmente poi i religiosi, i quali hanno rinunciato al mondo, sono tenuti a fare molte altre cose e più grandi, senza però tralasciare queste.

VII. DELL'AMORE VERSO I NEMICI.

[195]      Dobbiamo avere in odio i nostri corpi con i vizi e i peccati, poiché il Signore dice nel Vangelo: Tutte le cose cattive, i vizi e i peccati escono dal cuore.

[196]      Dobbiamo amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che ci odiano. Dobbiamo osservare i precetti e i consigli del Signore nostro Gesù Cristo. Dobbiamo anche rinnegare noi stessi e porre i nostri corpi sotto il giogo del servizio e della santa obbedienza, così come ciascuno ha promesso al Signore.

VIII. DELL'UMILTA' NEL COMANDARE.

[197]      E nessun uomo si ritenga obbligato dall'obbedienza ad obbedire a qualcuno la dove si commette delitto o peccato. E colui al quale è affidata l'obbedienza e che è ritenuto maggiore sia come il minore e servo degli altri fratelli, e usi e abbia nei confronti di ciascuno dei suoi fratelli quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di sé qualora si trovasse in un caso simile.

[198]      E per il peccato commesso dal fratello non si adiri contro di lui, ma lo ammonisca e lo conforti con ogni pazienza e umiltà.

IX. DEL FUGGIRE LA SAPIENZA CARNALE.

[199]      Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto dobbiamo essere semplici, umili e puri. Teniamo i nostri corpi in umiliazione e dispregio, perché noi, per colpa nostra, siamo miseri, fetidi e vermi, come dice il Signore per bocca del profeta: " Io sono un verme e non un uomo, l'obbrobrio degli uomini e scherno del popolo".

                Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di Dio.

X. DEL SERVO FEDELE CHE DIVIENE DIMORA DI DIO.

[200]      E tutti quelli e quelle che si diporteranno in questo modo, fino a quando faranno tali cose e persevereranno in esse sino alla fine, riposerà su di essi lo Spirito del Signore, ed egli ne farà sua abitazione e dimora. E saranno figli del Padre celeste, di cui fanno le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.

                Siamo sposi, quando l'anima fedele si congiunge a Gesù Cristo per l'azione dello Spirito Santo. E siamo fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo, che è in cielo. Siamo madri , quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l'amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri.

[201]      Oh, come è glorioso e santo e grande avere in cielo un Padre!

                Oh, come è santo, consolante, bello e ammirabile avere un tale Sposo!

                Oh, come è santo, come è delizioso, piacevole, umile, pacifico, dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello e figlio, il quale offrì la sua vita per le sue pecore e pregò il Padre per noi, dicendo: " Padre santo, custodisci nel tuo nome quelli che mi hai dato. Padre, tutti coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e tu li hai dati a me. E le parole che desti a me, le ho date a loro; ed essi le hanno accolte e veramente hanno riconosciuto che io sono uscito da te ed hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro e non per il mondo. Benedicili e santificali. E per loro io santifico me stesso affinché siano santificati nell'unità come lo siamo noi. E voglio, o Padre, che dove io sono ci siano anch'essi con me, affinché vedano la mia gloria nel tuo regno".

[202]      A colui che tanto patì per noi, che tanti beni ha elargito e ci elargirà in futuro, a Dio, ogni creatura che vive nei cieli, sulla terra, nel mare e negli abissi, renda lode, gloria, onore e benedizione, poiché egli è la nostra virtù e la nostra fortezza. Egli che solo è buono, solo altissimo, solo onnipotente, ammirabile, glorioso e solo è santo, degno di lode e benedetto per gli infiniti secoli dei secoli. Amen.

XI. DI COLORO CHE NON FANNO PENITENZA.

[203]      Invece, tutti coloro che non vivono nella penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e compiono vizi e peccati, e che camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri, e non osservano quelle cose che hanno promesso, e servono con il proprio corpo il mondo, gli istinti della carne, le cure e le preoccupazioni del mondo le cure di questa vita, ingannati dal diavolo, di cui sono figli e ne compiono le opere, costoro sono ciechi, poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo.

                Questi non posseggono la sapienza spirituale, poiché non hanno in se il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre. Di essi dice la Scrittura: " La loro sapienza è stata divorata". Essi vedono, conoscono, sanno e fanno il male e consapevolmente perdono le loro anime.

[204]      Vedete, o ciechi, ingannati dai nostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è dolce fare il peccato ed è cosa amara servire Dio, poiché tutte le cose cattive, vizi e peccati, escono e procedono dal cuore degli uomini come dice il Signore nel Vangelo. E così non possedete nulla né in questo mondo né nell'altro. Credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l'ora che non pensate, non conoscete e ignorate.

XII. IL MORIBONDO IMPENITENTE.

[205]      Il corpo è infermo, si avvicina la morte, accorrono i parenti e gli amici e dicono: " Disponi delle tue cose". Ecco, la moglie di lui, i figli, i parenti e gli amici fingono di piangere. Ed egli, sollevando gli occhi, li vede piangere e, mosso da un cattivo sentimento, pensando tra se dice: " Ecco, la mia anima e il mio corpo e tutte le mie cose pongo nelle vostre mani". In verità questo uomo è maledetto, poiché colloca la sua fiducia e affida la sua anima, il suo corpo e tutti i suoi averi in tali mani. Perciò dice il Signore per bocca del profeta: " Maledetto l'uomo che confida nell'uomo".

                E subito fanno venire il sacerdote. Gli domanda il sacerdote: " Vuoi ricevere la penitenza per tutti i tuoi peccati?". Risponde "Si". " Vuoi dare soddisfazione con i tuoi mezzi, così come puoi, per tutte le colpe e per quelle cose che hai defraudato e nelle quali hai ingannato gli uomini?". Risponde: "No". E il sacerdote: "Perché no?". "Perché ho consegnato ogni mio avere nelle mani dei parenti e degli amici". E incomincia a perdere la parola e così quel misero muore.

                Ma sappiamo tutti che ovunque e in qualsiasi modo un uomo muoia in peccato mortale senza compiere la soddisfazione sacramentale, e può farlo e non lo fa, il diavolo rapisce la sua anima dal suo corpo con una angoscia e sofferenza così grandi che nessuno può sapere se non chi ne fa la prova. E tutti i talenti e l'autorità e la scienza che credeva di possedere, gli sono portati via. Egli li lascia ai parenti ed agli amici, ed essi prendono il patrimonio e se lo dividono e poi dicono: "Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci e acquistare più di quanto acquistò!". I vermi divorano il corpo; e così quell'uomo perde l'anima e il suo corpo in questa breve vita e va all'inferno ove sarà tormentato eternamente.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

[206]      Io frate Francesco, il più piccolo servo vostro, vi prego e vi scongiuro, nella carità che è Dio, e col desiderio di baciarvi i piedi, che queste parole e le altre del Signore nostro Gesù Cristo con umiltà e amore le dobbiate accogliere e attuare e osservare. E coloro che non sanno leggere, se le facciano leggere spesso, e le imparino a memoria, mettendole in pratica santamente sino alla fine, perché sono spirito e vita. E coloro che non faranno ciò, ne renderanno ragione nel giorno del giudizio davanti al tribunale di Cristo. E tutti quelli e quelle che con benevolenza le accoglieranno e le comprenderanno e ne invieranno copie ad altri, se in esse persevereranno fino alla fine, li benedica il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.

LETTERA A TUTTI I CHIERICI

SULLA RIVERENZA DEL CORPO DEL SIGNORE.

Prima recensione

                [207/a] Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all'ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte che, santificano il corpo.

                Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.

                Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole medianti le quali siamo stati creati e redenti "da morte a vita".

                [208/a] Tutti coloro, poi, che amministrano così santi misteri, considerino tra sé, soprattutto chi li amministra illecitamente, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue di lui. E da molti viene collocato e lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.

                [209/a]   Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, poiché "l'uomo carnale non comprende le cose di Dio".

                Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi l'abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?

                Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.

                Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo decoroso.

                Queste cose sono tenuti ad osservarle fino alla fine, più di qualsiasi altra cosa, tutti i chierici. E quelli che non faranno questo, sappiano che dovranno rendere "ragione" davanti al Signore nostro Gesù Cristo "nel giorno del giudizio".

                E coloro che faranno ricopiare questo scritto, perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.

 

Seconda recensione

                [207]      Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all'ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte, che santificano il corpo. Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.

                Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole mediante le quali siamo stati creati e redenti "da morte a vita".

                [208]      Tutti coloro, poi, che amministrano così santi ministeri, considerino tra sé, soprattutto quelli che li amministrano senza discrezione, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue del Signore nostro.

                E da molti viene lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.

                [209]      Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, perché "l'uomo carnale non comprende le cose di Dio".

                Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi l'abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?

                Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.

                Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo decoroso.

                E sappiamo che è nostro dovere osservare tutte queste norme, sopra ogni altra cosa, in forza dei precetti del Signore e delle costituzioni della Santa Madre Chiesa.

                E colui che non si diporterà in questo modo, sappia che dovrà rendere "ragione" al Signore nostro Gesù Cristo "nel giorno del giudizio".

                E coloro che faranno ricopiare questo scritto perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.

LETTERA AI REGGITORI DEI POPOLI

 

[210]      A tutti i podestà e consoli, magistrati e reggitori di ogni parte del mondo, e a tutti gli altri ai quali giungerà questa lettera, frate Francesco, vostro servo nel Signore Dio, piccolo e spregevole, a tutti voi augura salute e pace.

[211]      Considerate e vedete che il giorno della morte si avvicina. Vi supplico perciò, con tutta la reverenza di cui sono capace, di non dimenticare il Signore, assorbiti come siete dalle cure e preoccupazioni di questo mondo, e di non deviare dai suoi comandamenti, poiché tutti coloro che dimenticano il Signore e si allontanano dai comandamenti di lui, sono maledetti e saranno dimenticati da lui.

                E quando verrà il giorno della morte, tutte quelle cose che credevano di possedere saranno loro tolte. E quanto più sapienti e potenti saranno stati in questo mondo, tanto maggiori saranno i tormenti che dovranno patire nell'inferno.

[212]      Perciò io con fermezza consiglio a voi, miei signori, che, messa da parte ogni cura e preoccupazione, riceviate volentieri il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo in sua santa memoria.

[213]      E siete tenuti ad attribuire al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato, che ogni sera si annunci, mediante un banditore o qualche altro segno, che siano rese lodi e grazie all'onnipotente Signore Iddio da tutto il popolo. E se non farete questo, sappiate che dovrete renderne ragione a Dio davanti al Signore vostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio.

                Coloro che riterranno presso di se questo scritto e lo metteranno in pratica, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.

LETTERA A TUTTO L'ORDINE.

 

[214] Nel nome della somma Trinità e della santa Unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

[215] A tutti i frati a cui debbo reverenza e grande amore, a frate... A., ministro generale della Religione dei frati minori, suo signore, e agli altri ministri generali che succederanno a lui, e a tutti i ministri e custodi e sacerdoti della stessa fraternità, umili in Cristo, e a tutti i frati semplici che vivono nell'obbedienza, primi e ultimi, frate Francesco, uomo di poco conto e fragile, vostro piccolo servo, augura salute in Colui che ci ha redenti e ci ha lavati nel suo preziosissimo sangue. Ascoltando il nome di lui, adoratelo con timore e riverenza proni verso terra: Signore Gesù Cristo, Figlio dell'Altissimo è il suo nome, che è benedetto nei secoli.

[216] Ascoltate, miei signori, figli e fratelli, e prestate orecchio alle mie parole. Inclinate l'orecchio del vostro cuore e obbedite alla voce del Figlio di Dio. Custodite nella profondità del vostro cuore i suoi precetti e adempite perfettamente i suoi consigli.

Lodatelo poiché è buono ed esaltatelo nelle opere vostre, poiché per questo vi mandò per il mondo intero, affinché rendiate testimonianza alla voce di lui con la parola e con le opere e facciate conoscere a tutti che non c'è nessuno Onnipotente eccetto Lui. Perseverate nella disciplina e nella santa obbedienza, e adempite con proposito buono e fermo quelle cose che gli avete promesso. Il Signore Iddio si offre a noi come a figli.

I.              DELLA RIVERENZA VERSO IL CORPO DEL SIGNORE

[217]         Pertanto, scongiuro tutti voi, fratelli, baciandovi i piedi e con tutto l'amore di cui sono capace, che prestiate, per quanto potete, tutta la riverenza e tutto l'onore al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, nel quale tutte le cose che sono in cielo e in terra sono state pacificate e riconciliate a Dio onnipotente.

II.             DELLA SANTA MESSA

[218]         Prego poi nel Signore tutti i miei frati sacerdoti, che sono e saranno e desiderano essere sacerdoti dell'Altissimo, che quando vorranno celebrare la Messa puri, in purità offrano con riverenza il vero sacrificio del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, con intenzione santa e monda, non per motivi terreni, né per timore o amore di alcun uomo, come se dovessero piacere agli uomini. Ma ogni volontà, per quanto l'aiuta la grazia divina, si orienti a Dio, desiderando con la Messa di piacere soltanto allo stesso sommo Signore, poiché in essa egli solo opera come a lui piace. Poiché è lui stesso che dice: "Fate questo in memoria di me", se uno farà diversamente, diventa un Giuda traditore e si fa reo del corpo e del sangue del Signore.

[219]         Ricordatevi, fratelli miei sacerdoti, ciò che è scritto riguardo alla legge di Mosè: colui che la trasgrediva, anche solo nelle prescrizioni materiali, per sentenza del Signore, era punito con la morte senza nessuna misericordia. Quanto maggiori e più gravi pene meriterebbe di patire colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e contaminato il sangue dell'alleanza, nel quale è santificato, e recato oltraggio allo Spirito della grazia. L'uomo, infatti, disprezza, contamina e calpesta l'Agnello di Dio quando, come dice l'Apostolo, non distinguendo nel suo giudizio, né discernendo il santo pane di Cristo dagli altri cibi o azioni, lo mangia indegnamente o, pur essendone degno, lo mangia con leggerezza e senza le dovute disposizioni, sebbene il Signore dica per bocca del profeta: "Maledetto l'uomo, che compie con frode l'opera di Dio". E il Signore condanna i sacerdoti che non vogliono prendere a cuore con sincerità queste cose, dicendo: "Maledirò le vostre benedizioni".

[220]         Ascoltate, fratelli miei. Se la beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo santissimo seno; se il beato Battista tremò di gioia e non osò toccare il capo santo del Signore; se è venerato il sepolcro, nel quale egli giacque per qualche tempo; quanto deve essere santo, giusto e degno colui che stringe nelle sue mani, riceve nel cuore e con la bocca ed offre agli altri perché ne mangino, Lui non già morituro, ma eternamente vincitore e glorificato, sul quale gli angeli desiderano volgere lo sguardo!

Badate alla vostra dignità, fratelli sacerdoti, e siate santi perché egli è santo. E come il Signore Iddio vi ha onorato sopra tutti gli uomini, con l'affidarvi questo ministero, così voi amatelo, riveritelo e onoratelo più di ogni altro uomo.

Grande miseria sarebbe, e miseranda meschinità se, avendo lui cosi presente, vi curaste di qualunque altra cosa che esista in tutto il mondo.

[221]         Tutta l'umanità trepidi, I'universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull'altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e degnazione stupenda!

O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell'universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!

Guardate, fratelli, I'umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre.

III.            DELL'UNICA MESSA DELLA FRATERNITÀ

[222]         Per questo motivo ammonisco ed esorto nel Signore, che nei luoghi in cui i frati dimorano, si celebri una sola Messa al giorno, secondo le norme della santa Chiesa.

[223]         Se poi nel luogo vi fossero più sacerdoti, I'uno, per amore di carità, si accontenti dell'ascolto della celebrazione dell'altro sacerdote, poiché il Signore Gesù Cristo riempie di se stesso presenti ed assenti che sono degni di lui. Egli, infatti, sebbene sembri essere in più luoghi, tuttavia rimane indivisibile e non conosce detrimento di sorta, ma uno e ovunque, come a lui piace, opera insieme con il Signore Iddio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito per tutti i secoli dei secoli. Amen.

IV.           DELLA VENERAZIONE PER LA SACRA SCRITTURA

[224]         E poiché chi è da Dio ascolta le parole di Dio, perciò noi, che in modo tutto speciale siamo deputati ai divini uffici, dobbiamo non solo ascoltare e praticare quello che Dio dice, ma anche, per radicare in noi l'altezza del nostro Creatore e la nostra sottomissione a lui, custodire i vasi sacri e i libri liturgici, che contengono le sue sante parole.

[225]         Perciò, ammonisco tutti i miei frati e li incoraggio in Cristo perché, ovunque troveranno le divine parole scritte, come possono, le venerino e, per quanto spetti a loro, se non sono ben custodite o giacciono sconvenientemente disperse in qualche luogo, le raccolgano e le ripongano in posto decoroso, onorando nelle sue parole il Signore che le ha pronunciate. Molte cose infatti sono santificate mediante le parole di Dio e in virtù delle parole di Cristo si compie il sacramento dell'altare.

 

V.            CONFESSIONE DEL SANTO

[226]         Ed ora confesso al Signore Dio Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, alla beata sempre vergine Maria e a tutti i santi in cielo e in terra, a frate H. (Elia), ministro della nostra Religione, come a mio venerabile signore, e ai sacerdoti del nostro Ordine e a tutti gli altri miei frati benedetti, tutti i miei peccati.

                Ho peccato molto per mia grave colpa, specialmente perché non ho osservato la Regola, che ho promesso al Signore, e non ho detto l'ufficio, come la Regola prescrive, sia per negligenza sia a causa della mia infermità, sia perché sono ignorante e illetterato.

IV.           DELLA REGOLA E DELL'UFFICIO

[227]         Perciò scongiuro, come posso, frate H. (Elia) ministro generale, mio signore che faccia osservare da tutti inviolabilmente la Regola, e che i chierici dicano l'ufficio con devozione, davanti a Dio, non preoccupandosi della melodia della voce, ma della consonanza della mente, così che la voce concordi con la mente, la mente poi concordi con Dio, affinché possano piacere a Dio, mediante la purezza del cuore, piuttosto che accarezzare gli orecchi del popolo con la mollezza del canto.

[228]         Per quanto mi riguarda, io prometto di osservare fermamente tutte queste cose, come Dio mi darà la grazia, e le insegnerò ai frati che sono con me perché le osservino, riguardo all'ufficio e alle altre norme stabilite dalla Regola.

[229]         Quei frati, poi, che non vorranno osservare queste cose, non li ritengo cattolici, né miei frati; non li voglio neppure vedere né parlare con loro, finché non abbiano fatto penitenza.

[230]         Lo stesso dico anche per tutti gli altri che vanno vagando, incuranti della disciplina della Regola; poiché il Signore nostro Gesù Cristo dette la sua vita per non venir meno all'obbedienza del Padre santissimo.

[231]         lo, frate Francesco, uomo inutile e indegna creatura del Signore Iddio, dico in nome del Signore Gesù Cristo a frate H. (Elia), ministro di tutta la nostra Religione e a tutti i ministri generali che succederanno a lui, e agli altri custodi e guardiani dei frati, che sono e saranno, che tengano presso di sé questo scritto, ad esso si conformino e lo conservino scrupolosamente. E supplico gli stessi di custodire con sollecitudine e di fare osservare con grande diligenza le cose che vi sono scritte, secondo il beneplacito di Dio onnipotente, ora e sempre, finché durerà questo mondo.

[232]         E voi che farete queste cose siate benedetti dal Signore, e il Signore sia con voi in eterno. Amen.

Vll.          PREGHIERA CONCLUSIVA

[233] *** vedi sotto alla formattazione

Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e, con l'aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.

[233] altra formattazione mia:

Onnipotente, eterno,

giusto e misericordioso Iddio

concedi a noi miseri di fare,

per la forza del tuo amore,

ciò che sappiamo che tu vuoi,

e di volere sempre ciò che a te piace,

affinché, interiormente purificati,

interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo,

possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto,

il Signore nostro Gesù Cristo,

e, con l'aiuto della tua sola grazia,

giungere a te, o Altissimo,

che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice

vivi e regni glorioso,

Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

 

LETTERA AD UN MINISTRO.

 

[234]      A frate N... ministro. Il Signore ti benedica!

Io ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell'amare il Signore Iddio, ed ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri anche se ti coprissero di battiture, tutto questo devi ritenere come una grazia.

E così tu devi volere e non diversamente. E questo tieni in conto di vera obbedienza da parte del Signore Iddio e mia per te, perché io fermamente riconosco che questa è vera obbedienza. E ama coloro che agiscono con te in questo modo, e non esigere da loro altro se non ciò che il Signore darà a te. E in questo amali e non pretendere che diventino cristiani migliori.

[235]      E questo sia per te più che stare appartato in un eremo.

E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli.

[236]      E avvisa i guardiani, quando potrai, che tu sei deciso a fare così.

[237]      Riguardo poi a tutti i capitoli della Regola che trattano dei peccati mortali, con l'aiuto del Signore, nel Capitolo di Pentecoste, raccolto il consiglio dei frati, ne faremo un Capitolo solo in questa forma:

Se qualcuno dei frati, per istigazione del nemico, avrà peccato mortalmente, sia tenuto per obbedienza a ricorrere al suo guardiano, E tutti i frati, che fossero a conoscenza del peccato di lui, non gli facciano vergogna né dicano male di lui, ma ne abbiano grande misericordia e tengano assai segreto il peccato del loro fratello, perché non i sani hanno bisogno del medico, ma i malati . E sempre per obbedienza siamo tenuti a mandarlo con un compagno dal suo custode. Lo stesso custode poi provveda misericordiosamente a lui, come vorrebbe si provvedesse a lui medesimo, se si trovasse in un caso simile.

[238]      E se fosse caduto in qualche peccato veniale, si confessi ad un fratello sacerdote. E se in quel luogo non ci fosse un sacerdote, si confessi ad un suo fratello, fino a che possa trovare un sacerdote che lo assolva canonicamente, come è stato detto. E questi non abbiano potere di imporre altra penitenza all'infuori di questa: "Va' e non peccare più!".

[239]      Questo scritto tienilo con te, affinché sia meglio osservato, fino al capitolo di Pentecoste; là sarai presente con i tuoi frati. E queste e tutte le altre cose, che sono ancora poco chiare nella Regola, sarà vostra cura di completarle, con l'aiuto del Signore Iddio.

PRIMA LETTERA AI CUSTODI.

                [240]      A tutti i custodi dei frati minori ai quali giungerà questa lettera, frate Francesco, vostro servo e piccolo nel Signore Iddio, augura salute con nuovi segni del cielo e della terra, segni che sono grandi e straordinari presso il Signore e sono invece ritenuti in nessun conto da molti religiosi e da altri uomini.

[241]      Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichiate umilmente i chierici di venerare sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e i santi nomi e le parole di lui scritte che consacrano il corpo. I calici, i corporali, gli ornamenti dellíaltare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi. E se in qualche luogo trovassero il santissimo corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo prezioso, secondo le disposizioni della Chiesa, e sia portato con grande venerazione e amministrato agli altri con discrezione.

[242]      Anche gli scritti che contengono i nomi e le parole del Signore, ovunque fossero trovati in luoghi sconvenienti, siano raccolti e collocati in luogo degno.

[243]      E in ogni predica che fate, ricordate al popolo di fare penitenza e che nessuno può essere salvato se non colui che riceve il santissimo corpo e sangue del Signore , e che quando è sacrificato dal sacerdote sullíaltare o viene portato in qualche parte, tutti, in ginocchio, rendano lode, gloria e onore al Signore Iddio vivo e vero.

E dovete annunciare e predicare la sua gloria a tutte le genti, cosi che ad ogni "ora" e quando suonano le campane, sempre da tutto il popolo siano lese lodi e grazie a Dio onnipotente per tutta la terra.

[244]      E tutti i miei frati custodi ai quali giungerà questo scritto, che ne faranno copia e la terranno presso di sé e la faranno trascrivere per i frati che hanno líufficio della predicazione e della custodia dei frati, e che predicheranno sino alla fine le istruzioni contenute in questo scritto, sappiano che hanno la benedizione del Signore Iddio e mia.

E reputino questo scritto come vera e santa obbedienza per loro. Amen.

**********************************************************************************************************************

SECONDA LETTERA AI CUSTODI.

[245]      A tutti i custodi dei frati minori, ai quali perverrà questa lettera, frate Francesco, il più piccolo dei servi di Dio, augura salute e pace santa nel Signore.

[246]      Sappiate che ci sono delle realtà che, davanti al Signore sono altissime e sublimi, ma a volte sono reputate dagli uomini vili e spregevoli; mentre altre, ri tenute care e nobili tra gli uomini, sono invece ritenute vilissime e spregevoli al cospetto di Dio.

[247]      Perciò vi supplico, nel Signore Dio nostro, per quanto posso, che vi preoccupiate di consegnare ai vescovi e agli altri chierici, quelle lettere che trattano del santissimo corpo e sangue del Signore nostro, e di custodire nella memoria quanto su questo argomento vi abbiano raccomandato.

[248]      Dell'altra lettera che vi invio perché la trasmettiate ai podestà, ai consoli e ai reggitori dei popoli, nella quale è contenuto líinvito a proclamare in pubblico tra i popoli e sulle piazze le lodi di Dio, procurate di fare subito molte copie e di consegnarle con diligenza a coloro ai quali sono indirizzate.

 

LETTERA A FRATE LEONE

[249]      Frate Leone, il tuo frate Francesco ti augura salute e pace.

[250]      Così dico a te, figlio mio, come una madre: che tutte le parole, che ci siamo scambiate lungo la via, le riassumo brevemente in questa sola frase e consiglio anche se dopo ti sarà necessario tornare da me per consigliarti - poiché così ti consiglio: in qualunque maniera ti sembra meglio di piacere al Signore Dio e di seguire le sue orme e la sua povertà, fatelo con la benedizione del Signore Dio e con la mia obbedienza.

                E se ti è necessario per il bene della tua anima, per averne altra consolazione, e vuoi, o Leone, venire da me, vieni!

LETTERA A FRATE ANTONIO.

 

[251]      A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute.

[252]      Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione, non estingua lo spirito dell'orazione e della devozione, come sta scritto nella Regola.

 

LETTERA A DONNA GIACOMINA

[253]      A donna Jacopa, serva dell'Altissimo, frate Francesco poverello di Cristo, augura salute nel Signore e la comunione dello Spirito Santo.

[254]      Sappi, carissima, che Cristo benedetto, per sua grazia, mi ha rivelato che la fine della mia vita è ormai prossima.

[255]      Perciò, se vuoi trovarmi vivo, vista questa lettera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli, poiché se non verrai prima di tale giorno, non mi potrai trovare vivo.

E porta con te un panno di cilicio in cui tu possa avvolgere il mio corpo e la cera per la sepoltura. Ti prego ancora di portarmi di quei dolci, che eri solita darmi quando mi trovavo ammalato a Roma.

 

SALUTO ALLE VIRTU'

[256]      Ave, regina sapienza,

il Signore ti salvi

con tua sorella, la santa e pura semplicità.

Signora santa povertà,

il Signore ti salvi

con tua sorella, la santa umiltà.

Signora santa carità,

il Signore ti salvi

con tua sorella, la santa obbedienza.

Santissime virtù,

voi tutte salvi il Signore

dal quale venite e procedete.

[257]      Non c'è assolutamente uomo nel mondo intero,

che possa avere una sola di voi,

se prima non muore [a se stesso].

Chi ne ha una e le altre non offende,

tutte le possiede,

e chi anche una sola ne offende

non ne possiede nessuna e le offende tutte.

e ognuna confonde i vizi e i peccati.

[258]      La santa sapienza

confonde Satana e tutte le sue insidie.

La pura santa semplicità

confonde ogni sapienza di questo mondo

e la sapienza della carne.

La santa povertà

confonde la cupidigia, I'avarizia

e le preoccupazioni del secolo presente.

La santa umiltà

confonde la superbia

e tutti gli uomini che sono nel mondo

e similmente tutte le cose che sono nel mondo.

La santa carità

confonde tutte le diaboliche e carnali tentazioni

e tutti i timori carnali.

La santa obbedienza

confonde tutte le volontà corporali e carnali

e ogni volontà propria,

e tiene il suo corpo mortificato per l'obbedienza

allo spirito e per l'obbedienza al proprio fratello;

e allora l'uomo è suddito e sottomesso

a tutti gli uomini che sono nel mondo,

e non soltanto ai soli uomini,

ma anche a tutte le bestie e alle fiere,

così che possano fare di lui quello che vogliono

per quanto sarà loro concesso dall'alto del Signore.

 

** Dal Saluto alla Beata Vergine Maria, ho ricopiato qui:

[260]      E saluto voi tutte, sante virtù,

che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo

venite infuse nei cuori dei fedeli,

perché da infedeli

fedeli a Dio li rendiate.

 

SALUTO ALLA BEATA VERGINE MARIA

[259] Ave, Signora, santa regina,

santa Madre di Dio, Maria

che sei vergine fatta Chiesa.

ed eletta dal santissimo Padre celeste,

che ti ha consacrata

insieme col santissimo suo Figlio diletto

e con lo Spirito Santo Paraclito;

tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia

e ogni bene.

Ave, suo palazzo,

ave, suo tabernacolo,

ave, sua casa.

Ave, suo vestimento,

ave, sua ancella,

ave, sua Madre.

[260]      E saluto voi tutte, sante virtù,

che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo

venite infuse nei cuori dei fedeli,

perché da infedeli

fedeli a Dio li rendiate.

[261] LODI DI DIO ALTISSIMO

Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose.

Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,

Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.

Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,

Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero.

Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,

Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,

Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine,

Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.

Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza, Tu sei giustizia,

Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.

Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.

Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,

Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.

Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità.

Tu sei tutta la nostra dolcezza,

Tu sei la nostra vita eterna,

                grande e ammirabile Signore,

                Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

 

[262] BENEDIZIONE A FRATE LEONE

Il Signore ti benedica e ti custodisca,

mostri a te il suo volto

e abbia misericordia di te.

Rivolga verso di te il suo sguardo

e ti dia pace.

Il Signore benedica te,

frate Leone.

Nota autografa:

"Il beato Francesco scrisse di suo pugno questa benedizione

per me frate Leone.

Allo stesso modo fece lui, di sua mano,

il segno del Tau con la sua base".

 

AUDITE POVERELLE

 

PER LE POVERE SIGNORE

DEL MONASTERO DI S. DAMIANO

[263/1]   Audite, poverelle dal Signore vocate,

ke de multe parte et provincie sete adunate:

vivate sempre en veritate

ke en obedientia moriate.

Non guardate a la vita de fore,

ka quella dello spirito è migliore.

Io ve prego per grand'amore

k'aiate discrecione de le lemosene ke ve dà el Segnore.

Quelle ke sunt adgravate de infirmitate

et l'altre ke per loro suò adfatigate,

tutte quante lo sostengate en pace

Ka multo venderi(te) cara questa fatiga,

ka cascuna serà regina en celo coronata cum la Vergene Maria.

 

CANTICO DI FRATE SOLE

 

[263]      Altissimu, onnipotente, bon Signore,

Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfane,

et nullu homo ène dignu Te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le Tue creature,

spetialmente messor lo frate Sole,

lo quale è iorno et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi' Signore, per sora Luna e le stelle:

in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento

et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,

per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi' Signore, per sor'Acqua,

la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi' Signore, per frate Focu,

per lo quale ennallumini la nocte:

ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.

Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore

et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterrano in pace,

ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra Morte corporale,

da la quale nullu homo vivente po' skappare:

guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;

beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,

ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate

e serviateli cum grande humilitate.

 

*** (vedi, più sotto, altra formattazione)

LODI PER OGNI ORA

[Rubrica: Incominciano le lodi composte dal beatissimo padre nostro Francesco. Egli le recitava ad ogni ora del giorno e della notte e prima dell'Ufficio della beata Vergine Maria; e incominciano così: "Santissimo Padre nostro, che sei nei cieli, ecc.". seguite dal Gloria. Poi si dicano le seguenti lodi:]

[264]      Santo, santo, santo il Signore Dio onnipotente,

che è, che era e che verrà;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

                Tu sei degno, Signore Dio nostro,

di ricevere la lode, la gloria

e l'onore e la benedizione;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

                Degno è l'Agnello, che è stato immolato

di ricevere potenza e divinità,

sapienza e fortezza,

onore e gloria e benedizione;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

                Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

                Benedite il Signore, opere tutte del Signore;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

                Date lode al nostro Dio voi tutti suoi servi

voi che temete Dio, piccoli e grandi;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

                Lodino lui, glorioso, i cieli e la terra;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

                E ogni creatura che è nel cielo

e sopra la terra e sotto terra,

e il mare e le creature che sono in esso;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

                Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

                Come era nel principio e ora e sempre

e nei secoli dei secoli. Amen.

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

[265]      Preghiera: Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Iddio,

ogni bene, sommo bene, tutto il bene, che solo sei buono,

fa' che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria,

ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione e tutti i beni.

Fiat! Fiat! Amen.

 

 

( * 264 * ) LODI PER OGNI ORA

1. Santo, santo, santo il Signore Dio onnipotente,

che è, che era e che verrà;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

2. Tu sei degno, Signore Dio nostro,

di ricevere la lode, la gloria

e l'onore e la benedizione;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

3. Degno è l'Agnello, che è stato immolato

di ricevere potenza e divinità,

sapienza e fortezza,

onore e gloria e benedizione;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

4. Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

5. Benedite il Signore, opere tutte del Signore;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

6. Date lode al nostro Dio voi tutti suoi servi

voi che temete Dio, piccoli e grandi;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

7. Lodino lui, glorioso, i cieli e la terra;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

8. E ogni creatura che è nel cielo

e sopra la terra e sotto terra,

e il mare e le creature che sono in esso;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

9. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo;

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

10. Come era nel principio e ora e sempre

e nei secoli dei secoli. Amen.

E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

 

( * 265 * )              Preghiera:

Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Iddio,

ogni bene, sommo bene, tutto il bene, che solo sei buono,

fa' che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria,

ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione e tutti i beni.

Fiat! Fiat! Amen.

 

*** (vedi, più sotto, altra formattazione)

ESORTAZIONE ALLA LODE DI DIO

[ Lode di Dio nel luogo dell'eremita]

 

[265/a] Temete il Signore e rendetegli onore.

                Il Signore è degno di ricevere la lode e l'onore,

                Voi tutti che temete il Signore lodatelo.

                Ave Maria piena di grazia il Signore è con te,

                Lodatelo cielo e terra.

                 Lodate il Signore, o fiumi tutti.

                Benedite il Signore o figli di Dio.

                Questo è il giorno fatto dal Signore,

                               esultiamo e rallegriamoci in esso.

                               Alleluia, alleluia, alleluia! Il Re di Israele.

                Ogni vivente dia lode al Signore.

                Lodate il Signore perché è buono;

                               tutti voi che leggete queste parole, benedite il Signore.

                Benedite il Signore, o creature tutte.

                Voi tutti uccelli del cielo, lodate il Signore.

                Servi tutti del Signore lodate il Signore.

                Giovani e fanciulle lodate il Signore.

                Degno è l'Agnello che è stato immolato

                               di ricevere la lode, la gloria e l'onore.

                Sia benedetta la santa Trinità

                               e l'indivisa Unità.

                San Michele arcangelo, difendici nel combattimento.

 

 

( * 265a * )            ESORTAZIONE ALLA LODE DI DIO

                                               [ Lode di Dio nel luogo dell'eremita]

Temete il Signore e rendetegli onore.

Il Signore è degno di ricevere la lode e l'onore,

                Voi tutti che temete il Signore lodatelo.

Ave Maria piena di grazia il Signore è con te,

                Lodatelo cielo e terra.

                Lodate il Signore, o fiumi tutti.

Benedite il Signore o figli di Dio.

                Questo è il giorno fatto dal Signore,

                esultiamo e rallegriamoci in esso.

                Alleluia, alleluia, alleluia! Il Re di Israele.

Ogni vivente dia lode al Signore.

                Lodate il Signore perché è buono;

                tutti voi che leggete queste parole, benedite il Signore.

Benedite il Signore, o creature tutte.

Voi tutti uccelli del cielo, lodate il Signore.

                Servi tutti del Signore lodate il Signore.

                Giovani e fanciulle lodate il Signore.

Degno è l'Agnello che è stato immolato

di ricevere la lode, la gloria e l'onore.

                Sia benedetta la santa Trinità

                e l'indivisa Unità.

San Michele arcangelo, difendici nel combattimento.

 

265 ONNIPOTENTE

Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Iddio,

ogni bene, sommo bene, tutto il bene, che solo sei buono,

fa' che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria,

ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione e tutti i beni.

Fiat! Fiat! Amen.

 

 

** (vedi, più sotto, altra formattazione) **

PARAFRASI DEL PADRE NOSTRO

 

[266]      O santissimo Padre nostro: creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro.

[267]      Che sei nei cieli: negli angeli e nei santi, illuminandoli alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce, infiammandoli all'amore, perché tu, Signore, sei amore, ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine, perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.

[268]      Sia santificato il tuo nome: si faccia luminosa in noi la conoscenza di te, affinché possiamo conoscere l'ampiezza dei tuoi benefici, l'estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.

[269]      Venga il tuo regno: perché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, ove la visione di te è senza veli,

l'amore di te è perfetto,

la comunione di te è beata,

il godimento di te senza fine.

[270]      Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l'anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell'anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno.

[271]      Il nostro pane quotidiano: il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi: in memoria, comprensione e reverenza dell'amore che egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì.

[272]      E rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e l'intercessione della beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti.

[273]      Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che non sappiamo pienamente perdonare, tu, Signore, fa' che pienamente perdoniamo sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici e devotamente intercediamo presso di te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci in te ad essere di giovamento a tutti.

[274]      E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.

[275]      Ma liberaci dal male: passato, presente e futuro.

                Gloria al Padre, ecc.

 

 

 

( ** altra formattazione ** ) :

PARAFRASI DEL PADRE NOSTRO

 

[266]      O santissimo Padre nostro: creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro.

[267]      Che sei nei cieli: negli angeli e nei santi, illuminandoli alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce, infiammandoli all'amore, perché tu, Signore, sei amore, ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine, perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.

[268]      Sia santificato il tuo nome: si faccia luminosa in noi la conoscenza di te, affinché possiamo conoscere l'ampiezza dei tuoi benefici, I'estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.

[269]      Venga il tuo regno: perché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, ove la visione di te è senza veli,

l'amore di te è perfetto,

la comunione di te è beata,

il godimento di te senza fine.

[270]      Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l'anima sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell'anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno.

[271]      Il nostro pane quotidiano: il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo,

                dà a noi oggi: in memoria, comprensione e reverenza dell'amore che egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì.

[272]      E rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e l'intercessione della beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti.

[273]      Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che non sappiamo pienamente perdonare, tu, Signore, fa' che pienamente perdoniamo sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici e devotamente intercediamo presso di te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci in te ad essere di giovamento a tutti.

[274]      E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.

[275]      Ma liberaci dal male: passato, presente e futuro. Amen.

 

Oratio Crucis

** (vedi, più sotto, un'altra formattazione e traduzione)

               

[276]      PREGHIERA DAVANTI AL CROCIFISSO

Altissimo glorioso Dio,

illumina le tenebre de lo core mio.

Et dame fede dricta,

speranza certa e carità perfecta,

senno e cognoscemento,

Signore,

che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen.

 

( ** 276 ** : altra formattazione e traduzione )

PREGHIERA DAVANTI AL CROCIFISSO

Altissimo glorioso Dio,

illumina le tenebre del cuore mio.

Dammi fede retta,

speranza certa e carità perfetta,

sapienza e conoscenza.

Signore,

che io faccia la tua santa e verace volontà.

Amen.

PREGHIERA ABSORBEAT

[277]      Rapisca, ti prego, o Signore,

                I'ardente e dolce forza del tuo amore

                la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,

                 perché io muoia per amore dell'amor tuo,

                come tu ti sei degnato morire

                per amore dell'amor mio.

 

 

DELLA VERA E PERFETTA LETIZIA.

[278]                      Lo stesso [fra Leonardo] riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria [degli Angeli], chiamò frate Leone e gli disse: "Frate Leone, scrivi". Questi rispose: "Eccomi, sono pronto". "Scrivi - disse - quale è la vera letizia".

                "Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell'Ordine, scrivi: non è vera letizia. Cosi pure che sono entrati nell'Ordine tutti i prelati d'Oltr'Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re d'lnghilterra; scrivi: non è vera letizia. E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia".

                "Ma quale è la vera letizia?".

                "Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, alI'estremità della tonaca, si formano dei ghiacciuoli d'acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. E io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: "Chi è?". Io rispondo: "Frate Francesco". E quegli dice: "Vattene, non è ora decente questa, di andare in giro, non entrerai". E poiché io insisto ancora, I'altro risponde: "Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te". E io sempre resto davanti alla porta e dico: "Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte". E quegli risponde: "Non lo farò. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là".

                Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza dell'anima".

 

VERSIONE VECCHIA DA ALESSANDRO DOMENICALE

TUTTA DA CAMBIARE,

eccetto 298 e 303, riportati anche in versione nuova e ritoccata

UFFICIO DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

279         Incominciano i salmi, che il beatissimo padre nostro Francesco compose a onore e a memoria e a lode della passione del Signore. E incominciano dalla compieta del Giovedì santo, cioè da quella triste notte in cui il Signor nostro Gesù Cristo fu tradito e catturato. E nota, che il beato Francesco recitava questo ufficio in questo modo: prima diceva l'orazione, che ci ha insegnato il Signore e Maestro. Santissimo Padre nostro, ecc. insieme alle lodi Santo, santo, santo. Terminate le lodi e l'orazione, incominciava questa antifona: Santa Maria. Prima diceva i salmi dell'ufficio della Madonna, poi diceva gli altri salmi da lui scelti, e, alla fine di tutti i salmi, recitava i salmi della passione. Terminato il salmo diceva questa antifona: Santa Maria Vergine. Terminata l'antifona era finito l'ufficio.

COMPlETA

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo

280         Signore, ti ho raccontato la mia vita: e tu hai preso le mie lacrime e le hai poste davanti a te (Sal 55, 9).

                 I miei nemici si sono uniti per perdermi (Sal 70, 10): hanno risposto col male al bene, con l'odio all'amore (Sal 108, 5).

                Invece di amarmi, dicevano ogni male di me: ma io pregavo ( Sal 108, 1 ).

Mio Padre santo, che sei Re del cielo e della terra, non allontanarti da me: il tempo della tribolazione è prossimo, e non c'è chi mi aiuti (Gv. 17, 11; Mt. 11, 25; S 21, 12).

 

                Ma se io ti avrò invocato fuggiranno i miei nemici: ecco, io so bene che tu sei il mio Dio (Sal 55, l0).

                 Si sono fermati lontano da me anche i miei amici e i miei intimi (Sal 37, 12): tu hai permesso che rimanessero lontani, ed essi si vergognarono di rne. Fui consegnato ai miei nemici, né da essi mi liberai (Sal 87, 9).

                Padre santo, non allontanare da me il tuo aiuto: Dio mio, guarda e vieni in mio soccorso (Sal 21, 20).

                 Vieni in mio soccorso, Dio della mia salvezza (Sal 37, 23). Il Gloria.

281         Antifona: Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata nel mondo, fra le donne, figlia e ancella dell'altissimo Re, il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi con san Michele arcangelo e con tutte le virtù dei cieli, e con tutti i santi, presso il tuo santissimo Figlio diletto, nostro Signore e Maestro.

                Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, come in principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

282         Nota che questa antifona si recita ad ogni ora; e si recita come antifona, capitolo, versetto e orazione, anche a mattutino e a ciascun'ora. Nient'altro egli diceva se non questa antifona con i suoi salmi. E alla fine dell'ufficio il beato Francesco sempre recitava questa benedizione: Benediciamo il Signore Iddio vivo e vero, e rendiamo a Lu la lode, la gloria, l'onore e ogni bene per sempre. Amen. Amen. Fiat. Fiat (3) .

MATTUTINO

Antifona Santa Maria Vergine.

Salmo

283         I Signore, Dio della mia salvezza, giorno e notte sale a te il mio grido ( Sal 87, 1 ) .

                2 Possa la mia preghiera entrare al tuo cospetto: porgi ad essa l'orecchio, Signore (Sal 87,        2-3).

                3 Guarda all'anima mia e liberala: strappami dalle mani dei miei nemici (Sal 68, 19).

                4 A te io devo la mia vita, tu sei la mia speranza fino dalla mia nascita, e sei il mio Dio; non

allontanarti da me (Sal 21, 10-12).

                6 Tu vedi ora la mia confusione e la furia spietata di chi mi oltraggia (Sal 68, 20).

                8 Ho cercato chi mi fosse accanto in quest'ora di tribolazione: nessuno ci fu; ho cercato chi mi

                 confortasse: non ho trovato alcuno (Sal 68, 21).

                9 Gli iniqui, o Signore, sono insorti contro di me; i potenti vogliono la mia vita: senza alcun

riguardo per te (Sal 85, 14).

                10 Ormai sono computato tra i morti, un uomo che nessuno aiuta, libero tra i morti (Sal 87, 5).

                11 Ma tu, Padre santo, sei il mio Re e il mio Dio (Sal 5, 3): vieni in mio soccorso, Signore, Dio

della mia salvezza (Sal 37, 23).

Prima

Antifona. Santa Maria Vergine.

284         1 Abbi pietà di me, Signore, abbi pietà di me, perché la mia anima confida in te (Sal 56, 2).

                2 Mi porrò pieno di speranza all'ornbra delle tue ali, fino a quando sia passato il turbine

dell'iniquità (Sal 56, 2).

                3 Salirà il mio grido al Padre mio altissimo, al Dio che mi ama (Sal 56, 3).

                4 Dal cielo egli opera la mia salvezza: e getta la confusione tra i miei nemici (Sal 56, 4).

                5 Ha disteso la sua mano e la sua verità; ha strappato la mia vita alla potenza dei miei nemici e

di quanti mi odiano:

6 di quanti mi avevano teso lacci e avevano umiliato la mia anima (Sal 56, 4; 17, 18; 56, 7).        7 Caddero, così, nella fossa che avevano scavato per me ( Sal 56, 7) .

                8 Il mio cuore è pronto, Signore, il mio cuore è pronto: un inno io ti canterò (Sal 56, 8).

                9 A me l'arpa, a me la cetra! Risorgi o mia gloria; io mi desterò all'alba (Sal 56, 9).

                10 Ti loderò in mezzo a tutte le genti, Signore: perché la tua misericordia è grande come il           cielo e la tua fedeltà tocca le nubi altissime (Sal 56, 10-11).

                11 Sii esaltato, Signore, sopra i cieli; e si stenda la tua gloria su tutta la terra (Sal 56, 12).

TERZA

Antifona. Santa Maria Vergine.

Salmo

285         1 Abbi pietà di me, Signore, perché i miei nemici mi calpestano e non mi dànno tregua in

                 alcun'ora del giorno:

                2 e sono tanti coloro che mi fanno guerra! (Sal 55, 2-3).

                3 Ogni loro pensiero è rivolto al mio male: fanno uso di ogni menzogna (Sal 40, 8-9).

                4 Quelli che difendevano la mia anima, hanno fatto consiglio fra loro (Sal 70, 10):

5 uscivano fuori e parlavano fra di loro (Sal 40, 7).

                6 Chi mi vede, mi deride: muove le labbra e scuote la testa (Sal 21, 8):

7 perché io sono verme, non uomo, un abietto, rifiuto per il popolo (Sal 21, 7).

                8 I miei vicini disprezzano me, non i miei nemici; i miei familiari hanno paura (Sal 30, 12).

                9 Padre santo, non togliermi il tuo aiuto: veglia tu a mia difesa (Sal 21, 20).

                10 Affrettati in mio aiuto, Signore Dio della mia salvezza (Sal 37, 23).

SESTA

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo

286         1 Il mio grido sale al Signore:

2 a Lui salgono la mia preghiera e la mia miseria (Sal 141, 2-3).

                3 Quando viene meno in me il mio spirito, tu conosci la mia strada.

4 Camminavo e mi tesero lacci; mi guardavo attorno e nessuno mi conosceva.

5 Non c'era più scampo per me;

6 e nessuno si prendeva cura della mia anima (Sal 141, 4-5).

7 Per tuo amore ho sopportato l'oltraggio e !a vergogna ha ricoperto il mio volto (Sal 68,

8-10).

8 Sono divenuto estraneo per i miei fratelli, sconosciuto ai figli di mia madre (Sal 68, 9).

9 Padre santo, per lo zelo della tua casa sono caduti su di me gli oltraggi dei tuoi nemici (Sal

68, 10).

10 Contro di me si sono rallegrati e riuniti: su di me sono caduti i flagelli, senza saperne la

ragione (Sal 34, 15).

11 Più numerosi dei capelli del mio capo si sono fatti coloro che mi odiano senza motivo (Sal

68 5)

12 Sono potenti i nemici che mi calunniano: quanto non ho rubato, lo dovrei restituire? (Sal

68, 5).

13 Falsi testimoni mi hanno accusato di cose che ignoro:

14 mi hanno reso male per bene, mi hanno calunniato; perché ho seguito l'onestà (Sal 37, 21).

15 Tu sei il santissimo Padre mio, il mio Re, il mio Dio! (Sal 43, 5).

16 Vieni in mio soccorso, o Dio della mia salvezza (Sal 37, 23).

Nona

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo

287         1 Voi tutti che passate per la via, vedete se c'è un dolore simile al mio dolore! (Lam. 1, 12).

2 Ringhiosi come cani mi assediarono i miei nemici; mi hanno guardato e pesato:

3 si sono divisi i miei abiti, hanno tirato a sorte la mia veste (Sal 21, 17-19).

4 Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi: hanno contato tutte le mie ossa (Sal 21, 14-16).

5 Gridavano contro di me come leoni ruggenti e affamati (Sal 21, 14).

6 Mi sono dissolto come acqua: le mie ossa sono state disgregate.

7 Il cuore si è liquefatto a guisa di cera nel mio petto;

8 1a mia forza si è disseccata a guisa di otre vuoto: la mia lingua si è attaccata al palato (Sal 21,

15-16).

9 Mi hanno nutrito con fiele, dissetato con aceto ( Sal 68, 22).

10 Mi hanno condotto alla polvere della morte aumentando il dolore delle mie ferite (Sal 21, 16; 68,

27).

11 Mi addormentai e risorsi. Il Padre mio santissimo mi ha accolto nella sua gloria (Sal 3, 6).

12 0 Padre santo, tu mi hai tenuto per mano, mi hai accompagnato nel fare la tua volontà, mi hai

assunto nella gloria (Sal 72, 24-25).

13 Infatti che cosa possiedo in cielo? E da te che cosa ho voluto sulla terra? (Sal 72 25).

14 Uomini, guardate! -- dice il Signore-- sono io il vostro Dio: sarò esaltato fra le genti e su tutta la

terra (Sal 45, 11).

15 Benedetto sia il Signore, Dio d'Israele, che ha redento le anime dei suoi servi con il suo

preziosissimo sangue: non verranno mai meno coloro che in Lui sperano (Sal 33, 23).

16 E lo sappiamo che viene: viene a giudicare la giustizia ( Sal 95, 1 3 ) .

Vespero

Antifona. Santa Maria Vergine.

Salmo

288 1 Genti tutte, applaudite: gridate a Dio la vostra esultanza,

2 perché il Signore è grande e terribile, Re eccelso su tutta la terra (Sal 46, 2-3).

3 Egli, nostro Padre e nostro Re da tutta l'eternità, ha mandato dall'alto il Figlio suo diletto: a

portare la salvezza nel mondo (Sal 73, 12).

4 Si allietino i cieli, esulti la terra, si gonfino di gioia i mari, di letizia ogni contrada del mondo

(Sal 95, 11-12).

5 Cantate a Lui un canto nuovo: date a Dio tutta la gloria e tutto l'onore;

6 perché grande è il Signore e molto degno di lode; più terribile di tutti gli dei (Sal 95, 1-4).

7 Offrite al Signore, popoli delle genti, offrite al Signore la gloria e l'onore; offrite al Signore la

gloria del suo nome (Sal 95, 7-8).

8 Offritegli i vostri corpi, e portate la sua santa croce: seguite fino in fondo i suoi

comandamenti (cfr. Lc. 14, 27).

9 Tutta la terra si scuota davanti a Lui: gridate a tutti i popoli che il Signore regna.

289 Fino a qui si dice dal Venerdì santo alla festa della Ascensione ogni giorno. Nella festa dell'Ascensione si aggiungano questi versetti

10 E salì al cielo: e siede alla destra di Dio, Padre santissimo ( Ef. 4, 10; Credo) .

11 Sali più in alto dei cieli, o Dio; e la tua gloria si diffonda per tutta la terra (Sal 56, 12).

12 E sappiamo che egli viene: verrà a giudicare la giustizia ( Sal 95. 13) .

 

290         Dall'Ascensione all'Avvento si dice nello stesso modo, ogni giorno, questo salmo, cioè. Genti tutte, con i sopraddetti versetti dicendo il Gloria dove finisce il salmo.

Questi salmi si recitano dal Venerdì santo alla domenica di Resurrezione. Ugualmente si recitano dall'ottava della Pentecoste fino all'Avvento del Signore e dall'ottava dell'Epifania fino al Giovedì santo, eccetto le domeniche e le feste principali, nelle quali non si dicono; negli altri giorni invece sempre si dicono.

COMPIETA DEL SABATO SANTO

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo (69)

291 1 Degnati, o Dio, di liberarmi; Signore, affrettati a soccorrermi!

2 Siano confusi ed arrossiscano quelli che cercano l'anima mia.

3 Siano volti in fuga e svergognati coloro che godono della mia sventura.

4 Siano storditi per loro vergogna coloro che mi dicono: Ah! ah!

5 Esultino e si rallegrino in te tutti quelli che ti cercano.

6 Ripetano sempre: "Sia magnificato Iddio " coloro che amano la tua salvezza.

7 Io però sono misero e indigente; o Dio, abbi cura di me.

8 Mio aiuto e mia salvezza sei tu; Signore, non tardare!

Questo salmo si recita ogni giorno a Compieta fino all'ottava di Pentecoste.

 

AL MATTUTINO

DELLA DOMENICA Dl RESURREZIONE

Antifona. Santa Maria Vergine.

292 1 Cantate al Signore un cantico non prima udito, perché ha fatto cose meravigliose

( Sal 97, 1 ).

2 Ha santificato il figlio suo la sua mano, lo ha santificato il suo santo braccio (cfr. Gv. 10, 36,

Sal 97, 1).

3 Il Signore ha fatto conoscere la salvezza che viene da Lui: ha rivelato la sua giustizia al cospetto di

tutte le genti (Sal 97, 2) .

4 In quel giorno ha fatto scendere la sua misericordia: durante la notte si è udito il suo cantico (Sal 41,

9).

5 Questo è un giorno che ha fatto il Signore: esultiamo e rallegriamoci in esso (Sal 117, 24).

6 Benedetto colui che viene nel nome del Signore: Signore Iddio, nostra luce (Sal 117, 26-27).

7 Si allietino i cieli, esulti la terra, si commuovano le distese dei mari: godano i campi e quanto in essi

vive (Sal 95, 11-12).

8 Date gloria al nome del Signore, o patrie di tutte le genti: date gloria al nome del Signore (Sal 95,

7-8).

293         Fino a qui si dice dalla domenica di Resurrezione alla festa dell'Ascensione, ogni giorno, a ciascuna ora, eccetto il vespro e compieta e prima. Nella notte dell'Ascensione si aggiungano questi versetti:

9 0 regni della terra, cantate a Dio, cantate al Signore che ascende sopra il cielo dei cieli, a oriente.

10 Ecco, egli farà udire la forza della sua voce: date gloria a Dio per Israele: la sua potenza e la sua forza sono tra le nubi.

11 Meraviglioso è il Signore nei suoi santi; il Dio di Israele, egli stesso darà potenza e forza al suo popolo, il Signore benedetto (Sal 67, 33-36).

294         Questo salmo dall'Ascensione del Signore fino all'ottava di Pentecoste si dice ogni giorno con i sopraddetti versetti a mattutino e terza e sesta e nona, dicendo il Gloria dove si dice il Benedictus Deus, e non altrove. Ugualmente si recita soltanto a mattutino nelle domeniche e nelle feste principali dall'ottava di Pentecoste fino al Giovedì santo, poiché in questo giorno il Signore mangiò la pasqua con i suoi discepoli. Si può dire un altro salmo a mattutino o a vespro, quando si vuole, e cioè Exaltabo te, Domine, come si ha nel salterio.

E questo dalla domenica di Resurrezione fino alla festa dell'Ascensione, e non oltre.

PRIMA

Antifona: Santa Maria Vergine .

Salmo. Abbi pietà di me, Signore, abbi pietà (v. p. 187).

TERZA, SESTA, NONA

Salmo: Cantate (v. p. 192).

Salmo: Genti tutte (v. p. 190).

III

295         Iniziano altri salmi, composti ugualmente dal beatissimo Padre nostro Francesco, da dirsi in luogo dei sopraddetti salmi della passione del Signore, nelle domeniche e nelle principali feste dall'ottava di Pentecoste fino all'Avvento e dall'ottava dell'Epifania fino al Giovedì Santo.

 

COMPIETA

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo: Degnati, o Dio, di liberarmi (Sal 69); (v. p. 191 ) .

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo: Cantate (v. p. 192).

PRIMA

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo: Abbi pietà di me, Signore, abbi pietà (v. p. 187).

TERZA

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo

 

296         1 Innalza i tuoi canti a Dio, o terra, e glorificalo.

2 Digli quanto terribili sono le opere del Signore, a confusione dei suoi nemici.

3 Ogni terra ti adori e ti innalzi i suoi canti ( Sal 65, 1-4) .

4 Venite, ascoltate, voi tutti che temete Iddio: vi narrerò quanto ha fatto per l'anima mia (Sal 65, 16).

5 Ho gridato a Lui la mia pena:

6 egli ha ascoltato la mia voce, salita fino al suo cospetto (Sal 17, 7).

7 Benedite il Signore nostro, popoli della terra; diffondete per ogni dove le sue lodi (Sal 65, 8):

8 e saranno benedette in Lui tutte le tribù della terra; tutte le genti lo esalteranno (Sal 71, 17).

9 Benedetto sia il Signore Dio d'Israele: egli solo sa fare cose mirabili.

10 Benedetta sia la maestà del suo nome, che riempirà il mondo. Fiat. Fiat (Sal 71, 18-19).

Sesta

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo

297         1 Ti ascolti il Signore nel giorno della tribolazione: ti protegga il nome del Dio di Giacobbe.

2 Ti aiuti dal suo santuario, ti protegga da Sion;

3 si ricordi del tuo sacrificio;

4 ti accordi ciò che il tuo cuore desidera; conduca a compimento i tuoi propositi (Sal 19, 2-5).

5 Noi esulteremo nella salvezza che viene da te, il nome del Signore Dio nostro sarà la nostra gloria

(Sal 19, 6).

6 Il Signore accolga i tuoi desideri: ora so che il Signore ci ha mandato il Figlio suo Gesù Cristo, e che

giudicherà il mondo secondo giustizia (Sal 19, 7; 9, 9; cfr. Gv. 4, 9).

7 Il Signore è divenuto rifugio al povero, lo soccorre nelle necessità e nelle tribolazioni; sperino in te

quanti conoscono il tuo nome ( Sal 9, 10-11 ).

8 Benedetto il Signore Dio mio: egli è divenuto mio soccorritore e mio rifugio nel giorno della pena

(Sal 58, 17-18) .

9 0 mio aiuto, a te io canterò: Dio è il mio aiuto, il mio Dio, la mia misericordia (Sal 58, 18).

 

NONA

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo    *** vedi subito sotto la nuova traduzione del n 298

                                con mia formattazione ***

298         1 In te ho sperato, Signore: che io non sia mai confuso. Nella tua giustizia liberami dal male.

2 Porgi l'orecchio alla mia preghiera e salvami ( Sal 70, 1-2) .

3 Sii il Dio che mi protegge, che mi difende, che mi salva.

4 Perché tu sei, Dio, la mia pazienza: la mia speranza fino dai tempi della mia giovinezza (Sal 70, 3-5).

5 Dalla mia nascita tu sei la mia forza, la mia protezione: a te salirà sempre il mio canto (Sal 70, 6).

6 La mia bocca sia piena della tua lode: che io canti ogni giorno la tua gloria e la tua grandezza (Sal

70, 8).

7 Ascoltami, Signore, perché dolce è la tua misericordia: guarda a me nella pienezza della tua bontà

(Sal 68, 17).

8 Non distogliere il tuo volto dal tuo servo: nelle tribolazioni affrettati ad ascoltarmi (Sal 68, 18).

9 Sia benedetto il Signore Dio mio, mio patrono, mio rifugio nel giorno della tribolazione (Sal 143, 1;

58, 17).

10 O mio sostegno, a te io canterò, perché Dio è il mio aiuto, il mio Dio, la mia misericordia (Sal 58,

18).

*** 298 *** nuova traduzione del n 298

                                con mia formattazione :

* 298 *   TU SARAI SEMPRE LA MIA CANZONE (Salmo XII)

In te ho sperato, Signore,

che io non sia confuso in eterno.

Liberami e difendimi, nella tua giustizia.

Porgi l’orecchio alla mia preghiera e salvami.

Sii per me il Dio mio protettore,

come un luogo fortificato,

perché tu mi possa salvare.

Poiché tu sei, Signore, la mia pazienza;

o Signore, mia speranza fino dalla mia giovinezza.

Dalla mia nascita sei tu la mia forza,

mio protettore dal grembo di mia madre:

tu sarai sempre la mia canzone.

Della tua lode sia piena la mia bocca;

che io canti tutto il giorno

la tua gloria e la tua grandezza.

Esaudiscimi, Signore,

poiché benigna è la tua misericordia;

volgiti a me nella molteplicità della tua misericordia.

Non distogliere il tuo volto dal tuo servo:

sono nella tribolazione, affrèttati ad ascoltarmi.

Sia benedetto il Signore mio Dio,

poiché egli si è fatto mio difensore e rifugio

nel giorno della mia tribolazione.

O mio aiuto, a te voglio cantare,

poiché tu sei, o Dio,

la mia difesa, il mio Dio, la mia misericordia.

 

 

VESPRO

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo: Genti tutte (v. p. 190).

299         Iniziano altri salmi sempre composti dal beatissimo padre nostro Francesco, da recitarsi in luogo dei precedenti salmi della Passione del Signore, dall'Avvento del Signore alla vigilia di Natale e non più.

COMPIETA

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo (12)

300         1 Fino a quando, Signore, ti scorderai di me? Fino a quando distoglierai da me il tuo volto?

2 Per quanto tempo ancora l'anima mia sarà piena di ansietà e di dolore?

3 Fino a quando il mio nemico avrà il sopravvento su di me? Volgi a me il tuo sguardo ed esaudiscimi,

Signore, Dio mio!

4 Dà luce ai miei occhi, perché non mi addormenti mai nella morte e il mio nemico possa dire: "L'ho

vinto!".

5 Se io cadrò, esulteranno i miei nemici: ma io confido nella tua misericordia.

6 Esulterà il mio cuore in te, mia salvezza: canterò al Signore, che mi ha dato ogni bene, loderò il

nome del Signore altissimo.

MATTUTINO

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo

301 1 Io ti confesserò, Signore, Padre santissimo, Re del cielo e della terra: perché mi hai consolato

(Is. 12, 1; cfr. Mt. 11, 25).

2 Tu sei il Dio mio salvatore: verrò a te con fiducia e senza timore (Is. 12, 2).

3 Mia fortezza e mia gloria è il Signore: la mia salvezza egli è divenuto (Sal 117, 14).

4 La tua mano, Signore, è forte, ha percosso il nemico; nella pienezza della tua gloria hai sconfitto i

miei avversari ( Es. 1 5, 6-7 ) .

5 Vedano i deboli e gioiscano: cercate il Signore e l'anima vostra vivrà.

6 Lo lodino il cielo e la terra, il mare e ogni essere che in essi abita.

7 Poiché Dio salverà Sion, e saranno riedificate le città di Giuda.

8 E saranno abitate, e passeranno in eredità;

9 le generazioni dei servi di Dio possederanno Dio, coloro che amano il suo nome abiteranno in essa

(Sal 68, 33, 35-37) .

PRIMA

Antifona: Santa Maria Vergine. Salmo: Abbi pietà di me, Signore, abbi pietà (v. p. 187).

TERZA

Antifona: Santa Maria Vergine. Salmo: Innalza i tuoi canti a Dio (v. p. 194).

SESTA

Antifona: Santa Maria Vergine. Salmo: Ti ascolti il Signore ( v. p. 195 ) .

NONA

Antifona: Santa Maria Vergine. Salmo: In te ho sperato, Signore (v. p. 195).

VESPRO

Antifona: Santa Maria Vergine. Salmo: Genti tutte (v. p. 190).

302         Nota che il salmo non si recita tutto, ma fino al verso: Commoveatur a facie eius... ( tutta la terra si scuota... ) . Si faccia attenzione di dire tutto il verso: Offritegli i vostri corpi. Terminato questo verso si dice il Gloria. E questo si recita a Vespro ogni giorno, dall'Avvento fino alla vigilia di Natale.

VESPRO DI NATALE

Antifona: Santa Maria Vergine.

Salmo

*** vedi subito sotto la nuova traduzione del n 303

                con mia formattazione ***

303         1 Esultate in Dio, nostro alleato; dite la vostra gioia al Signore, Dio vivo e vero, in canto di

esultanza (Sal 80. 2; 46, 2).

2 poiché il Signore è grande, è terribile: è Re potente su tutta la terra (Sal 46, 3).

3 Poiché il Padre che è nei cieli, nostro Re dall'eternità, ha mandato dall'alto il diletto Figlio

suo: che nacque dalla beata Vergine Maria (Sal 73, 12; Cfr. Gv. 4, 9; Credo) .

4 Egli mi invocherà: "Il Padre mio sei tu". Ed io esalterò il mio Primogenito sopra tutti i re

della terra (Sal 88, 27-28).

5 In quel giorno Dio ha fatto scendere la sua misericordia, durante la notte si è udito il suo

cantico (Sal 41, 9).

6 Questo è un giorno che ha fatto il Signore: esultiamo e rallegriamoci in esso (Sal 117, 24).

7 Perché il santissimo bambino che amiamo ci è stato dato, e per noi è nato, lungo la via e

deposto in una mangiatoia, perché non c'era posto in albergo ( Is. 9, 6; Lc. 2, 7).

8 Gloria a Dio nel vertice dei cieli; pace in terra agli uomini di buona volontà (Lc 2, 14).

9 Si allietino i cieli, esulti la terra, si commuova la distesa immensa dei mari: godano i campi e

quanto in essi vive ( Sal 95, 11-12) .

10 Cantategli un inno mai prima udito; canti al Signore tutta la terra (Sal 95, 1) .

11 Perché grande è il Signore, e degno di ogni lode: terribile più che ogni altro dio (Sal 95,

4).

12 Date gloria e onore al Signore, o patrie di tutte le genti: date gloria al nome del Signore

(Sal 95, 7).

13 Offritegli le vostre vite e portate la sua santa croce: e adempite fino in fondo i suoi santi

comandamenti (Rm. 12, 1; Lc. 14, 27).

Questo salmo si recita dal Natale fino all'ottava dell'Epifania a ciascun'ora.

 

*** 303 *** nuova traduzione del n 303

                               con mia formattazione

SALMO PER IL VESPRO DI NATALE (Salmo XV)

1. Esultate in Dio nostro aiuto,

                elevate il vostro canto di giubilo al Signore Dio, vivo e vero

                con voce di esultanza.

2. Poiché eccelso e terribile è il Signore,

                re grande su tutta la terra.

3. Poiché il santissimo Padre celeste, nostro Re dall’eternità,

                ha mandato dall’alto il suo Figlio diletto,

                ed egli è nato dalla beata Vergine santa Maria.

4. Egli mi ha invocato: "Il padre mio sei tu";

                ed io lo riconoscerò come primogenito, più alto dei re della terra.

5. In quel giorno il Signore ha mandato la sua misericordia,

                nella notte si è udito il suo cantico.

6. Questo è il giorno fatto dal Signore:

                esultiamo e rallegriamoci in esso.

7. Poiché il santissimo bambino diletto

                ci è stato donato e per noi è nato, lungo la via

                e deposto in una mangiatoia,

                poiché non c’era posto nell’albergo.

8. Gloria al Signore Dio nell’alto dei cieli,

                e pace in terra agli uomini di buona volontà.

9. Si allietino i cieli ed esulti la terra,

                frema il mare e quanto contiene;

                esulteranno i campi e tutte le cose che in essi si trovano.

10. Cantate a lui un cantico nuovo;

                canti al Signore tutta la terra.

11. Poiché grande è il Signore e degno d’ogni lode,

                è terribile sopra tutti gli dèi.

12. Date al Signore, o famiglie dei popoli,

                date al Signore la gloria e l’onore;

                date al Signore la gloria per il suo nome.

13. Portate in offerta i vostri corpi

                e caricatevi sulle spalle la sua santa croce

                e seguite sino alla fine i suoi comandamenti.

 

 

BENEDIZIONE A FRATE BERNARDO.

                Scrivi quello che sto per dire: "Il primo fratello datomi dal Signore è stato frate Bernardo, che per primo cominciò a vivere la perfezione del santo Vangelo e la realizzò fino in fondo quando distribuì tutti i suoi averi ai poveri. Per questa e numerose altre prerogative, io sono tenuto ad amarlo più che qualunque altro fratello della nostra famiglia religiosa. Pertanto, voglio e ordino, per quanto sta in mio potere, che chiunque sia il ministro generale, abbia ad amarlo ed onorarlo come un altro me stesso. E anche gli altri ministri provinciali e i fratelli di tutta la nostra famiglia religiosa lo trattino come tratterebbero me".

BENEDIZIONE A S. CHIARA E SORELLE.

                 [...] per consolarla, scrisse a lei una lettera, contenente la sua benedizione, e l'assolse da ogni mancanza, se ne aveva commesse, riguardo a direttive e comandi impartiti da lui e alle direttive e comandi del Figlio di Dio.

LETTR-VV

ossia notizia di lettere scritte da Francesco a :

* Frati di Francia

* Cittadini di Bologna

* Santa Chiara

 

Lettera ai fratelli di Francia

                 [...] scrisse il beato Francesco di propria mano una lettera [...] al ministro e ai fratelli di Francia, esortandoli, non appena ricevessero la lettera, a giubilare e innalzare lodi a Dio Trinità, dicendo: "Benediciamo il Padre e il Figlio e lo Spirito santo!".

 

Lettera ai Bolognesi

                Disse ancora frate Martino di Barton che un fratello stava raccolto in preghiera a Brescia, nel giorno di Natale (1222), e fu ritrovato illeso sotto le macerie della chiesa crollata durante quel terremoto predetto da San Francesco e che lui aveva fatto annunciare dai fratelli in tutte le scuole di Bologna, mediante una lettera stilata in scadente latino.

 

Lettera a S. Chiara sul digiuno

                " In riferimento al quesito che mi proponi, rispondo così alla tua carità. Mi chiedi quali feste il gloriosissimo padre nostro san Francesco ci ammonì di celebrare con particolare solennità, consentendo di consumare per l'occasione cibi migliori. Prudente come sei, saprai certamente che, eccettuate le sorelle deboli e malate - a favore delle quali esorto e comando di usare un delicato buonsenso nell'offrire qualunque cibo -, ognuna di noi che sia sana e forte dovrebbe prendere sia nei giorni feriali che nei giorni festivi soltanto i cibi consentiti durante la quaresima, digiunando ogni giorno, salvo le domeniche e il Natale del Signore, quando dovremmo fare due pasti.

                 Anche nei giovedì che non cadano in periodi di digiuno, ciascuna può comportarsi come preferisce, in modo che quella la quale non vuol digiunare, non vi sia obbligata. Noi però che siamo sane, digiuniamo abitualmente tutti i giorni dell'anno, fuorché le domeniche e il Natale. Non siamo però obbligate a digiunare -come dice uno scritto del beato Francesco, - neppure nell'intero tempo pasquale e nelle festività di santa Maria e dei santi Apostoli, purché queste solennità non cadano di venerdì. Ma, come si è detto dinanzi, noi che siamo in salute e vigorose, consumiamo solo cibi consentiti in quaresima".

 

LETTERA DI FRATE ELIA

Traduzione e note di

FELICIANO OLGIATI

 

[304] [LETTERA ENCICLICA DI FRATE ELIA,

A TUTTE LE PROVINCE DELL'ORDINE,

SULLA MORTE DI SAN FRANCESCO]

 

305         1. A frate Gregorio, suo fratello carissimo in Cristo, ministro della provincia di Francia, e a tutti gli altri fratelli suoi e nostri, invia il suo saluto frate Elia peccatore.

306 2. Prima che io incominci a parlare, un gemito mi sale dal cuore, e ben a ragione. Il mio ruggito è come d'acque dilaganti, perché ciò che temevo mi è accaduto, a me ed a voi; e quello che mi spaventava si è abbattuto, su di me e su di voi: Colui, che era la nostra consolazione, se ne è andafo lontano; colui che ci portava tra le sue braccia come agnelli, si è recato in una regione lontana. Lui, che ha insegnato la via della vita e dell'obbedienza a Giacobbe, e ha consegnato un testamento di pace per Israele, poiché era amato da Dio e dagli uomini, è stato introdotto nelle dimore luminosissime del cielo.

                Se per lui dobbiamo rallegrarci con tutta la gioia, per noi è solo rammarico, perché siamo rimasti senza di lui mentre ci avvolgono le tenebre e ci copre l'ombra della morte.

Se per tutti è una perdita incolmabile, speciale pericolo è per me, che egli ha lasciato nel mezzo delle tenebre circondato da troppe occupazioni e schiacciato da mali senza numero. E perciò vi scongiuro: piangete con me, fratelli, perché il pianto mi opprime e piango per tutti voi Siamo, rimasti orfani senza padre privati di colui che era la luce dei nostri occhi.

307         3. Veramente era vera luce la presenza del fratello e padre nostro Francesco, non solo per noi che gli eravamo compagni nella medesima professione di vita, ma anche per quelli che erano lontani. Era infatti, una luce suscitata dalla luce vera quella che illumina quanti erano nelle tenebre e sedevano nell'ombra della morte per dirigere i loro passi sulla via della pace. Questo egli ha fatto, come vera luce meridiana. La luce che veniva dall'alto illuminava il suo cuort e riscaldava la volontà di lui col fuoco del suo amore. Così infiammato, egli predicaua il Regno di Dio e convertiva il cuore dei padri uerso i figli e gli stolti alla prudenza dei giusti e preparava in tutto il mondo Mn popolo nuovo per il Signore. Il suo nome è celebrato fino ai più lontani confini, e l'universo intero resta pieno di stupore per le sue mirabili imprese.

308         4. Perciò non vogliate, figli e fratelli miei, abbando- narvi ad una tristezza ecccssiva, perché Dio, padre degli orfani vi conforterà con la sua santa consolazione. E se piangete, fratelli miei, su di uoi stessi piangete e non su di lui. Noi, infatti, mentre siamo nella pienezza della nostra vita siamo nella morte, lui invece e passato dalla morte alla vita. E siate ripieni di gioia perché, prima di partirsi

da noi, come un altro Giacobbe, ha benedetto tutti i suoi hgli ed ha perdonato a tutti qualsiasi colpa uno abbia commesso o pensato contro di lui

309         5. Ed ora vi annuncio una grande gioia, uno straordinario miracolo. Non si è mai udito al mondo un portento simile, fuorché nel Figlio di Dio, che è il Cristo Signore. Qualche tempo prima della sua morte, il fratello e padre nostro apparve crocihsso, portando impresse nel suo corpo le cinque piaghe, che sono veramente le stimmate di Cristo. Le mani e i piedi di lui erano trafitti come da chiodi penetrati dall'una e dall'altra parte, e avevano delle cicatrici dal colore nero dei chiodi. Il suo fianco appariva trafitto da una lancia, ed emetteva spesso gocciole di sangue

310          6. Mentre era in vita aveva aspetto dimesso e non c'era bellezza nel suo volto: non era rimasto in lui membro che non fosse straziato. Le sue membra erano rigide, per la contrazione dei nervi, come avviene in un uomo morto. Ma, dopo la morte il suo volto si fece bellissimo, splendente di mirabile candore e consolante a vedersi. Le membra, prima rigide, divennero flessibili e pieghevoli qua e là come si volevano disporre, a guisa di un tenero fanciullo.

311         7. Perciò, fratelli, benedite il Dio del cielo e proclamate la sua grandezza davanti a tutti, perché ha fatto scendere su di noi la sua misericordia. Custodite il ricordo del padre e fratello nostro Francesco, a lode e gloria di Colui, che lo ha reso grande tra gli uomini e lo ha glorificato tra gli angeli. Pregate per lui, come egli medesimo ci ha chiesto prima di morire, e invocatelo, perché Dio renda anche noi partecipi con lui della sua santa grazia. Amen.

312 8. Il padre e fratello nostro Francesco è tornato al Signore, nella prima ora della notte che precede il 4 ottobre, di domenica. O voi, dunque, fratelli carissimi, ai quali perverrà questa lettera, a imitazione del popolo di Israele nel suo pianto su Mosé ed Aronne, suoi incliti condottieri, lasciamo libero sfogo alle lacrime, poiché siamo stati privati del conforto di così grande padre.

313         9. Veramente, è cosa pia condividere il gaudio di Francesco, ma è cosa pia anche il piangere Francesco. É sentimento filiale partecipare alla sua esultanza, perché egli non è morto, ma se n'è partito per il grande mercato del cielo, recando con sé il sacchetto del suo denaro, e tornerà a casa nel plenilunio. Ma è ancora da figli piangere la perdita di Francesco. Egli, che passava tra noi, come Aronne, porgendoci del suo tesoro cose nuove e cose vecchie, e ci consolava in ogni nostra tribolazione, fu tolto di mezzo a noi, ed ora siamo veramente orfani, senza padre. Ma sta scritto: A Te si abbandona il misero, dell'orfano tu sei sostegno. Perciò, fratelli carissimi, pregate tutti senza stancarvi affinché, se la piccola brocca di creta è stata infranta nella valle dei figli di Adamo, il Signore, che è il grande vasaio, si degni plasmarne un'altra, che sia meritevole d'onore e stia sopra la moltitudine della nostra famiglia, e ci preceda alla battaglia, come vero Maccabeo.

314         10. Ma, poiché non è cosa superflua pregare per i defunti, pregate per lui il Signore. Ogni sacerdote celehri tre Messe, ogni chierico reciti il Salterio, ogni fratello non sacerdote dica cinque (?) Pater noster I chierici celebrino in comune una solenne veglia. Amen.

 

VERSIONE VECCHIA

DA ALESSANDRO DOMENICALE

Sezione seconda

VITA PRIMA

DI SAN FRANCESCO D'ASSISI

Traduzione e note di

ABELE CALUFETTI

e

FELICIANO OLGIATI

INDICE

Prologo

PARTE PRIMA

CAPITOLO I.

CAPITOLO II. Dio visita il suo spirito con una malattia e un sogno.

CAPITOI O III . Nasconde sotto il velo di allegorie

il segreto della sua trasformazione interiore

CAPITOLO IV. Venduta ogni cosa, si libera anche del denaro ricavato

CAPITOLO V. Il padre lo perseguita e lo tiene prigioniero.

CAPITOLO VI. La madre lo libera, ed egli si spoglia davanti al vescovo di Assisi .           .

.

CAPITOLO VII. Assalito dai briganti, è gettato nella neve,

poi si applica a servire i lebbrosi.

CAPITOI O VIII . Restaura la chiesa di San Damiano.

Forma di vita delle religiose che vi dimorano.

CAPITOLO IX. Francesco ripara la chiesa di Santa Maria

della Porziuncola, poi, sentendo leggere un brano

evangelico, lascia ogni cosa e inventa l'abito dei suoi frati.

CAPITOI O X. Francesco predica il Vangelo e annuncia la pace.

Conversione dei primi sei frati.

CAPITOLO XI. Spirito di profezia e predizioni di san Francesco.

CAPITOI.O XII. Francesco manda i frati a due a due nel mondo;

poco tempo dopo si ritrovano insieme .

CAPITOLO XIII. Quando ebbe undici frati, scrisse la prima Regola,

che fu approvata da Innocenzo III.

CAPITOL0 XIV. Ritorno del Santo da Roma nella valle

Spoletana e sua sosta nel viaggio ...................................................................................                          "438

CAPITOI.O XV. Fama del beato Francesco. Conversione di molti a Dio.

Come la sua istituzione fu chiamata " Ordine dei frati minori ".

Formazione di coloro che vi entravano .

CAPITOLO XVI. Dimora a Rivotorto e osservanza della povertà.

CAPITOLO XVII. Il beato Francesco insegna ai frati a pregare.

Obbedienza e purezza dei medesimi .

CAPITOLO XVIII. Il carro di fuoco e come il beato Francesco,

anche assente, vedeva i suoi frati.

CAPITOI.O XIX. La vigilanza sui suoi frati. Il disprezzo di se stesso.

La vera umiltà.

CAPITOLO XX. Desideroso del martirio Francesco prima cerca

di andare missionario nella Spagna poi in Siria.

Per suo merito, Dio moltiplica i viveri e scampa i naviganti dal naufragio.

CAPITOLO XXI. Francesco predica agli uccelli e tutte le creature gli obbediscono.

CAPITOLO XXII. San Francesco predica in Ascoli

e per mezzo di oggetti toccati da lui, gli ammalati guariscono.

CAPITOLO XXIII. Francesco guarisce uno zoppo a Toscanella e un paralitico a Narni .

CAPITOI.O XXIV. Francesco rende la vista a una cieca e a Gubbio risana un'altra rattrappita .

CAPITOLO XXV. Francesco libera un frate dall'epilessia e a Sangemmi guarisce un'indemoniata .

CAPITOLO XXVI. Anche a Città di Castello Francesco scaccia un demonio .

CAPITOLO XXVII. Purezza e costanza del suo spirito. Discorso davanti a papa Onorio III.

Affida se stesso e i suoi alla protezione del cardinale Ugolino, vescovo di Ostia.

CAPITOLO XXVIII. Spirito di carità e affettuosa compassione verso i poveri.

Episodio della pecora e degli agnellini..

CAPITOLO XXIX. Il suo grande amore per le creature a motivo del Creatore.

Suo ritratto fisico e morale.

CAPITOLO XXX. Il presepio di Greccio.

PARTE SECONDA

CAPITOLO I. Contenuto di questa parte. Beato transito e mirabile ascesa del Santo .

CAPITOLO II. Il desiderio più grande di Francesco, e come, aprendo il libro del Vangelo,

conobbe il volere di Dio nei suoi confronti .

CAPITOLO III. Visione di un uomo in fgura di Serafino crocifisso.

CAPITOI O IV. Fervore di san Francesco e sua malattia di occhi.

CAPITOLO V. Al cardinale Ugolino, vescovo di Ostia, che lo riceve benevolmente a Rieti,

il Santo predice la nomina a Sommo Pontefice .

CAPITOLo VI. Virtù dei frati che servivano san Francesco. Qual era il suo progetto di vita.

CAPITOIO VII. Ritorno di Francesco da Siena ad Assisi. La chiesa di Santa Maria

della Porziuncola e la henedizione ai frati .

CAPITOLO VIII. Ultime parole e atti prima della morte.

CAPITOLO IX. Pianto e gaudio dei frati che ammirano in lui

i segni della crocifissione. Le ali del Serafino.

CAPITOLO X. Il pianto delle Povere dame di San Damiano e la gloriosa sepoltura di Francesco .

PARTE TERZA

Tratta della canonizzazione del beato padre Francesco e dei suoi miracoli .

I miracoli di san Francesco I. Paralitici guariti .

II. I ciechi ricuperano la vista .

III. Gli indemoniati liherati .

IV. Malati strappati alla morte e altri infermi guariti "

V. Lebbrosi mondati

VI. Muti e sordi sanati .

Epilogo

VITA PRIMA

DI SAN FRANCESCO D'ASSISI

QUESTA VITA PRIMA di san Francesco, che il francescano abruzzese Tommaso da Celano (c. 1190/c. 1260) scriveva tra il 1228 e l'inizio del 1229, è la prima biograha del Poverello. E, al tempo stesso, è il capostipite di diverse altre Vite o Leggende non riportate in questo volume, in quanto ne ripetono la matrice. Ciò vale soprattutto per la Vita di san Francesco di Giuliano da Spira (c. 1232/1239), per la Leggenda versificata di Enrico d'Avranches (c. 1232/1234), per la Leggenda corale dello stesso Tommaso (c. 1230/ /1232), mentre ci sfugge il testo della Leggenda "Quasi stella matutina " scritta da Giovanni da Celano, fratello di Tommaso.

                Il valore biografico e letterario della Vita prima è fuori discussione; ha pesato tuttavia sulle sue vicende la decisione del Capitolo generale di Parigi del 1266, che ordinò di distruggere tutte le precedenti biografie di Francesco, dopo che Bonaventura da Bagnoregio, ministro generale, ebbe compilato la sua Leggenda maggiore (1263). L'opera bonaventuriana riuniva in un solo corpo letterario la biografia del Santo, edulcorando le testimonianze dirette che Tommaso, tra il 1228 e il 1253, aveva inserito nella sua "trilogia" (Vita prima, Vita seconda e Trattato dei miracoli ) .

                Ritrovata (in un manoscritto non molto valido) e pubblicata, per la prima volta, dai Bollandisti nel 1768, la Vita prima si rivelò, in ambito moderno, un documento di grande autorità, nonostante le sue preoccupazioni letterarie. Per la loro edizione critica, gli editori di Quaracchi (in AF, X, pp. 1-117, ma si veda anche, ivi, M. Bihl, pp. III-XIX) non hanno avuto a disposizione che una decina di manoscritti, alcuni dei quali mutili. Il nostro volgarizzamento segue tale edizione.

Si veda anche Introduzione, qui, pp. 218-225.

 

 

VERSIONE VECCHIA DA ALESSANDRO DOMENICALE

 

PROLOGO

Nel nome del Signore. Amen.

Incomincia il prologo

alla vita del beato Francesco

315                        1. Per ordine del glorioso signor papa Gregorio, mi sono accinto a narrare diligentemente gli atti e la vita del beatissimo padre nostro Francesco. Ho cercato di farlo con ordine e devozione, scegliendo sempre come maestra e guida la verità. Ma poiché nessuno può ritenere a memoria tutte le opere e gli insegnamenti di lui, mi sono limitato a trascrivere con fedeltà almeno quelle cose che io stesso ho raccolto dalla sua viva voce o appreso dal racconto di testimoni provati e sinceri, stendendole nel miglior modo che mi è stato possibile, sebbene tanto inferiore al merito del soggetto. Potessi davvero essere degno discepolo di colui che evitò costantemente il linguaggio difficile e gli ornamenti della retorica!

316                        2. Ho diviso in tre parti e in vari capitoli il materiale raccolto, allo scopo di non creare confusione tra episodi di tempi diversi, né dubbio circa la loro verità.

                               La prima parte segue l'ordine cronologico, e tratta soprattutto della purezza della sua vita, delle sue virtù esemplari e dei suoi salutari insegnamenti. Ví sono inseriti anche alcuni miracoli, tra i tanti che Dio si degnò compiere per mezzo di lui in vita.

                               La seconda narra gli avvenimenti dal penultimo anno della sua vita fino alla sua beata morte.

                               La terza infine raccoglie molti miracoli operati in terra dal Santo, ma molti più ne tace, da quando egli regna glorioso con Cristo in cielo.

                               Descrive pure il culto di venerazione, di onore e di lode che papa Gregorio, felicemente regnante, e tutti i cardinali di santa Chiesa romana gli tributarono, quando decisero di iscriverlo nel catalogo dei Santi.

                               Sia ringraziato Dio onnipotente, che nei suoi santi si mostra sempre ammirabile e amabile.

Qui finisce il prologo

PARTE PRIMA

A lode e gloria di Dio onnipotente,

Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.

Incomincia la vita

del beatissimo padre nostro Francesco

CAPITOLO I

COSTUMI MONDANI DELLA SUA GIOVINEZZA

317                        1. Viveva ad Assisi, nella valle spoletana, un uomo di nome Francesco. Dai genitori ricevette fin dalla infanzia una cattiva educazione, ispirata alle vanità del mondo. Imitando i loro esempi, egli stesso divenne ancor più leggero e vanitoso.

318                        Q             uesta pessima mentalità, infatti, si è diffusa tra coloro che si dicono cristiani: si è fatto strada il sistema funesto, quasi fosse una legge, di educare i propri figli fin dalla culla con eccessiva tolleranza e dissolutezza. Ancora fanciulli, appena cominciano a balbettare qualche sillaba, si insegnano loro con gesti e parole cose vergognose e deprecabili. Sopraggiunto il tempo dello svezzamento, sono spinti non solo a dire, ma anche a fare ciò che è indecente. Nessuno di loro, a quella età, osa comportarsi onestamente, per timore di essere severamente castigato. Ben a ragione, pertanto, afferma un poeta pagano: "Essendo cresciuti tra i cattivi esempi dei nostri genitori, tutti i mali ci accompagnano dalla fanciullezza ". E si tratta di una testimonianza vera: quanto più i desideri dei parenti sono dannosi ai figli, tanto più essi li seguono volentieri!

319                         Raggiunta un'età un po' più matura, istintivamente passano a misfatti peggiori, perché da una radice guasta cresce un albero difettoso, e ciò che una volta è degenerato, a stento si può ricondurre al suo giusto stato. E quando varcano la soglia dell'adolescenza, che cosa pensi che diventino? Allora rompono i freni di ogni norma: poiché è permesso fare tutto quello che piace, si abbandonano senza riguardo ad una vita depravata. Facendosi così volutamente schiavi del peccato, trasformano le loro membra in strumenti di iniquità; cancellano in se stessi, nella condotta e nei costumi, ogni segno di fede cristiana. Di cristiano si vantano solo del nome. Spesso gli sventurati millantano colpe peggiori di quelle realmente commesse: hanno paura di essere tanto più derisi quanto più si conservano puri

 

320                        2. Ecco i tristi insegnamenti a cui fu iniziato quest'uomo, che noi Oggi veneriamo come santo, e che veramente è santo!

                Sciupò miseramente il tempo, dall'infanzia fin quasi al suo venticinquesimo anno. Anzi, precedendo in queste vanità tutti i suoi coetanei, si era fatto promotore di mali e di stoltezze. Oggetto di meraviglia per tutti, cercava di eccellere sugli altri ovunque e con smisurata ambizione: nei giuochi, nelle raffinatezze, nei bei motti, nei canti, nelle vesti sfarzose e morbide. E veramente era molto ricco ma non avaro, anzi prodigo; non avido di denaro, ma dissipatore; mercante avveduto, ma munificentissimo per vanagloria; di più, era molto cortese, accondiscendente e affabile, sebbene a suo svantaggio. Appunto per questi motivi, molti, votati all'iniquità e cattivi istigatori, si schieravano con lui. Così, circondato da facinorosi, avanzava altero e generoso per le piazze di Babilonia, fino a quando Dio, nella sua bontà, posando il suo sguardo su di lui, non allontanò da lui la sua ira e non mise in bocca al misero il freno della sua lode, perché non perisse del tutto.

321                         La mano del Signore si posò su di lui e la destra dell'Altissimo lo trasformò, perché, per suo mezzo, i peccatori ritrovassero la speranza di rivivere alla grazia, e restasse per tutti un esempio di conversione a Dio,

CAPITOLO II

DIO VI S ITA I L S UO S PIR I TO

CON UNA MALATTIA E UN SOGNO

322                        3. Ecco dunque quest'uomo vivere nel peccato con passione giovanile! Trascinato dalla sua stessa età, dalle tendenze della gioventù e incapace di controllarsi, poteva soccombere al veleno dell'antico serpente(Cfr Ap 20,2). Ma la vendetta, o meglio la misericordia divina, all'improvviso richiama la sua coscienza traviata mediante angustia spirituale e infermità corporale, conforme al detto profetico: Assedierò la tua via di spine, la circonderò con un muro (Os.2,6 ).

323                        Colpito da una lunga malattia, come è necessario per la caparbietà umana, che non si corregge se non col castigo, egli cominciò effettivamente a cambiare il suo mondo interiore. Riavutosi un po', per ricuperare le forze, si mise a passeggiare qua e là per la casa, appoggiato ad un bastone..

                Un giorno uscì, ammirando con più attenzione la campagna circostante; ma tutto ciò che è gradevole a vedersi: la bellezza dei campi, l'amenità dei vigneti, non gli dava più alcun diletto. Era attonito di questo repentino mutamento e riteneva stolti tutti quelli che hanno il cuore attaccato a beni di tal sorta.

324                        4 Da quel giorno cominciò a far nessun conto di sé e a disprezzare ciò che prima aveva ammirato ed amato. Non tuttavia in modo perfetto e reale, perché non era ancora libero dai lacci della vanità, né aveva scosso a fondo il giogo della perversa schiavitù.

Abbandonare le consuetudini è infatti molto arduo: una volta impiantatesi nell'animo, non si lasciano sradicare facilmente; lo spirito, anche dopo lunga lontananza, ritorna ai primitivi atteggiamenti, e il vizio finisce per diventare una seconda natura. Pertanto Francesco cerca ancora di sottrarsi alla mano divina; quasi immemore della correzione paterna, arridendogli la fortuna, accarezza pensieri terreni: ignaro del volere di Dio, sogna ancora grandi imprese per la gloria vana del mondo.

325                        Un cavaliere di Assisi stava allora organizzando grandi preparativi militari: pieno di ambizioni, per accaparrarsi maggior ricchezza e onore, aveva deciso di condurre le sue truppe fin nelle Puglie. Saputo questo, Francesco, leggero d'animo e molto audace, trattò subito per arruolarsi con lui: gli era inferiore per nobiltà di natali, ma superiore per grandezza d'animo; meno ricco, ma più generoso.

326                        5. La sua mente era tutta consacrata al compimento di simile progetto, e aspettava ansioso l'ora di partire. Ma la notte precedente, Colui che l'aveva colpito con la verga della giustizia lo visitò in sogno con la dolcezza della grazia; e poiché era avido di gloria, lo conquise con lo stesso miraggio di una gloria più alta. Gli sembrò di vedere la casa tappezzata di armi: selle, scudi, lance e altri ordigni bellici, e se ne rallegrava grandemente, domandandosi stupito che cosa fosse. Il suo sguardo infatti non era abituato alla visione di quegli strumenti in casa, ma piuttosto a cataste di panno da vendere.

                E mentre era non poco sorpreso davanti all'avvenimento inaspettato, si sente dire: "Tutte queste armi sono per te e i tuoi soldati ". La mattina dopo, destandosi, si alzò con il cuore inondato di gioia e, interpretando la visione come ottimo auspicio, non dubitava un istante del successo della sua spedizione nelle Puglie. Tuttavia non sapeva quello che diceva (Lc 9,33), ignorando ancora il compito che il Signore intendeva affidargli. Non gli mancava comunque la possibilità di intuire che aveva interpretato erroneamente la visione, perché, pur avendo essa un rapporto con le imprese guerresche, di fatto non lo entusiasmava né allietava come al solito; a fatica anzi gli riusciva di mettere in atto quei suoi piani e realizzare il viaggio tanto desiderato.

327                         In verità, molto a proposito si parla di armi subito all'inizio della missione di Francesco, ed è assai conveniente armare il soldato che si accinge a combattere contro il forte armato (Lc 11,21), perché, come nuovo Davide, liberi Israele, nel nome del Dio degli eserciti (1Sam 17,45), dall'antico oltraggio dei nemici.

.

CAPITOLO III

NASCONDE SOTTO IL VELO DI ALLEGORIE

IL SEGRETO DELLA SUA TRASFORMAZIONE

328                        6. Già cambiato spiritualmente, ma senza lasciar nulla trapelare all'esterno, Francesco rinuncia a recarsi nelle Puglie e si impegna a conformare la sua volontà a quella divina.

. Si apparta un poco dal tumulto del mondo e dalla mercatura, e cerca di custodire Gesù Cristo nell'intimità del cuore. Come un mercante avveduto sottrae allo sguardo degli scettici la perla trovata (Mt 13,45-46), e segretamente si adopra a comprarla con la vendita di tutto il resto.

329 Vi era ad Assisi un giovane, che egli amava più degli altri. Poiché era suo coetaneo e l'amicizia pienamente condivisa lo invitava a confidargli i suoi segreti, Francesco lo portava con sé in posti adatti al raccoglimento dello spirito, rivelandogli di aver scoperto un tesoro grande e prezioso. L'amico, esultante e incuriosito, accettava sempre volentieri l'invito di accompagnarlo.

                Alla periferia della città c'era una grotta, in cui essi andavano sovente, parlando del "tesoro". L'uomo di Dio, già santo per desiderio di esserlo, vi entrava, lasciando fuori il compagno ad attendere, e, pieno di nuovo insolito fervore, pregava il Padre suo in segreto (Mt 6,6). Desiderava che nessuno sapesse quanto accadeva in lui là dentro e, celando saggiamente a fin di bene il meglio, solo a Dio affidava i suoi santi propositi. Supplicava devotamente Dio eterno e vero di manifestargli la sua via e di insegnargli a realizzare il suo volere. Si svolgeva in lui una lotta tremenda, né poteva darsi pace finché non avesse compiuto ciò che aveva deliberato. Mille pensieri l'assalivano senza tregua e la loro insistenza lo gettava nel turbamento e nella sofferenza.

Bruciava interiormente di fuoco divino, e non riusciva a dissimulare il fervore della sua anima. Deplorava i suoi gravi peccati, le offese fatte agli occhi della maestà divina. Le vanità del passato o del presente non avevano per lui più nessuna attrattiva, ma non si sentiva sicuro di saper resistere a quelle future. Si comprende perciò come, facendo ritorno al suo compagno, fosse tanto spossato da apparire irriconoscibile.

330                        7. Un giorno finalmente, dopo aver implorato con tutto il cuore la misericordia divina, gli fu rivelato dal Signore come doveva comportarsi. E fu ripieno di tanto gaudio da non poterlo contenere e da lasciare, pur non volendo, trasparire qualcosa agli uomini.

331 Il grande amore che gli invadeva l'anima non gli permetteva ormai di tacere; tuttavia parlava in linguaggio enigmatico: cercava di esprimersi con gli altri nello stesso modo figurato con cui l'abbiamo visto discorrere con l'amico preferito di un tesoro nascosto. Diceva di rinunciare a partire per le Puglie, ma allo scopo di compiere magnanime imprese nella sua patria. Gli amici pensavano che avesse deciso di maritarsi e gli domandavano: "Vuoi forse prendere moglie, Francesco? ". Egli rispondeva: "Prenderò la sposa più nobile e bella che abbiate mai vista, superiore a tutte le altre in bellezza e sapienza".

E veramente sposa è la vera religione che egli abbracciò (Gc 1,27); e il Regno dei Cieli è il tesoro nascosto(Mt 13,44) che egli cercò così ardentemente. Bisognava davvero che si compisse pienamente la vocazione evangelica in colui che doveva essere ministro fedele e autentico del Vangelo(Ef 3,7)!

CAPITOLO IV

VENDUTA OGNI COSA,

Sl LIBERA ANCHE DEL DENARO RICAVATO

332                        8. Così il beato servo dell'Altissimo, sospinto e preparato dallo Spirito Santo, essendo scoccata l'ora stabilita si abbandona all'impulso della sua anima: calpesta i beni di questo mondo per la conquista di beni migliori. D'altronde non gli era più permesso differire: una epidemia mortifera si era diffusa ovunque, paralizzando a molti le membra in modo tale che avrebbe tolto loro anche la vita, se il Medico avesse tardato anche solo per poco.

333                        Francesco pertanto balza in piedi, fa il segno della croce, appronta un cavallo, monta in sella e, portando con sé panni di scarlatto, parte veloce per Foligno. Ivi, secondo la sua abitudine, vende tutta la merce, e, con un colpo di fortuna, perfino il cavallo!

334                         Sul cammino del ritorno, libero da ogni peso, pensa all'opera cui destinare quel denaro. Convertito a Dio in maniera rapida e meravigliosa, sente tale somma troppo ingombrante, la portasse pure per un'ora sola. Così, tenendone conto quanto l'arena, si affretta a disfarsene. Avvicinandosi ad Assisi, si imbatte in una chiesa molto antica, fabbricata sul bordo della strada e dedicata a San Damiano, allora in stato di rovina per vecchiaia.

335 9. Il nuovo cavaliere di Cristo si avvicina alla chiesa, e vedendola in quella miseranda condizione, si sente stringere il cuore. Vi entra con timore riverenziale e, incontrandovi un povero sacerdote, con grande fede gli bacia le mani consacrate, gli offre il denaro che reca con sé e gli manifesta i suoi proponimenti. Stupito per l'improvvisa conversione, il sacerdote quasi non crede a quanto odono le sue orecchie e ricusa di prendere quei soldi, temendo una burla. Infatti lo avevano visto, per così dire, il giorno innanzi a far baldoria tra parenti e amici, superando tutti nella stoltezza. Ma Francesco insiste e lo supplica ripetutamente di credere alle sue parole, e lo prega di accoglierlo con lui a servire il Signore. E finalmente il sacerdote gli permette di rimanere con lui, pur persistendo nel rifiuto del denaro, per paura dei parenti. Allora Francesco, vero dispregiatore della ricchezza, lo getta sopra una finestrella, incurante di esso, quanto della polvere.

Bramava, infatti, possedere la sapienza che è migliore dell'oro e ottenere la prudenza che è più preziosa dell'argento (Pr 16,16).

 

CAPITOLO V

IL PADRE LO PERSEGUITA

E LO TIENE PRIGIONIERO

336                        10. Mentre il servo dell'Altissimo. viveva in quel luogo, suo padre andava cercando ovunque, come un diligente esploratore, notizie del figlio. Appena venne a conoscenza che Francesco dimorava in quel luogo e viveva in quella maniera, profondamente addolorato e colpito dal fatto inatteso, radunò vicini e amici e corse senza indugio dal servo di Dio. Ma questi, che era ancora novizio nelle battaglie di Cristo, presentendo la loro venuta e sentendo le grida dei persecutori, si sottrasse alla loro ira, nascondendosi in un rifugio sotterraneo che si era preparato proprio in previsione di un simile pericolo.

                In quella fossa, che era sotto la casa. ed era nota forse ad uno solo, rimase nascosto per un mese intero non osando uscire che per stretta necessità. Mangiava nel buio del suo antro il cibo che di tanto in tanto gli veniva offerto, e ogni aiuto gli era dato nascostamente. Con calde lacrime implorava Dio che lo liberasse dalle mani di chi perseguitava la sua anima (Sal 108,31; 141,7-8) e gli concedesse la grazia di compiere i suoi voti. Nel digiuno e nel pianto invocava la clemenza del Salvatore e, diffidando di se stesso, poneva tutta la sua fiducia in Dio.

                 Benché chiuso in quel rifugio tenebroso, si sentiva inondato da indicibile gioia, mai provata fino allora. Animato da questa fiamma interiore, decise di uscire dal suo nascondiglio ed esporsi indifeso alle ingiurie dei persecutori.

337                        11. Si leva prontamente e di scatto, pieno di zelo e di letizia, si munisce dell'armatura necessaria per le battaglie del Signore: lo scudo della fede e un grande coraggio, e s'incammina verso la città, accusandosi, nel suo divino entusiasmo, di essersi attardato troppo per viltà.

338                         Tutti quelli che lo conoscevano, vedendolo riapparire e mettendo a confronto il suo stato attuale col passato, cominciarono a insultarlo, a chiamarlo mentecatto, a lanciargli contro pietre e fango. Quell'aspetto, macerato dalla penitenza, e quell'atteggiamento tanto diverso dal solito, li inducevano a pensare che tutti i suoi atti fossero frutto di fame patita e di follia. Ma poiché la pazienza val più dell'arroganza (Qo 7,9), Francesco non si lasciava disanimare né sconfiggere da insulto alcuno e ringraziava Dio per quelle prove.

                Invano l'iniquo perseguita l'uomo retto, perché quanto più questi è combattuto tanto maggiore è il trionfo della sua fortezza. L'umiliazione, disse qualcuno, rende più intrepido il cuore generoso.

339                         12. Quel vociare rumoroso e canzonatorio attorno a lui si diffondeva sempre di più per le vie e le piazze della città e il clamore degli scherzi rimbalzava di qua e di là toccando le orecchie di molti, finché giunse anche a quelle di suo padre. Questi, udito gridare il nome del figlio e saputo che proprio contro di lui era diretto il dileggio dei cittadini, subito andò da Francesco, non per liberarlo, ma per rovinarlo. Come il lupo assale la pecora, senza più alcun ritegno, con sguardo truce e minaccioso, afferrandolo con le mani, lo trascinò a casa. E, inaccessibile ad ogni senso di pietà, lo tenne prigioniero per più giorni in un ambiente oscuro, cercando di piegarlo alla sua volontà, prima con parole, poi con percosse e catene.

                Ma il giovane dalle stesse sofferenze traeva forza e risolutezza per realizzare il suo santo ideale. Né la debilitante reclusione né i martellanti rimbrotti gli fecero mai perdere la pazienza.

340                        Il cristiano infatti ha il mandato di rallegrarsi nelle tribolazioni: neppure sotto i flagelli e le catene può abbandonare la sua linea di condotta e di spirito e lasciarsi sviare dal gregge di Cristo. Non lo intimorisce il diluviare di molte acque (Sal 31,6), lui, che in ogni angustia ha per rifugio il Figlio di Dio, il quale perché non riteniamo troppo pesante il giogo delle nostre sofferenze, ci mostra quanto sono assai più grandi quelle che egli ha sopportato per noi.

CAPITOLO VI

LA MADRE LO LIBERA,

ED EGLI SI SPOGLIA DAVANTI AL VESCOVO DI ASSISI

341                                        13. Affari urgenti costrinsero il padre ad assentarsi per un po' di tempo da casa, e il servo di Dio rimase legato nel suo sgabuzzino. Allora la madre, essendo rimasta sola con lui, disapprovando il metodo del marito, parlò con tenerezza al figlio, ma s'accorse che niente poteva dissuaderlo dalla sua scelta. E l'amore materno fu più forte di lei stessa: ne sciolse i legami, lasciandolo in libertà. Francesco, ringraziando Iddio onnipotente, senza perdere un istante, se ne tornò al luogo dove aveva dimorato prima. Reso più sicuro dall'esperienza delle lotte e tentazioni affrontate, appariva anche più sereno; le avversità gli avevano maggiormente temprato lo spirito, e se ne andava ovunque libero e con maggior fermezza.

342                        Frattanto il padre rincasa e non trovandolo, accumulando peccati su peccati, tempesta di rimproveri la moglie. Poi furente e imprecante, corre da Francesco a San Damiano, nel tentativo di almeno allontanarlo dalla regione, se non gli riesce di piegarlo a ritornare alla sua vita precedente.

                Questa volta però, poiché chi teme il Signore è sicuro di trovare in Lui ogni forza (Pr 14,26), il figlio della grazia, appena sente che il padre terreno sta per sopraggiungere, gli va incontro spontaneamente, gioioso, dichiarando di non aver più paura delle catene e delle percosse, e di essere pronto a sopportare lietamente ogni male nel nome di Cristo.

343                        14. Allora il padre, visto vano ogni sforzo per distoglierlo dal nuovo cammino, rivolge tutto il suo interesse a farsi restituire il denaro. L'uomo di Dio aveva deciso di usarlo per i poveri e per il restauro della cappella; ma, staccato com'era da esso, non si lasciò sedurre dal miraggio apparente di poterne trarre del bene e non gli dispiacque affatto privarsene. Ritrovò la borsa del denaro che egli, gran disprezzatore dei beni terreni e assetato di quelli celesti, aveva scagliato in mezzo alla polvere della finestra. Il ricupero della somma placò in parte come un refrigerio l'ira e l'avidità del padre.

                               Tuttavia impose al figlio di seguirlo davanti al vescovo della città, perché facesse nelle mani del prelato la rinuncia e la restituzione completa di quanto possedeva.

                               Era ben lontano dal far resistenza, e aderì giubilante e sollecito a questa richiesta.

344                        15. Comparso davanti al vescovo, Francesco non esita . né indugia per nessun motivo: senza dire o aspettar parole, si toglie tutte le vesti e le getta tra le braccia di suo padre, restando nudo di fronte a tutti. Il vescovo, colpito da tanto coraggio e ammirandone il fervore e la risolutezza d'animo, immediatamente si alza, lo abbraccia e lo copre col suo stesso manto. Comprese chiaramente di essere testimone di un atto ispirato da Dio al suo servo, carico di un significato misterioso. Perciò da quel momento egli                 si costituì suo aiuto, protettore e conforto, avvolgendolo con sentimento di grande amore.

345                        Il nostro atleta ormai si lancia nudo nella lotta contro il nemico nudo; deposto tutto ciò che appartiene al mondo eccolo occuparsi solo della giustizia divina! Si addestra così al disprezzo della propria vita, abbandonando ogni cura di se stesso, affinché sia compagna della sua povertà la pace nel cammino infestato da insidie e solo il velo della carne lo separi ormai dalla visione di Dio.

CAPITOLO VII

ASSALITO DAI BRIGANTI, É GETTATO NELLA NEVE,

POI SI APPLICA A SERVIRE I LEBBROSI

346                        16. Vestito di cenci, colui che un tempo si adornava di abiti purpurei, se ne va per una selva, cantando le lodi di Dio in francese Ad un tratto, alcuni manigoldi si precipitano su di lui, domandandogli brutalmente chi sia. L'uomo di Dio risponde impavido e sicuro: "Sono l'araldo del gran Re; vi interessa questo?". Quelli lo percuotono e lo gettano in una fossa piena di neve, dicendo: "Stattene lì, zotico araldo di Dio!". Ma egli, guardandosi attorno e scossasi di dosso la neve, appena i briganti sono spariti balza fuori dalla fossa e, tutto giulivo, riprende a cantare a gran voce, riempiendo il bosco con le lodi al Creatore di tutte le cose.

347                        Finalmente arriva ad un monastero, dove rimane parecchi giorni a far da sguattero di cucina. Per vestirsi ha un semplice camiciotto e chiede per cibarsi almeno un po' di brodo; ma non trovando pietà e neppure qualche vecchio abito, riparte, non per sdegno, ma per necessità, e si porta nella città di Gubbio. Qui da un vecchio amico riceve in dono una povera tonaca.       Qualche tempo dopo, divulgandosi ovunque la fama di Francesco, il priore di quel monastero, pentitosi del trattamento usatogli, venne a chiedergli perdono, in nome del Signore, per sé e i suoi confratelli.

348                        I7. Poi, come vero amante della umiltà perfetta, il Santo si reca tra i lebbrosi e vive con essi, per servirli in ogni necessità per amor di Dio. Lava i loro corpi in decomposizione e ne cura le piaghe virulente, come egli stesso dice nel suo Testamento: "Quando era ancora nei peccati, mi pareva troppo amaro vedere i lebbrosi, e il Signore mi condusse tra loro e con essi usai misericordia". La vista dei lebbrosi infatti, come egli attesta, gli era prima così insopportabile, che non appena scorgeva a due miglia di distanza i loro ricoveri, si turava il naso con le mani. Ma ecco quanto avvenne: nel tempo in cui aveva già cominciato, per grazia e virtù dell'Altissimo, ad avere pensieri santi e salutari, mentre viveva ancora nel mondo, un giorno gli si parò innanzi un lebbroso: fece violenza a se stesso, gli si avvicinò e lo baciò               Da quel momento decise di disprezzarsi sempre più, finché per la misericordia del Redentore ottenne piena vittoria.

349<