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| | La storia del presepe raccontata
attraverso due articoli (...molto simili!) che ho scritto a distanza di
anni l'uno dall'altro.
Mi
è improbabile redigere un elenco accurato delle fonti, ma sottolineo che punto
di partenza è sempre stato il Vangelo di Luca.

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UNA
STORIA DAVVERO "SPECIALE"
di Mauro Pellegrini
(articolo apparso su "Yellow" di Natale 1990)
"Babbo! Guarda i pastori con le lucine!" ed il padre annuirà con aria
sufficiente senza ammettere che si era perso con sguardo appassionato dietro
alle casine sul fondale. Così, anche quest'anno il presepe entrerà nelle
nostre case e nelle nostre parrocchie. Dalla piccola capannuccia al grande
complesso scenico e meccanico, il presepe rimane ancora oggi una delle poche
usanze popolari in grado di farci tornare bambini, farci sognare e vivere nella
giusta dimensione di genuina tenerezza quello che e' il Natale, la nascita di
Gesu'.
Diceva a tal proposito Papa Giovanni XXIII nel 1962: "Arrivi dappertutto un
raggio di grazia, la grazia, la luce della Grotta di Betlemme, il canto degli
Angeli, la premura materna di Maria, il patrocinio di Giuseppe; e per ogni uomo
sorga, nella purezza e nell'armonia piu' alta, l'inizio, il rinnovamento della
vera gioia, portata sulla terra del Figlio di Dio". E' proprio vero: quelle
statuine che attualmente vengono tirate giù dallo scaffale piu' alto dove erano
state relegate dodici mesi prima sono sempre pronte a portarci "la
luce" che rischiarò i "... pastori che vegliavano di notte facendo la
guardia al loro gregge" (Lc 2,8).
Ma qual e' la piccola-grande storia del presepe? Il termine (come del resto
presepe) deriva dalle due forme latine "praesepe" e "praesepium",
che significano "greppia, mangiatoia". A Firenze e' invece invalso il
termine "capannuccia" col significato di "raffigurazione di Gesù
bambino nella stalla". Il primo non e', come si crede comunemente, quello
vivente realizzato a Greccio, la notte del 25 Dicembre 1223 da S. Francesco,
bensì un dipinto presente su di un' architrave nelle catacombe di Priscilla che
raffigura il Bambino, la Madonna, un personaggio maschile, che potrebbe essere
sia S. Giuseppe che il profeta Isaia, ed una stella a otto punte. Quindi già
100 anni dopo la morte di Cristo abbiamo un presepe, seguito a ruota da molte
Epifanie (dal greco "manifestazione") dei secoli III e IV sempre
dipinte nelle catacombe. Del IV secolo e' inoltre una curiosa raffigurazione
situata nelle catacombe di S. Sebastiano in cui al Bimbo sono stati affiancati i
soli asino e bue. Da questo secolo fino al VII troviamo invece raffigurate sui
rilievi dei sarcofagi tutte le componenti di quella che ora e' l'iconografia
classica: Gesù, Maria, Giuseppe, il bue, l'asino e la stella. Il presepe viene
inoltre raffigurato su vetri, avori, miniature di codici e mosaici, ma siamo
ancora davanti ad immagini statiche, fisse nel momento in cui l'artista le ha
create. Siamo così arrivati al settimo secolo durante il quale Papa Teodoro,
avvertendo l'esigenza cristiana di un qualcosa di più concreto, volle costruire
un oratorio interamente dedicato al presepio nella chiesa di S. Maria Maggiore
all'Esquilino.
Questo stesso oratorio venne poi abbellito da Arnolfo di Cambio nel 1289 e
finalmente il Fontana lo portò nella chiesa. Eccoci ora a S. Francesco ed alla
notte di Natale dell'anno 1223, ma quanto accadde conviene che ce lo descriva
Tommaso da Celano, contemporaneo del Santo: "Circa quindici giorni prima
del Natale di nostro Signore, il beato Francesco chiese ad un suo amico Giovanni
Velita, colui che ha donato il terreno ai frati di venire al lui e gli disse:
"Voglio celebrare il ricordo di questo Bambino nato a Betlemme, e vedere
con gli occhi della carne le privazione a cui e' assoggettato, come fu adagiato
nella mangiatoia, come riposò sul fieno tra il bue e l'asinello". (..) Il
Santo, che era diacono, riveste gli ornamenti della sua sacra funzione e con
voce sonora canta il Vangelo. (...) Uno dei presenti (lo stesso Velita),
di mirabile virtù, e' degnato di una visione: vede nella mangiatoia un bambino
che sembra privo di vita, e il Santo di Dio avanzare verso di lui e risvegliare
il bimbo come dal tepore del sogno (...)" (I Cel. 84-88). Sul luogo dove ciò avvenne sorse e vi e' tutt'ora un santuario, il cui altare e' stato
edificato sulla mangiatoia stessa. Questa era per0' solo una sacra
rappresentazione perchè non vi erano gli elementi principali (la Sacra
Famiglia). Si ha notizia del primo presepio vero e proprio nel 1330 quando ne
venne costruito uno a Napoli per le Clarisse di S. Chiara e sempre a Napoli ne
sorsero altri tra il 1300 ed il 1500 fatti con grandi figure di legno sistemate
stabilmente all'interno delle cappelle. Parallelamente nelle Fiandre si
diffondevano i "repos" di Gesù, culle adorne di trine e campanellini
che le monache cullavano cantando nenie. Intanto il presepe si stava rapidamente
diffondendo in tutta la penisola italiana, privilegiando l'Italia meridionale
con Napoli al suo centro. Arriviamo cosi' al suo secolo d'oro: il 1700. Si
costruisce secondo gli stili barocco e rococò ed i personaggi finiscono col
rivestirsi di abiti alla Luigi XIII, di baffi, pizzo, boccoli ed al guinzaglio
cani da caccia. A Napoli tra il 1760 ed il 1800 si ha una vera e propria febbre
del presepe, tale che in ogni parte del mondo non esiste oggi museo senza
un'opera napoletana. Dirà Michele Cuciniello: "Il presepio napoletano e'
una pagina di Vangelo in dialetto napoletano".
Gli scavi di Pompei suggeriscono inoltre un ritorno allo stile classico e in
alcuni presepi troviamo addirittura il Vesuvio: Carlo III, appassionato di
meccanica e coadiuvato da architetti e scenografi di corte, ne costruisce uno
nei salotti del palazzo.
I traffici che al tempo dei Borboni collegavano la città partenopea alla
penisola iberica fecero si che il presepe venisse esportato in Spagna e
Portogallo, dove rimangono famosi i lavori in creta di Ramon Amadeu e Damian
Compeny. Intanto si aveva in Francia (a partire dalla Provenza) ed in Belgio la
fioritura di rappresentazioni fatte con marionette e "cheches" (specie
di automi). Ma il presepe doveva ancora fare i conti con il movimento
"illuminista" che lo relegò nelle soffitte e tra i rifiuti in quanto
argomento "non illuminato" dalla ragione, ma circondato da un alone di
mistero. Ma non passò troppo tempo che il romanticismo lo riscoprì e nella
prima metà dell'ottocento nacquero le primo associazioni di amici del presepio
con il preciso fine di far rifiorire questa usanza. La prima di cui si ha
notizia e' del 1855-58 (?) nata a Barcellona, i cui dati anagrafici sono stati
dedotti da quella nata nel 1863 nella medesima città spagnola.
Intanto i musei cominciavano ad aprire sezioni specifiche sull'argomento: primo
fu quello di S. Martino a Napoli che ospita il presepe di Michele Cuciniello
costruito nel 1879.
Poi sorse il Bayerisch National museum di Monaco e raccolte si ebbero in
Sicilia, Tirolo e Spagna. La prima associazione del nostro secolo e' svizzera,
nata nel Tirolo nel 1909. Rimase sola fino al 1921, anno in cui, nuovamente a
Barcellona, ne sorse una nuova seguita poi da altre ancora fino ad arrivare al
30 maggio 1952, data che segna la nascita dell' Universalio Foederatio
Praesepistica (Un-Foe-Prae), federazione che raggruppa l' universalità delle
associazioni.
Questa
e' la storia del presepe, quella dei grandi nomi, ma essa non fa comunque torto
a tutte quelle piccole storie di coloro che hanno costruito con passione il loro
presepe e anche di tutti quelli che ancora una volta rimarranno incantati
davanti a quella statuina che tende con un sorriso le braccia.
Catacombe
di Priscilla (II secolo)
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"PRAESEPIRE… che passione!"
di Mauro Pellegrini
numero 4-2002 "Coltivare Insieme"
Tracciare quella che è la "storia del presepe", almeno come lo intendiamo nella nostra esperienza, sebbene non arduo, è un compito che ci fa incontrare molti interessanti aspetti, specie in termini di archeologia linguistica. Da dove
iniziare quindi? Ma proprio dal nome!
L'Enciclopedia dello Spettacolo definisce il Presepio come la "rappresentazione plastica, tridimensionale della nascita di
Gesù, realizzata con figure mobili nel senso di non fisse ma spostabili secondo il senso artistico del costruttore, ed elementi veristici quali case, rocce, piante ecc., che, preparata per il Natale, viene volta alla Purificazione. Come tale, il Presepio è strettamente correlato al teatro in quanto, analogamente a quest'ultimo, è teso a rendere attuale e reale un avvenimento remoto nel tempo e nello spazio, mediante una finzione di natura spettacolare, e, nello stesso modo del teatro non può quindi prescindere dalla scenografia: mancando infatti l'allestimento scenico intorno ai personaggi rappresentanti il sacro evento, si avrà sì una rievocazione della Natività, ma non un Presepio".
Il termine (come del resto presepio) deriva dalle due forme latine "praesepe" e
"praesepium", che significano "mangiatoia" (a suo volta dal verbo latino
"praesepire" - recingere con siepe, graticciata). A Firenze e' invece prevalso il termine
"capannuccia" col significato di "raffigurazione di Gesu' bambino nella stalla". Infine dalla voce del basso latino
cripia , traducibile egualmente come mangiatoia, derivano i termini "crechè",
"crib", "krippe", "krubba", stanti ad indicare il presepio rispettivamente nelle lingue francese, inglese, tedesco e svedese. Allo stesso modo, in Polonia si parla di
"szopka" e in Russia di "wertep", termini aventi sempre il significato di greppia.
La parola "presepe" indica quindi per antonomasia la greppia, nella quale, come è raccontato nel Vangelo di
S.Luca, fu collocato il Bambino Gesù alla sua nascita, non avendo la santa coppia di Maria e Giuseppe trovato alloggio nella locanda. Nei vangeli apocrifi (quelli che la comunità ecclesiastica non ha accettato come ispirati e che quindi non ha incluso tra i canonici), si parla di una grotta nella quale è collocata la stalla e si riscontra la presenza del bue e dell'asino che con il loro alito riscaldano la culla: in questo dato confluisce anche la profezia di Isaia che, accusando il popolo di Israele di essere sordo alla parola di Dio, lo contrappone alla mansuetudine ed alla docilità del bue e dell'asino. Proprio perché la divina nascita dà inizio all'opera delle redenzione, essa fu ben presto rappresentata dagli artisti cristiani, i quali,soprattutto sui sarcofagi, con evidenti significati simbolici, rappresentarono sia la natività tra il bue e l'asino, con l'adorazione dei pastori, sia la venuta dei Magi, venuti dall'Oriente pur essi ad adorare il Signore. Quindi il primo (se così si può dire) non e', come si crede comunemente, quello "vivente" realizzato a
Greccio, la notte del 25 Dicembre 1223 da S. Francesco, bensi' un dipinto del secondo secolo su di
un' architrave nelle catacombe di Priscilla che raffigura il Bambino, la Madonna, un personaggio maschile (che potrebbe essere sia S. Giuseppe sia il profeta Isaia), ed una stella a otto punte. Pertanto
già 100 anni dopo la morte di Cristo abbiamo un presepe, seguito poi da molte "Epifanie" (dal greco "manifestazione") dei secoli III e
IV, sempre dipinte nelle catacombe. Nel cimitero di S. Agnese e nelle catacombe di Pietro e Marcellino e di Domitilla in Roma
(III secolo) compaiono assieme alla Natività i "Magi", ai quali il vangelo apocrifo armeno assegna i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, il cui numero di tre, fissato da S. Leone Magno, ne permette una duplice interpretazione: rappresentanti delle tre età dell'uomo: gioventù, maturità e vecchiaia oppure delle "tre razze" in cui si divide l'umanità: la "semita" (discendenti di Sem - figlio di
Noè), la "giapetica" (di Iafet) e la "camita" (di Cam). Anche i doni dei Magi sono interpretati con riferimento alla duplice natura di Gesù e alla sua regalità: l'incenso, per la sua divinità, la mirra, per il suo essere uomo, l'oro perché dono riservato ai re. Del IV secolo e' una curiosa raffigurazione nelle catacombe di S. Sebastiano in cui al Bimbo sono stati affiancati i soli asino e bue. Del V secolo abbiamo la natività e l'adorazione dei magi del dittico a cinque parti in avorio e pietre preziose che si ammira nel Duomo di Milano e i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia e della Basilica di S. Maria in Trastevere a Roma. Da questo secolo fino al VII troviamo raffigurate sui rilievi dei sarcofagi tutte le componenti di quella che ora e' l'iconografia classica:
Gesu', Maria, Giuseppe, il bue, l'asino e la stella, nelle "posizioni" proprio in cui andiamo a "ricollocarli" anche oggi nella capannuccia casalinga. Il presepe viene inoltre raffigurato su vetri, miniature di codici e mosaici, ma ancora a realizzazioni di "immagini bi-dimensionali", fisse nel momento in cui l'artista le ha create. Alla fine del sesto secolo, Papa Teodoro, avvertendo ed accogliendo l'esigenza di "un qualcosa" di piu' concreto, costruisce un oratorio interamente dedicato al presepio nella chiesa di S. Maria Maggiore all'Esquilino (chiamata infatti
"Sancta Maria ad praesepe") dove vi furono traslate le reliquie della Sacra Culla (o almeno quelle che si ritenevano tali!). Questo stesso oratorio verrà abbellito con statue di legno (le prime!) da Arnolfo di Cambio nel 1283. Eccoci ora a S. Francesco ed alla notte di Natale dell'anno 1223, ma quanto accadde conviene che ce lo descriva Tommaso da Celano, contemporaneo (e cronista) del Santo: "Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, (…) lo chiamò a se e gli disse [a Giovanni
Velita, colui che ha donato un terreno ai frati]: "Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di
Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e (…) vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia, come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello". (...) E giunge il giorno della letizia (…) Per l'occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festosi dai casolari delle regioni portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte nella quale si accese splendida nel cielo la stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. (…) Francesco si è rivestito di paramenti diaconali (…) e canta con voce sonora il santo Vangelo. (...) uno dei presenti [lo stesso
Velita], uomo virtuoso, ha una mirabile visione: gli sembrava che un bambino giacesse privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicinasse e lo destasse da quella specie di sonno profondo" (Celano Vita Prima 84-86). Sul luogo dove cio' avvenne sorse e vi e' tutt'ora un santuario, il cui altare e' stato edificato sulla mangiatoia stessa. Questa era in definitiva "solo" la santa messa (anche perché Papa Onorio aveva proibito sacre drammatizzazioni) e quindi non vi erano gli elementi principali ("gli attori") della Sacra Famiglia. Dal "primo" presepio (quello di Arnolfo di Cambio) e fino alla metà del 1400 gli artisti modellano statue di legno o terracotta che sistemano davanti a un fondale pitturato
che riproduce un paesaggio di sfondo alla scena della Natività; il presepe è esposto all'interno delle chiese nel periodo natalizio. Si ha notizia di un primo presepio "completo" (con quindi tutti i "canonici" personaggi nonché pastori, angeli ed latro) nel 1330 quando ne viene costruito uno a Napoli per le Clarisse. Parallelamente nelle Fiandre si diffondono i
"repos" di Gesu', culle adorne di trine e campanellini che le monache cullano cantando nenie. Intanto il presepe si diffonde in tutta la penisola italiana, privilegiando l'Italia meridionale con Napoli al suo centro. Arriviamo così rapidamente al "secolo d'oro" per il presepe: il 1700. In questo periodo si distinguono gli artisti liguri (in particolare a Genova), e quelli siciliani che, in genere, si ispirano sia per la tecnica che per il realismo scenico, alla tradizione napoletana con alcune eccezioni, come ad esempio l'uso della cera a Palermo e Siracusa o le
terrecotte dipinte a freddo di Savona e
Albisola. Proprio a Napoli, tra il 1760 ed il 1800, si ha una vera e propria febbre del presepe, tale che in ogni parte del mondo non esisterà museo senza un'opera napoletana. Dirà Michele Cuciniello (grande presepista partenopeo): "Il presepio napoletano è una pagina di Vangelo in dialetto napoletano". Carlo
III, appassionato di meccanica e coadiuvato da architetti e scenografi di corte, ne costruisce uno nei salotti del palazzo. Gli artisti napoletani danno alla sacra rappresentazione un'impronta naturalistica inserendo la Natività nel paesaggio campano (Pompei, il Vesuvio) ricostruito in scorci di vita che vedono personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo rappresentati nelle loro occupazioni giornaliere o nei momenti di svago (usanza che tutt'oggi continua la tradizione presepiale napoletana la quale "aggiorna" continuamente la rappresentazione, con personaggi tratti dalla vita culturale e politica: così ritroviamo raffigurati l'attore Totò (Antonio de
Curtis), il drammaturgo Eduardo De Filippo - che ha mostrato la napoletana passione per il presepe nel personaggio di
Lucariello, nella commedia "Natale in casa Cupiello" - il giudice Antonio di Pietro - durante lo scandalo di Tangentopoli, il presidente del consiglio di turno ed ancora…). Ulteriore novità è la trasformazione delle statue in manichini di legno con arti in fil di ferro, per dare l'impressione del movimento, abbigliati con indumenti propri dell'epoca e muniti degli strumenti di svago o di lavoro tipici dei mestieri esercitati e tutti riprodotti con esattezza anche nei minimi particolari. Questo per dare verosimiglianza alla scena delimitata da costruzioni
che riproducono luoghi tipici del paesaggio cittadino o campestre: mercati, taverne, abitazioni, casali, rovine di antichi templi pagani. I traffici che al tempo dei Borboni collegavano la
città partenopea alla penisola iberica fanno sì che il presepe venga "esportato" in Spagna e Portogallo, dove rimangono famosi i lavori in creta di Ramon Amadeu e Damian
Compeny. Sempre nel '700 si diffonde il presepio meccanico o di movimento (che ha un illustre predecessore in quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588 per Cristiano I di Sassonia). In Francia, in Provenza in particolare, ed in Belgio si ha la fioritura di rappresentazioni fatte con marionette e
"cheches", specie di automi. In Polonia si creano invece presepi a forma di cattedrale gotica, in cui si aprono finestre per molteplici raffigurazioni sacre.
Il presepe conosce un primo declino dovendo "fare i conti" con il periodo dell'Illuminismo che lo "relega in soffitta" o tra i rifiuti in quanto argomento "non illuminato" dalla ragione, ma circondato da un alone di mistero. Ma non passa troppo tempo che il romanticismo lo riscopre; nella prima metà dell'ottocento nascono le prime associazioni di "amici del presepio" con il preciso fine di far rifiorire questa usanza: la prima di cui si ha notizia e' del 1855 a Barcellona. La diffusione a livello popolare si realizza pienamente nell'800 quando ormai ogni famiglia in occasione del Natale costruisce un presepe in casa riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali con materiali forniti da un fiorente artigianato. In questo secolo si caratterizza l'arte presepiale della Puglia, specialmente a Lecce, per l'uso innovativo della cartapesta, policroma o trattata a fuoco, drappeggiata su uno scheletro di fil di ferro e stoppa. A Roma le famiglie importanti per censo e ricchezza gareggiano tra loro nel farsi costruire i presepi più imponenti, ambientati nella stessa città o nella campagna romana, che permettono di visitare ai concittadini e ai turisti. Famosi quello della famiglia Forti posto sulla sommità della Torre degli
Anguillara, o della famiglia Buttarelli in via De' Genovesi riproducente Greccio e il presepe di S. Francesco o quello di Padre Bonelli nel Portico della Chiesa dei Santi XII Apostoli, parzialmente meccanico, con la ricostruzione del lago di Tiberiade solcato dalle barche e delle città di Gerusalemme e Betlemme. Intanto i musei cominciavano ad aprire sezioni specifiche sull'argomento: per primo quello di S. Martino a Napoli che ospita il presepe di Michele Cuciniello (del 1879). La prima associazione del nostro secolo e' svizzera, nata nel Tirolo nel 1909. La Universalio Foederatio Praesepistica
(Un-Foe-Prae) nasce il 30 maggio 1952, federazione che raggrupperà tutte le associazioni. Oggi, dopo l'affievolirsi della tradizione negli anni '60 e '70, causata anche dall'introduzione dell'albero di Natale, il presepe è tornato a rifiorire grazie all'impegno di religiosi e privati che con le associazioni
sopracitate, Musei tipo il Brembo di Dalmine (Bergamo), mostre - tipica quella nel sottosuolo di S.Lorenzo a Firenze -, rappresentazioni dal vivo come quelle della rievocazione del primo presepio di S. Francesco a
Greccio; hanno ricondotto nelle case e nelle piazze d'Italia la Natività e tutti i personaggi della simbologia cristiana del presepe.
Una "storia" molto articolata, certo, quella del presepe, ma con un filo conduttore essenziale: quello che sintetizzava Papa Giovanni XXIII nel 1962:
"Arrivi dappertutto un raggio di grazia, la grazia, la luce della Grotta di Betlemme, il canto degli Angeli, la premura materna di
Maria, il patrocinio di Giuseppe; e per ogni uomo sorga, nella purezza e nell'armonia
più alta, l'inizio, il rinnovamento della vera gioia, portata sulla terra del Figlio di
Dio".
E' proprio vero: quelle statuine che vengono tirate giù dallo scaffale più alto dove erano state relegate quasi dodici mesi prima sono sempre pronte a portarci e regalarci "la luce" che
rischiarò i "... pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge"
(Lc 2,8). |
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