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Il web ufficiale del Presepe di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci

 

 

 

 

COMETA, DUEMILA & AFFINI

La ricostruzione dell’anno zero su base storico-astronomica  

di Mauro Pellegrini

(Apparso sul numero 4/2003 di Coltivare Insieme)

SI FA PRESTO A DIRE COMETA…

L’iconografia del presepe che oggi definiamo “classica” porta ormai da secoli l’immagine di un corpo celeste, familiarmente definito come “stella-cometa”, che guida i magi alla ricerca del Santo Bambino Gesù.

Tralasciando l’ampia disquisizione che riguarda questi misteriosi personaggi “venuti dall’oriente”, eccoci di fronte ad un evento che doveva essere stato veramente “particolare” se l’evangelista Matteo, il pubblicano (un giudeo-esattore delle tasse per conto dei romani) che Gesù chiama al suo seguito a Cafarnao, che diviene apostolo ed evangelista (è suo il probabile “primo” vangelo, il solo scritto in aramaico), scrive della “stella” che guida i magi.

“Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. (Mt 2,2)

”Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme…”

(Mt 2,7a)

“Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. (Mt 2, 9b-10)

La cometa Hyakutake al perielio nel marzo 1996 (foto archivio M.P.)

 

Anche Luca, medico di Antiochia, come ci dice San Paolo, di cui sarà peraltro compagno di viaggio a più riprese, si è curato di segnalarci nel capitolo due del suo vangelo l’eccezionalità, se vogliamo, “celeste” della nascita.

“C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.” (Lc 2, 8-9)

Il tema della stella è peraltro comune alla tradizione dell’antico testamento e viene associato alla venuta del Messia nel libro dei Numeri:

“Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele, spezza le tempie di Moab e il cranio dei figli di Set…” (Nm, 24, 17b)

Da notare quindi che fin dal II secolo, su di una architrave delle catacombe di Priscilla (leggasi “Coltivare Insieme” n.4/2002), appariva, appena sopra la testa della Madonna, una stella ad otto punte.

Catacombe di Priscilla, Roma (II secolo d.C.)

 

Ora, se da una parte si crede che il racconto biblico, sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, non sia da “prendere alla lettera”, ma leggendolo “come simbolico”, verrebbe certamente naturale pensare all’evento “cometa” come simbolo di regalità di colui che nasce. Il passaggio di una cometa, e comunque i “segni del cielo”, erano invece ritenuti il più delle volte presagio di sciagura dai popoli dell’antichità in genere. Parafrasando questo argomento viene spontaneo associare a questo “atteggiamento” il brano, sempre dal capitolo 2 di San Luca, in cui Simeone profetizza la missione di Gesù.

“Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: -Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima-”. (Lc 2, 33-35)

 

ALLA RICERCA DELL’ANNO ZERO

Ma torniamo a Matteo, se leggiamo con attenzione il testo del vangelo non troviamo menzionata alcuna “cometa”, mentre, come abbiamo visto, per ben tre volte si indica la presenza di una stella. Ne scaturiscono due domande:

Perché si parla di “stella-cometa”? Potrebbe “essere stato” anche un altro tipo di evento astronomico?

I dati in nostro possesso ci permettono purtroppo di assurgere a sole congetture, alcune delle quali, però, estremamente interessanti. Sappiamo anzitutto che Giuseppe e Maria, al momento della nascita di Gesù, si trovano a Betlemme (...e tu Betlemme, non sei forse il più piccolo capoluogo di Giuda…) per il censimento indetto dall’Imperatore Augusto.

“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.” (Lc 2, 1-5)

 

Altro dato storico: è tetrarca della Palestina il Re Erode detto Il Grande, che sappiamo, per racconto dello storico ebreo Giuseppe Flavio dalla sua opera Antichità Giudaiche, muore nel 4 a.C.. Qui nasce un problema: se Erode era vivo alla nascita di Gesù, lo stesso Gesù deve essere nato necessariamente prima del 4 a.C.!

L’Imperatore Cesare Augusto

Come può essere successo? In quale anno siamo?

Fatta questa premessa pare proprio che l’anno 2000 sia passato da un bel pezzo! E sicuramente in modo molto più silenzioso!

Nel 525 un monaco della Scizia, regione dell’Europa Centrale, di nome Dionigi “Il Piccolo”, vissuto a Roma sotto il Papa Giovanni I, fissò la data di nascita del Cristo, cioè l’inizio della nostra era, calcolandola in base ad una “Tavola Pasquale” che non “partiva”, come allora si era soliti fare, dall’inizio del regno di Diocleziano nel 284 d.C., ma nell’anno 753 dalla fondazione di Roma. I suoi calcoli non erano però esatti perché basati su due punti non proprio esatti:

1)       Giovanni Il Battista inizia la predicazione e battezza Gesù nel quindicesimo anno del regno di Tiberio (Lc 3,1)

2)       A questa data, secondi i Vangeli, Gesù ha “circa” trentanni

Dionigi ha sottratto quindi questi 30 anni dalla presunta data di regno dell’ imperatore romano.

Storicamente però è stato dimostrato che il quindicesimo anno in questione corrisponde ai nostri 27-28 d.C. e abbiamo un’ indicazione certa dell’età di Gesù, né tantomeno del numero degli anni che sono coinvolti dalla sua predicazione (una Pasqua solamente per i tre Vangeli Sinottici, tre per San Giovanni Evangelista). Ecco che il computo di Dionigi non è esatto.

Il nostro periodo di ricerca quindi si concentra tra il 7 ed il 4 a.C..

 

In effetti però questi primi indizii storici offrono una casistica ancor più ampia per tutta una serie di problemi:

1)       Al tempo di Quirinio governatore vi è stato un solo censimento, almeno così risulta dalle fonti dell’antica Roma, che risulta essere stato fatto nell’anno 6 o 7 d.C.!!!

2)       Ammettiamo comunque un pre-censimento negli anni 4-6 a.C.. Accade che Quirinio ancora non era governatore della Palestina, ma piuttosto Quintilio Varo, mentre Quirinio si trovava ancora in Siria come comandante militare!!!

3)       Risulta storicamente anomalo che Augusto ordinasse un censimento in un reame autonomo (Israele, ovvero la Palestina “romana”), anche se sotto la sua giurisdizione

4)       Nel brano del Vangelo si dice che Giuseppe e Maria si recarono nella città di origine, ma questo era un uso tipicamente ebraico. Infatti nei censimenti romani ci si registrava dove si risiedeva!

Ci viene in soccorso uno storico romano, Tertulliano (II/III secolo d.C.), che segnala che nell’anno 6 a.C., per opera del governatore della Siria di nome Senzio Saturnino, si era compiuto un censimento in Giudea. Questo censimento sarebbe durato molto tempo e lo avrebbe portato a termine il più noto Quirinio, come reggente al posto del governatore che era impegnato in guerra contro gli Armeni, ipotesi più che plausibile dal momento che non si svolgeva simultaneamente in tutte le città, ma si trattava di un’opera lunga e meticolosa.

 

SCRUTANDO IL CIELO

Gli eventi cosmici di rilievo legati a quel momento storico sono sostanzialmente quattro:

1)       Il collasso e l’esplosione di una stella supernova nella costellazione della Cassiopea che ha probabilmente generato un effetto protrattosi per intere settimane

2)       Una rarissima congiunzione astrale tra Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci del 7 a.c. (anno 747 di Roma). I due pianeti si spostano in cielo sorpassandosi per le diverse lunghezze delle loro orbite intorno al Sole: questo gioco di luci potrebbe aver guidato i magi verso il luogo della nascita di Gesù

3)       Una cometa poco nota risulta essere transitata nel 5 a.c. nella costellazione del Capricorno

4)       Il passaggio della cometa di Halley nell’ 11 a.c. (il 5 ottobre al perielio, per la precisione), cometa periodica “catturata” dal nostro sistema solare che compie il suo giro nell’arco di 75/76 anni. Siamo sufficientemente “fuori tempo” per poter ritenere possibile quest’associazione alla nascita di Gesù, ma teniamola presente se non altro per il passaggio raffigurato da Giotto nel 1301 nel dipinto dell’ Adorazione dei Magi nella Cappella degli Scrovegni a Padova e che, molto probabilmente, ha contribuito all’associazione linguistica “stella-cometa”

L’Adorazione dei Magi, Giotto, Cappella degli Scrovegni, 1301

 

Occorre però adesso valutare che l’evento astronomico di per se “non dovrebbe” essere stato eclatante, ma, come detto nelle premesse, “particolare”, ovvero che abbia colpito l’attenzione di studiosi (“chi” scruta il cielo come i magi) più che l’osservatore comune. Avrebbe dovuto inoltre rendersi visibile “ad oriente” in “opposizione” al sole (ovvero la nascita di “un nuovo” re) e visibile ripetutamente per alcuni mesi. Il cerchio si stringe quindi al punto due perché l’evento si replicò per tre volte ed è particolarmente significativo per lo studioso perché, pur essendo calcolabile, si ripete solamente ogni 805 anni. Ad effettuare il calcolo in questione è stato poi uno studioso di eccezione, il grande Keplero, il quale trovò, in un commentario ai testi biblici del XVI secolo, una critica sul significato dei corpi celesti e costellazioni coinvolte nell’evento.

Giove era visto infatti come simbolo di regalità e giustizia, Saturno era testualmente “la stella dei giusti” ed i Pesci (segno d’acqua) erano associati a Mosè, il legislatore “salvato dalle acque”, così come il popolo ebraico dal Mar Rosso.

Questa tesi di Keplero è stata recentemente ripresa dall’astronomo inglese David Hughes che arricchisce la precisione dello studio con tre date, quelle delle congiunzioni: il 27 maggio, il 6 ottobre ed il 1° dicembre dell’anno 7 a.C.. Una volta osservata la congiunzione in maggio, i Magi si sarebbero messi in marcia durante l’estate arrivando da Erode i primi di novembre, ancora guidati dall’evento in ottobre. Quindi osservarono nuovamente la congiunzione in dicembre quando, supponiamo, potrebbero avere trovato il Santo Bambino. Secondo l’astronomo, Cristo potrebbe essere nato il 15 settembre del 7 a.C., in perfetta opposizione del pianeta Giove con il Sole: ma questo ha significato puramente simbolico e non più scientifico!

Il cielo della mezzanotte del prossimo Natale

 

I “MISTERIOSI” MAGI

Torniamo però ad un dettaglio trascurato: “dove” arrivano i magi?

Il Vangelo di Matteo non lo dice con precisione, ma segnala una “casa” a differenza di Luca che parla di una “mangiatoia”. Semplice interpretazione diversa del concetto “casa” o i magi sono arrivati con Gesù “un po’ più grande”? Una spiegazione abbastanza logica potrebbe risiedere nel fatto che Giuseppe e Maria abbiano trovato uno pseudo-alloggio in una sorte di “caravanserraglio”, comunissimo al tempo. Questo inoltre faciliterebbe la comprensione di altre tradizioni, quali “l’asino ed il bue”, nate molto a posteriori rispetto l’evento storico, in alcuni casi “aiutate” dai vangeli cosidetti apocrifi (cioè nascosti): vediamo quali indizi ci aggiungono o confermano.

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Nel “Protovangelo di Giacomo”, scritto nel IV secolo, si tratta dell’ordine di Augusto di indire il censimento (Cap. XVII), ma durante il viaggio si compie il tempo di Maria ed i due genitori prossimi sono costretti a fermarsi in una grotta (ecco un particolare nuovo!). Poi si tratta dei Magi, di Erode, della stella e dei tre doni (Cap. XXI) ed ancora della strage degli innocenti, perpetrata per opera di Erode, timoroso di vedersi sottrarre il suo ruolo regale (Cap. XXII). Come si può vedere molti punti concordano con Matteo e Luca.

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Nel “Vangelo dello Pseudo-Tommaso” (posteriore al VI secolo) si riporta invece la storia solo a partire dalla fuga in Egitto.

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Il “Vangelo dello Pseudo-Matteo” (VIII-IX secolo) è invece una collezione “arricchita” dei primi due già citati con episodi decisamente interessanti: i pastori (Cap. XIII) come in Luca, il trasferimento nel terzo giorno dalla grotta alla stalla in una mangiatoia con asino e bue (Cap. XIV) e la visita dei Magi due anni dopo in una casa di Betlemme (Cap. XVI).

I pastori si recano in visita al Santo Bambino,

Presepe della Parrocchia di San Bartolomeo in Tuto, 2000

 

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Ancora nel “Vangelo Arabo Siriaco dell’Infanzia” (VI secolo) si riprendono elementi di questi apocrifi e si riordinano in modo personale: si aggiunge l’episodio della circoncisione nell’ottavo giorno per opera dell’ anziana levatrice che aveva assistito Maria durante il parto.

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Il “Vangelo dell’ Infanzia Armeno” è probabilmente redatto a Costantinopoli (oggi Istanbul, Turchia) nella prima metà del V secolo: pone la nascita il 6 gennaio e fa comparire pure Eva (la prima donna) in visita alla grotta! I Magi arrivano il 9 gennaio ed hanno i seguenti nomi: Gaspar, re dell’India, Melchior, re di Persia e Balthasar, re degli Arabi. Hanno con loro persino 12.000 uomini!

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La “Storia di Giuseppe Il Falegname” (posteriore VI secolo) racconta che Maria partorisce presso la tomba di Rachele, moglie di Isacco, sulla strada (ancora oggi!) tra Gerusalemme e Betlemme (Cap. VII). Si cita la strage degli innocenti per giustificare il modo atroce in cui Erode muore (cioè divorato dai vermi come segnala anche Giuseppe Flavio, Cap. XVII, Antichità Giudaiche).

 

LA DATA DI NATALE

Infine un dettaglio sulla data di celebrazione del Natale: stando a tutto quello che si è detto fin’ora che significato ha il 25 dicembre? La data di celebrazione della nascita di Gesù è stata a più riprese cambiata nei primi secoli: 6 gennaio, 25 aprile e persino il 24 giugno! Solamente papa Giulio I, nel 326, stabilì che tutti i cattolici avrebbero ricordato la Nascita la notte del 24 dicembre. Con questa decisione il papa volle sostituire la festa pagana dell’impero romano della “nascita del Sole” (solstizio di inverno) quando grandi fuochi si accendevano di notte con lo scopo di “aiutare” il sole ad elevarsi sull’orizzonte.

 

Grande confusione? Tutti questi calcoli non tolgono niente al fascino di questa straordinaria festa di tutta la cristianità, anzi dovrebbero aiutarci a comprendere meglio l’essersi calato, da parte del Figlio di Dio, nei panni dell’uomo, “un giorno”, anche se non ben precisato, tra uomini come oggi lo siamo noi, concreti, con le loro incertezze e le loro aspettative, in un contesto storico che, anno dopo anno, continua a rinnovarsi attendendo l’arrivo della “Santa Notte del Natale di Gesù”.

 

 

 

Fonti bibliografiche e storiografiche:

Jesus - In quel tempo, nel nostro tempo, AAVV, Edizioni Paoline, 1974

Costruire il presepe – Edizione Associazione Italiana Amici del Presepio, 1972

Storia della Chiesa, Vol.1 – articolo di G. Ravasi, Edizioni San Paolo, 2000

Il Presepio n.193 anno 50 marzo 2003 – “I Vangeli della Natività”, don D.Poli, 2003

Il Presepio n.181 anno 47 marzo 2000 – “Quando è nato Gesù Cristo?”, C.Farnetani, 2000

Fare il presepio – R.Zanoni, Demetra, 1992

Astronomia – Alla scoperta del cielo VOL.1, Edizioni Curcio, 1985

 

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